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Fiemme, Fassa e Cembra

Il progetto “Comunità intraprendenti” di Euricse, necessità o capacità di cambiamento?

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La crisi pandemica che non accenna a demordere sta facendo emergere alcuni problemi come la mancanza di servizi e lo spopolamento di aree montane interne e marginali, le comunità locali hanno due possibili soluzioni: continuare nel solco della tradizione oppure studiare e adottare modelli innovativi di auto-organizzazione per rispondere ai cambiamenti sociali ed economici in atto.

Questo in sintesi il tema proposto nell’incontro online di giovedì 11 marzo 2021 organizzato dalla Rete Riserve val di Cembra-Avisio, relatore Jacopo Sforzi sociologo e ricercatore di Euricse.

Euricse (acronimo di European Research Institute on Cooperative and Social Enterprises) è una fondazione di ricerca nata nel 2008, per diffondere conoscenza e processi di innovazione di cooperative, imprese sociali, organizzazioni non profit e commons (beni comuni).

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In particolare imprese e organizzazioni private che adottano una gestione partecipata, allo scopo di favorire il benessere socio-economico, con obiettivi diversi dal profitto.

La presentazione del relatore si articola in due parti, alcune nozioni teoriche e numerosi esempi concreti a livello nazionale di comunità che hanno già intrapreso progetti nuovi, in un’ottica di sviluppo sostenibile legato anche al turismo.

Nel corso della storia si è assistito a fenomeni come lo spopolamento di territori montani in seguito alla fuga verso le città delle persone, attratte da nuove forme di lavoro, creando così anche le periferie urbane.

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La nascita delle cooperative di comunità è una risposta sempre più diffusa a livello nazionale, ma anche in Trentino vi è qualche esempio.

Lo studio di Euricse vuole cercare di capire questi modelli organizzativi, che sono forme imprenditoriali nate dal basso, creando un database per poter quantificare il fenomeno. Per un approfondimento e aggiornamento è stata creata la pagina Facebook “Comunità intraprendenti”.

Gli ambiti sono diversi: la creazione di una nuova filiera di consenso caratterizzata da imprenditorialità (diversa dai gruppi di acquisto solidali-GAS oppure orti comunitari), con l’obiettivo di sostenibilità nel lungo periodo.

Altro aspetto è l’economia circolare nel settore agricolo ed energetico; in Trentino sono nate cooperative elettriche dedicate alle energie rinnovabili.

In Italia le normative pongono un freno alla gestione autonoma dei servizi socio-assistenziali (la pandemia comporta la centralizzazione della Sanità), dei trasporti, telecomunicazioni, servizi internet, rifiuti. Mentre in altri Paesi alcuni servizi sono gestiti direttamente dalle comunità.

L’approccio logico è basato sul singolo individuo (es. socio-assistenziale), ma l’organizzazione di beni/servizi dovrebbe essere rivolta a tutta la Comunità nel suo complesso, cercando di mediare interessi particolari con gli obiettivi collettivi.

Nel settore agricoltura è più difficile realizzare questo modello operativo, perché si scontra con la cultura locale, valori, credenze, non è detto che si voglia cambiare l’organizzazione.
In Trentino si stanno studiando normative che regolano la materia (cosa si può fare e cosa non si può fare).

I tre ingredienti per fondare una Comunità intraprendente sono:
1. un gruppo di cittadini che decidono di investire su un’organizzazione imprenditoriale
2.  agire nell’interesse della comunità e non dei singoli soci
3. partecipazione diretta della comunità, inclusiva e coinvolgente.
Intendendo per Comunità tutti coloro che vivono e lavorano all’interno di un territorio, può essere un quartiere o una valle, andando oltre il confine amministrativo.

Il relatore Jacopo Sforzi presenta alcune esperienze di Comunità intraprendenti, dove il gruppo fondatore spesso è sollecitato dall’ente pubblico tramite bandi o concessione di beni comuni, in altri contesti la volontà locale deriva da leader carismatici.

Primo esempio è la Cadore Cooperativa sociale che opera in tutta la valle del Cadore in Veneto, il confine amministrativo è un aspetto puramente formale.

Risponde a determinate problematiche sorte nel 2008, in piena crisi economica che ha investito le aziende del settore occhialeria. Le ditte hanno esternalizzato l’attività, con conseguente crollo dell’occupazione.

E’ sorta quindi un’auto-organizzazione come la cooperativa sociale che lavora con l’ente pubblico per l’inserimento lavorativo e la valorizzazione delle risorse a disposizione nel territorio montano (ambiente, turismo, pulizie e sanificazioni, attività invernali).

Per la produzione del carciofo del Cadore vengono coinvolti soggetti interni ed esterni alla cooperativa, oltre agli abitanti anche le istituzioni pubbliche sono soci della cooperativa, che ha sviluppato un progetto di accoglienza migranti con percorsi di formazione/lavoro, studio di italiano, gestione terreni e nuovi orti. Per il prodotto conservato si esternalizza a due imprese private.

Altra esperienza nel settore dell’accoglienza turistica imprenditoriale è in Molise a Castel del Giudice un paese montano a rischio spopolamento, dove mancano servizi e i terreni sono abbandonati.

Il sindaco in carica dal 1999 ha trasformato i limiti in opportunità, coinvolgendo i cittadini in un’assemblea pubblica. Sono state sviluppate tre attività: rilevare la scuola pubblica abbandonata, trasformarla in RSA e poi cederla in comodato gratuito, 30 cittadini sono diventati soci/azionisti finanziatori insieme ad un’impresa privata, il cui titolare ha deciso di investire in loco, rientrando dalla Lombardia.

