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Val di Non – Sole – Paganella

Nasce l’archivio storico della Cassa Rurale Val di Non

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Il Cda della Fondazione Cassa Rurale Val di Non

Si chiama “Piano di riordino, tutela e valorizzazione del patrimonio documentario del Credito Cooperativo Cassa Rurale Val di Non” il progetto nato nei primi mesi del 2020 dalla proficua intesa tra la Cassa Rurale Val di Non, l’omonima Fondazione e la Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento.

Un progetto ideato e promosso dalla Cassa Rurale Val di Non allo scopo di tutelare, valorizzare e rendere fruibile il corpus documentario prodotto nelle varie sedi dalle origini del credito cooperativo, con le prime Casse Rurali delle valli del Noce fondate a Tuenno nel 1894 da don Giovanni Battista Panizza e a Brez nel 1895 da don Silvio Lorenzoni, al 2000, limite temporale imposto dalla Cassa Rurale Val di Non per la consultabilità dei documenti.

La parte operativa di esecuzione del progetto è stata delegata alla propria Fondazione quale soggetto fondato e istituito allo scopo di “promuovere e sostenere nell’ambito delle comunità locali tutte le iniziative e attività finalizzate al miglioramento delle condizioni sociali, morali, culturali ed economiche delle persone orientando la propria azione” in diversi ambiti fra i quali quello di “acquisire, gestire e curare, anche in collaborazione con enti pubblici o soggetti privati, raccolte d’arte, raccolte librarie, collezioni in genere, beni culturali, storici, etnoantropologici ed archivistici”.

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L’iniziativa è nata per volontà degli amministratori della Cassa Rurale Val di Non, sensibili e consapevoli dell’importanza che il patrimonio archivistico riveste quale testimonianza della storia e della cultura dei territori di riferimento, eccezionale veicolo di conoscenza comune e strumento imprescindibile per la consapevolezza della propria identità e specificità territoriale.

L’obiettivo comune è stato ed è quello di riaffermare la centralità della memoria per una valorizzazione del passato che contribuisca al processo di costruzione e rafforzamento identitario della comunità e del concetto di cooperazione.

GLI ATTORI – Il riconoscimento dell’interesse culturale e apposizione del vincolo di tutela da parte della Soprintendenza per i Beni culturali della Provincia Autonoma di Trento su tutto il patrimonio documentario storico della Cassa Rurale è stato voluto, in primis, dalla Cassa Rurale Val di Non medesima e cioè dall’ente proprietario che – nonostante sia esso di natura privata – ha riconosciuto nella Soprintendenza il fondamentale ruolo di partner dell’iniziativa quale ente deputato alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.

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Al fianco della Cassa Rurale l’omonima Fondazione istituita il 29 maggio 2018 allo scopo di “contribuire al miglioramento sociale ed economico delle persone, delle comunità e dei loro territori attraverso lo sviluppo coordinato della cultura e dell’imprenditorialità cooperativa”.

Una collaborazione, quella tra le tre realtà, che si propone di approfittare delle competenze che la Soprintendenza esercita sui beni culturali anche di proprietà privata, per garantirne l’ottimale conservazione e la più opportuna valorizzazione. Condivisa all’unanimità la volontà di contribuire alla costruzione di una nuova dimensione civile e culturale attraverso la strutturazione di un’entità archivistica fonte inesauribile di studi, ricerche, percorsi interattivi e didattici.

POSSIBILI SCENARI DI SVILUPPO – La gestione dell’archivio nei tradizionali canoni prevede attività di riordinamento, rivisitazione e redazione di strumenti di corredo con l’ausilio delle tecnologie informatiche, la gestione di nuove acquisizioni documentarie, l’apertura alla consultazione, attività editoriale e di ricerca.

L’archivio storico della Cassa Rurale verrà conservato e aperto in una sede dedicata, individuata nella filiale di Denno, dove si potranno consultare i documenti riordinati e inventariati. Uno spazio riservato alla ricerca, consultazione e studio dei documenti raccolti nelle varie sedi della Cassa Rurale in 105 anni di attività. Documenti per la maggior parte inediti.

Ma come fare a rendere l’archivio un luogo – che di per sé rappresenta un bene culturale “atipico” e cioè non direttamente e liberamente fruibile come un’opera d’arte che nasce per essere esposta – vivo, narrante e interattivo?

