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Trento

Torre 4 Madonna Bianca: 14 donne residenti di nazionalità diversa per dire basta alla violenza

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Fra le molte iniziative organizzate nella provincia autonoma di Trento per la giornata internazionale della donna abbiamo scelto quella realizzata dalle donne residenti presso la Torre 4 di Madonna Bianca che hanno esposto alcuni «lavori» nell’atrio della palazzina. 

Nella torre il 60% dei residenti è di sesso femminile, tra di loro il 30% è di origine straniera. Su 50 famiglie presenti il 68% è di nazionalità italiana mentre il rimanente 32% è straniera.

Dentro la torre 4  sono presenti residenti di ben 14 nazionalità diverse: Italia, Albania, Argentina, Bangladesh, Cile, Equador, Kosovo, Marocco, Moldavia, Pakistan, Repubblica domenicana, Serbia, Slovacchia e Tunisia.

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Un esempio unico di globalizzazione per il nostro capoluogo. 

«Fondamentalmente – spiegano le organizzatrici dell’iniziativa – abbiamo cercato di sensibilizzare i vicini e le vicine sull’argomento per dare la giusta importanza alla giornata dell’8 marzo. Le giovani generazioni spesso non hanno la percezione di quanto sia stato doloroso e impegnativo per le donne che ci hanno preceduto lottare per i diritti che abbiamo ottenuto oggi.»

«Oggi – continuano – rispetto alle donne che hanno lottato anche a rischio della propria vita per raggiungere i diritti noi siamo fortunate, anche se quanto succede ogni giorno in Italia e nel mondo ci fa pensare che tutti i giorni dobbiamo lottare per essere rispettate e riconosciute.»

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La Giornata internazionale dei diritti della donna ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in molte parti del mondo.

Viene associata alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne istituita il 17 dicembre 1999 e che cade ogni anno il 25 novembre.

Questa celebrazione si tiene negli Stati Uniti d’America a partire dal 1909. In alcuni paesi europei dal 1911 e in Italia dal 1922. Specialmente in passato e ancora oggi dall’Unione donne italiane e nell’accezione comune viene chiamata Festa della donna anche se sarebbe più corretto Giornata internazionale della donna, poiché la motivazione non è la festa ma la riflessione.

Fonti ONU invitano a operare affinché nel mondo si possa raggiungere una effettiva parità di genere entro il 2030.

Passando ai dati drammatici del fenomeno dei femminicidi: il 2020 è stato un annus horriblis, il peggiore in termini di percentuali dal 2000. E’ vero che nel complesso il numero delle donne vittime di omicidio nei primi dieci mesi del 2020 è più basso rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma a far calare questo numero sono le vittime femminili della criminalità comune (nel periodo gennaio-ottobre 2020 sono state 3, contro le 14 dello scorso anno).

Gli altri dati, cioè il numero di donne uccise in un contesto familiare e le donne uccise dal partner, è sostanzialmente rimasto invariato negli anni, ma anche questa stabilità non può essere considerata positiva.

Sappiamo infatti che mediamente negli ultimi anni il trend degli omicidi totali è sempre stato in calo, ed in particolare nell’ultimo anno si è passati dai 334 del 2018-2019 ai 278 del 2019-2020. I femminicidi però non calano, rimangono costanti crescendo quindi in percentuale rispetto al totale.

Il 2020 è stato l’anno in cui l’incidenza della componente femminile nel totale degli omicidi è stata del 40,6%, cioè la più alta di sempre.

In Trentino ogni anno ci sono circa 500 denunce e 300 procedimenti di ammonimento. In tutto quindi circa 800 reati riconducibili alla violenza sulle donne.

In media, nel 2019 in Trentino si sono avuti 3,7 denunce e procedimenti di ammonimento ogni 1.000 donne tra i 16 e i 64 anni residenti in Trentino.

Considerandone la frequenza, sono stati 51,3 al mese pari a 1,7 ogni giorno, in linea con quanto registrato nel 2018 (51 denunce e procedimenti di ammonimento al mese).

I dati confermano che la violenza di genere, nella grande maggioranza dei casi, riguarda la rete di relazione più vicina alle vittime – se non la più intima – che coinvolge la sfera affettiva e delle conoscenze.

Nell’85,7%, infatti, il presunto autore è un uomo che proviene dal contesto familiare, relazionale o lavorativo delle donne.

I dati raccontano solo una piccola parte del fenomeno della violenza contro le donne e cioè quella parte che riesce ad emergere e arrivare alle istituzioni o ai servizi attraverso una denuncia, una richiesta di accoglienza, di sostegno, di orientamento o di intervento sanitario. Ed è proprio grazie ai soggetti del territorio che raccolgono queste istanze che oggi sono disponibili preziose e fondate informazioni che vengono presentate in quattro distinte sezioni.

Il VII Rapporto Eures sul femminicidio in Italia evidenzia infine un dato che, se letto nero su bianco, fa capire ancora di più quanto questa sia una tematica da analizzare a fondo per evitare che l’incidenza dei femminicidi sul totale continui inesorabilmente a crescere. Nel XXI secolo le donne uccise in Italia sono state 3.344.

 

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