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Giudicarie e Rendena

Elicottero precipitato in Val Nambino: assolto il pilota Andrea Giacomoni

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Il comandante Andrea Giacomoni, pilota dell’Agusta AW319, era precipitato il 5 marzo 2017 in Val Nambino. Durante le operazioni di salvataggio di un alpinista travolto da una valanga, l’elicottero aveva toccato uno spuntone di roccia nel momento in cui stava calando un tecnico del soccorso alpino e un conduttore dell’unità cinofila.

In un primo momento il pilota aveva deciso di depositare il personale a terra mantenendo il velivolo in sospeso, ma ciò non era stato possibile e per questo Giacomoni risalì di alcuni metri, scegliendo di calare i soccorritori con il verricello. Fu proprio in questo momento che l’elicottero sbatté con il muso sulla roccia.

L’elicottero si ribaltò su un fianco e cadde sulla neve, fermandosi dopo alcune decine di metri. Tre soccorritori rimasero feriti.

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In quota la visibilità era scarsa e c’era forte vento. Secondo il preliminary report dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo, l’elicottero intervenuto sarebbe andato in ‘white-out’, sollevando in fase di avvicinamento al suolo una nube bianca di neve che avrebbe fatto perdere contatto visivo al pilota, che si sarebbe poi avvicinato al suolo per permettere la discesa con verricello del personale, operazione che lo ha fatto oscillare e successivamente impattare al suolo

Giacomoni era stato accusato di non aver tenuto un’adeguata altezza dal terreno innevato, sollevando una tale quantità di neve che gli avrebbe impedito di non avere dei riferimenti esterni per mantenere il controllo dell’aeromobile.

L’accusa era stata contestata dai suoi legali Andrea de Bertolini e Francesca Pesce. Il consulente della difesa Giovanni Bruno Mingardi, comandante dell’aeronautica, pilota militare e ispettore dell’Enac, aveva escluso che la caduta dell’aeromobile fosse stato a causa delle manovre sbagliate del pilota.

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Secondo Mingardi per via di alcune condizioni particolari (temperatura, clima, umidità) l’aria che esce dai motori dell’elicottero si solidifica, diventa fredda e ghiaccia provocando delle scie di condensazione e il brinamento della cabina di pilotaggio.

E’ un fenomeno raro e non prevedibile. Nel giro di dieci secondi il pilota ha una totale perdita di visibilità. Questa ipotesi era stata confermata dai dati scientifici raccolti e dalle testimonianze degli altri soccorritori.

Alla fine Giacomoni è stato assolto “perché il fatto non sussiste”. La stessa pm Antonella Nazzaro al termine del processo aveva chiesto l’assoluzione del pilota in relazione però a delle “prove contraddittorie”. Si attende ora il deposito delle motivazioni del tribunale (composto dai giudici Giuseppe Serao, Elena Farhat e Marco Tamburrino).

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