Nella RSA lavorano giovani rientrati nel loro paese, nei terreni abbandonati vengono coltivate mele biologiche, poi esportate. Riguardo al settore immobiliare si investe per recuperare l’albergo diffuso (BorgoTufi).

In Toscana a Monticchiello (Siena) un paese di 200 abitanti, la comunità gestisce tutte le attività. Fulcro della rigenerazione del paese è il Teatro Povero, segno di vitalità e della capacità dei cittadini di “mettersi in piazza”, affrontando con spettacoli teatrali temi di grande attualità. Nel paese sono presenti due ristoranti e il museo.

Il palcoscenico è la piazza, ma con il lockdown sono state create nel paese isole distanti itineranti. Il progetto turistico ha funzionato ed è diventato attrattivo soprattutto in estate (bici elettriche in val d’Orcia con tessera per accedere ai ristoranti e museo con sconti del 10%).
La Cooperativa Granaio offre servizi socio-sanitari e la Regione Toscana invia i medici che si appoggiano a questa struttura che gestisce lo sportello.

Altra esperienza a Perugia dove è stato avviato da parte di una cooperativa un percorso di rigenerazione urbana attuato dai giovani. Il quartiere nel centro storico era ormai degradato in seguito al trasferimento dell’Università di Medicina vicino all’Ospedale.

Gli abitanti investono nel progetto (azionariato popolare) che prevede l’apertura di alcuni ristoranti e un cinema, l’assemblea dei soci e degli spettatori interessati partecipa con le idee e sostiene i modelli di auto-organizzazione locale.

A Bologna nasce Arvaia, cooperativa di cittadini coltivatori biologici che si basa su alcuni principi; soci lavoratori e consumatori si mettono insieme e finanziano l’attività con le quote, che garantiscono a tutti i soci l’approvvigionamento di prodotti di qualità e ai produttori il giusto guadagno.

A Ravenna è operativo il progetto Stadera, il primo supermercato autogestito della Romagna dove acquistare prodotti di qualità e biologici, a prezzi trasparenti e accessibili.

In Italia vi sono 4 realtà partecipative: oltre a quella di Ravenna, tre in Emilia e una in Sardegna. Dovrebbe nascere un punto vendita anche in Trentino, dove produttori, consumatori e soci del negozio partecipano alla gestione con una quota sociale di 25€ ciascuno, inoltre il socio offre tre ore di volontariato al mese per dare una mano all’emporio, un modo di prendersi cura dell’attività.

Questi progetti di auto-organizzazione non sostituiscono le famiglie cooperative tradizionali, in quanto rispondono ad esigenze particolari dei territori locali.

Le comunità intraprendenti che si stanno diffondendo in ambito nazionale e in Trentino (Emporio di Comunità, Alto Garda, val di Ledro, val dei Mocheni) hanno in comune: nuove modalità di produzione e opportunità di lavoro, soddisfazione di interessi specifici evitando la frammentazione, cultura partecipativa e coinvolgimento degli abitanti che diventano attori, non semplici fruitori.

L’incontro online si conclude con le domande al relatore dei partecipanti, interviene anche Pio Rizzolli, presidente dello sviluppo turistico di Grumes, la più piccola Città Slow al mondo particolarmente attenta alla sostenibilità ambientale.

In questo periodo di pandemia cosa fare per reagire alla frammentazione della comunità?Occorre capire dove vogliamo andare, partire dalle risorse locali, dalla comunicazione e informazione e portare avanti iniziative per valorizzare i giovani che dovranno subentrare nella comunità. I tempi sono maturi perché l’esperienza ventennale di Grumes venga condivisa all’intero comune di  Altavalle.

Prendiamo l’esempio di Dossena in val Brembana-Lombardia, dove un gruppo di giovani partendo dai bisogni del territorio ha organizzato i pasti della mensa per le persone anziane, rilevato un ristorante, un bar e gestito i turni nelle visite alle miniere (vedi sito visitdossena.it e iraisdossena.it)”.

Elisa Travaglia pone al relatore un’interessante domanda: qual è la molla che dall’idea induce la comunità all’azione?
Una serie di ricerche ha rivelato che dove l’intervento pubblico è minore, lì è maggiore l’imprenditorialità. In Trentino il cittadino è abituato a chiedere e ricevere, occorre domandarsi quanto le persone sono soddisfatte e quanto vorrebbero essere autonome nella gestione, invece che chiedere.

Nella gestione imprenditoriale bisogna mettersi in relazione con altri soggetti e modificare certi atteggiamenti. E’ difficile la cooperazione in Trentino, rispetto ad altre realtà, perché è talmente istituzionalizzata che vengono meno i valori che l’hanno fatta nascere.

La pandemia è la molla che ci spingerà verso nuove forme di auto-organizzazione come i servizi di vicinato e di prossimità. Non è facile raggiungere certi obiettivi per migliorare la qualità della vita, bisogna tener conto del calo demografico e delle nuove necessità, dei cambiamenti sociali ed economici in atto. Se i giovani vanno altrove, altri potrebbero arrivare, magari famiglie con bambini; ciò comporta l’esigenza di servizi socio/assistenziali e asili”.

Le esperienze nascono da persone che vogliono essere attive, ripensando a nuove modalità nel fare le cose all’interno di una comunità.

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