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Trento

La nuova zona rossa costerà al commercio 15 miliardi. A Trento sulle serrande dei negozi i primi cartelli di protesta

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Se a un anno di distanza dall’inizio della pandemia non si riesce a far altro che adottare le stesse misure anti contagio, sarebbe meglio pensare ad altre forme di prevenzione.

Per ora però non si riesce a far altro che rinchiudere nuovamente l’Italia col risultato di un danno economico stimato in 15 miliardi a carico di un commercio italiano già in crisi.

La valutazione è di Carlo Sangalli presidente nazionale di Confcommercio che indica in un terzo del totale l’ulteriore danno economico a carico dei ristoranti e degli alberghi.

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Consideriamo che tra gennaio e febbraio (dati sempre di Confcommercio) c’è stato un drammatico calo di 20 mila presenze che si collegano con la crisi ormai consolidata del comparto della cultura, tempo libero, spettacoli e concerti.

La zona rossa iniziata oggi aumenta il rischio di chiusure definitive e della disoccupazione senza contare i forti ritardi dell’accredito degli indennizzi precedenti la serrata. E se il primo lockdowon è stato accettato come inevitabile, per questo il malcontento cresce.

I genitori protestano per la chiusura delle scuole, molte azienda hanno fatto un contestuale ricorso alla cassa integrazione ed anche a Trento la comunicazione della chiusura forzata si è trasformata in protesta.

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Un cartello affisso sulla serranda di un negozio nel quartiere di Cristo Re al posto dell’orario è semplice e chiaro: “Chiudo perché lo stato me lo impone. Forse riapro il 6 aprile”.

Un barbiere invece non partecipa all’apertura domenicale dei suoi colleghi e sulla saracinesca abbassata scrive “andrà tutto bene … un c..o” con tanto di mascherina attaccata.

A quanto pare a Trento non resteranno iniziative isolate, ma già da oggi saranno presenti molti più cartelli di protesta più o meno ironica. Certo si tratta di una forma di contestazione molto blanda, ma è un segnale.

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