La “Casa del Socio” è lo strumento che il presidente della Cassa Rurale Val di Non Silvio Mucchi ha individuato come medium per la trasmissione di informazioni, nozioni e storie legate all’affascinante mondo della cooperazione che verranno raccontate a Denno.

Un museo di narrazione, nel senso di un luogo che racconta e si racconta e che trasmette sensazioni, emozioni, valori e concetti. Un luogo che si nutre di territorio ma che aspira, a sua volta, a nutrirlo, ad essere un modello di socialità partecipativa, punto d’incontro e riconoscibilità, luogo di scambio e di apprendimento continuo dove le storie della struttura museale sono state costruite attraverso lo studio e la consultazione della documentazione dell’archivio dalla quale potranno essere estrapolati elementi preziosi per la ricostruzione di vicende di committenza, di attività produttive e di spaccati di vita quotidiana che consentono al visitatore di calarsi nella realtà evocata.

IL RUOLO DELLA SOPRINTENDENZA – Soddisfatto il direttore dell’Ufficio Beni archivistici, librari e Archivio provinciale Armando Tomasi che, assieme al Capo della Soprintendenza per i Beni culturali della Provincia Autonoma di Trento Franco Marzatico, si è detto entusiasta per questo progetto pilota in Trentino.

Un’intesa che concorre a evidenziare le opportunità discendenti dalla dichiarazione di interesse culturale del patrimonio documentario. Un valore aggiunto per la Cassa Rurale Val di Non che ha invece affidato alla Soprintendenza un ruolo cardine nella costruzione di una nuova realtà fonte inesauribile di studi e approfondimenti per gli anni e generazioni a venire. Elisabetta Fontanari è la funzionaria delegata dal Direttore per la gestione delle attività di censimento descrittivo preliminare del patrimonio, propedeutiche al riconoscimento di interesse culturale del patrimonio documentario della Cassa Rurale Val di Non.

LA SODDISFAZIONE DI DINO MAGNANI E SILVIO MUCCHI – Anche Dino Magnani, presidente della Fondazione Cassa Rurale Val di Non, e Silvio Mucchi, presidente della Cassa Rurale, esprimono la loro soddisfazione per essere riusciti a dar vita a un progetto di questa portata.

«Il ruolo della Fondazione Cassa Rurale Val di Non sarà determinante per la gestione dei rapporti con la Soprintendenza in funzione della costruzione dell’Archivio Storico del Credito Cooperativo Noneso e per la realizzazione di uno spazio che restituirà parte delle informazioni raccolte – commenta Magnani –. Uno spazio pensato per raccontare delle storie desunte dallo studio dei documenti inventariati, riordinati e conservati a Denno. Un museo aperto, interattivo e dinamico. Un percorso di riscoperta di alcune pagine di storia della Val di Non ancora inesplorate».

Negli anni la Fondazione percorrerà delle linee di valorizzazione di questo patrimonio attraverso, ad esempio, la messa a disposizione di assegni di ricerca e premi allo studio per il proseguimento delle indagini.

«L’impegno della Fondazione – aggiunge Magnani – sarà quello di veicolare attraverso svariati canali di comunicazione nonché forme artistiche ed espressive disponibili, il patrimonio documentario conservato rivolgendosi ai diversi segmenti di pubblico secondo modalità differenziate creando esperienza e occasioni di conoscenza e apprendimento».

«Conoscere il passato per affrontare meglio il presente e il futuro, su questo concetto si basa l’iniziativa fortemente voluta dal CdA della Cassa Rurale Val di Non – sono le parole del presidente Mucchi –. Creare un archivio storico del credito cooperativo di valle è dare un’opportunità di conoscenza. Tanti documenti, dagli statuti a quelli più operativi, sono fondamentali per inquadrare epoche, culture, abitudini ma soprattutto l’evoluzione dell’economia di Valle. Non potevano rimanere in polverosi scaffali, ma andavano rivalutati affinché sia agevolata la consultazione».

Ciò andrà a beneficio delle nuove generazioni, che conoscendo le esperienze del passato potranno meglio indirizzare le proprie.

«La ciclicità dei fatti, consueta in economia, può essere, se nota, usata per progettare meglio in prospettiva – conclude Mucchi –. Una giusta ambientazione, a Denno in quella che sarà la Casa del Socio, acconsentirà la moderna ed organizzata fruizione, unitamente a tante altre iniziative, nel tempo, pensate per valorizzare la figura, oggi più che mai da salvaguardare, il Socio».

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