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Fiemme, Fassa e Cembra

Mazzin – Fontanazzo controcorrente: il Sindaco dice no alla panchina rossa

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All’8 marzo 2021, come ogni anno, non tutte saranno presenti. Lo slogan “non una di meno” appare sempre più una chimera. Nelle nostre valli trentine un’altra vittima per mano maschile: Deborah Saltori.

Non basta un giorno all’anno per aprire una riflessione sulla violenza contro le donne, ma ci vuole un costante, quotidiano, pervasivo impegno che aiuti a rammentare, a tutti noi, uomini e donne, che il problema è reale. Per ottenere ciò, anche i simboli servono. Anche una panchina rossa serve, almeno secondo il gruppo consigliare Vardon Inant.

Secondo il gruppo consigliare «ogni volta che ci si passa davanti, ogni volta che ci si siede sopra, anche solo per qualche minuto, può sorgere spontaneo un pensiero, un interrogativo, un sussulto di coscienza sulla violenza alle donne. Quindi, sembrerebbe assodato che, chiunque, nella società civile, sia concorde che il problema degli omicidi femminili c’è, è insito nella società, va conosciuto, trattato, contrastato e che ricordarlo, anche con simboli percepiti internazionalmente, come le “panchine rosse” può avere una notevole valenza culturale ed educativa. Ma non è così per tutti. La giunta comunale di Mazzin non la pensa così.»

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Ora è necessario raccontare l’antefatto: A Fontanazzo, in Val di Fassa, lo scorso novembre, in occasione della giornata mondiale volta a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della violenza contro le donne, un indegno atto anonimo ha rimosso l’allestimento con fiocchi e scarpe rosse dalla panchina approntata, fra gli altri da Vardon Inant, gruppo di minoranza della municipalità.

Anche la comunità fassana, come molte altre, alla luce anche delle denunce registrate in valle, ha bisogno di non rimanere insensibile alla tematica ed è necessario proporre e realizzare, al pari di altre municipalità, un memento, permanente e duraturo, della problematica della violenza sulle donne che è quotidiana e non a spot.

La capogruppo di Vardon Inant, Emanuela Spinel, ha presentato pertanto al Consiglio Comunale di Mazzin-Campestrin-Fontanazzo, nella seduta del 30 dicembre scorso, una proposta per la modificazione ed integrazione dell’arredo urbano (mozione 3358 del 01.12.200), dove si chiedeva che il Sindaco ed il Consiglio Comunale tutto si rendesse promotore di una modifica del regolamento per l’arredo urbano al fine di permettere la collocazione di una “panchina rossa” a Fontanazzo, sede dell’Amministrazione comunale.

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Sulla panchina una targa avrebbe ricordato il perché sia importante ribadire la contrarietà e l’impegno della Comunità nel contrastare la violenza sulle donne per tutto l’arco dell’anno.

«Ci si aspettava che il Signor Sindaco si allineasse alle tantissime altre municipalità che già da tempo hanno deciso di aderire a questo progetto su tutto il territorio nazionale ed extranazionale. Ci si aspettava di condividere con il Signor Sindaco, il Consiglio Comunale ed i paesani tutta la giornata dell’inaugurazione di questa “panchina rossa” nel comune di Mazzin in una cerimonia ufficiale.» – Spiega ancora Emanuela Spinel

Come sottolineato nel dibattito comunale da Manuela Spinel, anche alla luce del recente stupro ed assassinio, proprio nelle valle trentine, di Agitu Ideo Gudeta, a cui è stata dedicata una panchina rossa al mercato di Trento al posto del suo banchetto. La mozione è stata però bocciata integralmente sia dal Sindaco sia dal suo gruppo maggioranza (che non è costituito da soli uomini…), adducendo che si trattava di una strumentalizzazione politica!

Il Sindaco ha replicato che, al più, si poteva realizzare una giornata commemorativa sulla violenza alle donne, la prossima estate, invitando i ristoratori ad appendere un fiocco rosso, a beneficio dei turisti, e realizzando una kermesse politica invitando qualche personaggio famoso.

