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L’ambiguità politica del PATT

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Le dimissioni dell’assessore regionale Claudio Cia che ha recentemente aderito assieme all’ex consigliera provinciale della Lega Alessia Ambrosi a Fratelli d’Italia e la fuoriuscita di Ugo Rossi dal PATT che è entrato in Azione di Calenda, stanno scatenando un vero e proprio effetto domino.

E’ notizia di oggi che il Consigliere del PATT Lorenzo Ossanna ha sostituito in Regione proprio l’ex assessore Cia entrando quindi a pieno titolo nella Giunta regionale.

Un’operazione che peraltro è stata agevolata sul piano della strategia politica dal recente abbandono di Ugo Rossi e che è stata spiegata dalla necessità di rinsaldare l’asse autonomista SVP-PATT.

Questa scelta del PATT va ad aprire scenari politici che a livello regionale non innovano certo granché, ma che forse potrebbero prefigurare una futura alleanza tra il centrodestra e il PATT per le provinciali del 2023.

Senza l’ex Presidente Ugo Rossi, artefice dell’accordo della coalizione di centrosinistra con l’attuale Sindaco del capoluogo Ianeselli, il PATT può avere infatti diverse opzioni da perseguire. Se vogliamo anche questa non è poi una novità dato che ad esempio in Comune a Trento e a Rovereto governa con il centrosinistra, a Riva con il centrodestra, in Provincia è all’opposizione con il centrosinistra e in Regione governa con il centrodestra.

Se la guardiamo dall’esterno potrebbe apparire una linea politica piuttosto ambigua che qualcuno si affretterà a giustificare affermando che il PATT è legato storicamente alla territorialità e non a schemi politici precostituiti.

Nel prossimo futuro e in particolare per le provinciali 2023, il PATT dovrà però decidere dove vuole stare perché con il bipolarismo e l’elezione diretta del Presidente della Provincia dovrà fare una scelta chiara tra la coalizione di centrodestra o quella di centrosinistra.

In questo momento è peraltro difficile immaginare uno scenario proiettato alle provinciali 2023. Penso che il PATT prima o poi sarà però chiamato a fare chiarezza al proprio interno perché le anime del partito dovranno pur indirizzarsi su una linea politica ben definita.

In questo momento pare invece che certe decisioni siano strumentali ai singoli e indirizzate ad occupare posti di potere. Da un lato questo si può ben giustificare perché tutti i partiti hanno l’ambizione di ritagliarsi un proprio spazio politico, dall’altro rappresenta però un vulnus dell’attuale linea politica.

Se il PATT deciderà di virare definitivamente nel centrodestra in vista delle provinciali del 2023 la considererei una vittoria politica anticipata della Lega e questo spiegherebbe l’immediata reazione dell’ex Presidente Ugo Rossi che ha subito lanciato un appello al Partito democratico per creare le condizioni di costituzione di quel campo largo sul quale il nuovo segretario Enrico Letta si era già espresso nel suo primo discorso ufficiale.

Il problema politico è che in Trentino il centrosinistra orfano del PATT ha pochissime speranze di ribaltare il risultato sfavorevole delle provinciali 2018. Se il Partito democratico non coglierà a breve termine l’invito pressante di Ugo Rossi pensando di essere ancora autosufficiente o come dice qualcuno il partito della ZTL il destino è già segnato.

A cura di Andrea Merler

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