«Il Signor Sindaco dimentica però alcune cose – aggiunge Emanuela Spinel – lo sfregio alla panchina di Fontanazzo il 25 novembre 2020 è stato realizzato, con tutta probabilità, da paesani (come lo stesso Sindaco ha ammesso sull’Adige del 27 novembre 2020), quindi c’è un gran lavoro culturale da fare in valle, e che ogni atto, dal più banale (come la detassazione degli assorbenti per le donne, in Italia ancora al 20% a differenza di molti altri Paesi dell’UE) al più impegnativo (come una legge che tuteli la vita delle donne) passa per la “politica”!»

Secondo “Vardon Inant” quindi, tutto è politica e così agendo il Comune di Mazzin smentisce centinaia di municipalità che, Sindaco in testa con fascia tricolore, hanno inaugurato “panchine rossepermanenti in tutta Italia. Per non parlare che, di fatto, si pone contro una decisione della Provincia di Trento, come si legge dal comunicato PAT del 13 novembre 2020: “Contro la violenza sulle donne: anche il Trentino aderisce al progetto nazionale “Panchina rossa“.

Anche la Provincia autonoma di Trento aderisce al progetto nazionale “Panchina Rossa” promosso dal movimento dagli Stati generali delle donne. L’iniziativa, nata nel 2014 dall’artista Karim Cherif in collaborazione con l’Associazione Acmos e il comune di Torino, punta a coinvolgere gli enti per installare sul proprio territorio o nella propria sede una panchina rossa, quale simbolo nazionale ed internazionale per sensibilizzare sul fenomeno della violenza maschile contro le donne. Oggi la Giunta provinciale, su proposta dell’assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana, ha deciso di aderire al progetto nazionale coinvolgendo anche, come parte attiva, i Comuni. Lungo le piste ciclabili e ciclo-pedonali del Trentino gestite dalla Provincia saranno quindi tinteggiate di colore rosso alcune panchine o installate di nuove. Inoltre, attraverso il Consiglio delle Autonomie Locali, sarà promossa l’iniziativa affinché ne vengano tinteggiate o installate di nuove anche nei parchi comunali.”

Come sempre, il gruppo consigliare Vardon Inant è propositivo verso l’amministrazione comunale di Mazzin e per questo, per voce della Consigliera Nadia Giacomuzzi, ha ribadito che l’iniziativa della “panchina rossa” e della giornata rievocativa durante l’estate non erano affatto in contrasto, anzi che le si poteva fare tutte e due! Secca la risposta del Signor Sindaco: nessunapanchina rossaa Mazzin!

Una ulteriore interrogazione comunale del Consigliere Luciano Costazzer è stata presentata l’11 gennaio 2021, che ricordando il gesto vandalico della panchina ha scritto “È stato fatto un gesto forte, è necessario fare un gesto concreto, abbiamo il dovere di sensibilizzare i residenti e non i turisti, tale gesto non è stato sicuramente un turista a compierlo”. Ma anche questo sollecito a ripensare alla proposta fatta dal Gruppo di Vardon Inant non è neanche stato preso in considerazione nella recente risposta del sindaco datata 4 marzo.

A fine gennaio, poi la capogruppo di Vardon Inant ha ricevuto una lettera anomina, regolarmente denunciata alle Autorità di Pubblica Sicurezza, in cui qualcuno vilmente e non a viso aperto le consigliava di mettere ben 3 panchine rosse sul suo suolo privato se tanto ci tiene ad avere una panchina rossa nella piazza di Fontanazzo.

«Le donne di Mazzin-Campestrin- Fontanazzo sanno sicuramente cogliere cosa sottintende, “politicamente” un simile atteggiamento ostruzionistico e preconcetto verso le donne da parte del Signor Sindaco, che è ben distante dalle 40 panchine dipinte nella sola Foggia – conclude il gruppo Vardon Inant che non si ferma. Infatti a tal proposito ha deciso di interpellare direttamente la Provincia Autonoma di Trento e continuare ad insistere per una “panchina rossa”, come simbolo della lotta contro la violenza sulle donne.

 

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