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Trento

In Trentino infiltrazioni mafiose e sodalizi stranieri criminali in aumento

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Come si temeva l’emergenza sanitaria ha aggravato, a causa della temporanea crisi di liquidità delle imprese, il rischio di infiltrazioni mafiose nel tessuto economico del territorio trentino e altoatesino attraverso l’usura e le estorsioni.

Ad evidenziarlo è la relazione della Direzione investigativa antimafia (Dia), relativa al semestre gennaio-giugno 2020, nel capitolo relativo al Trentino Alto Adige

Nella nostra regione, i soggetti riconducibili alla criminalità mafiosa mantengono un basso profilo al fine di sviluppare le proprie attività, principalmente incentrate sul reimpiego di capitali in attività lecite. I settori esposti a maggior rischio di infiltrazione sono ancora quelli della estrazione del porfido e delle costruzioni.

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Analogamente a quanto accaduto in altre aree del nord Italia, l’operatività di affiliati alla ‘ndrangheta è emersa in Trentino e in Alto Adige già a partire dagli anni ‘70.  L’infiltrazione mafiosa nel tessuto economico del territorio da parte di questi sodalizi si è manifestata soprattutto nella ristorazione, nell’industria alberghiera e nelle produzioni eno-gastronomiche, settori che, rappresentando le principali eccellenze regionali, risultano attualmente tra i più penalizzati a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia da COVID-19.

La temporanea crisi di liquidità ha aumentato il rischio di infiltrazioni attraverso manifestazioni criminali quali l’usura e le estorsioni volte, in un primo tempo, ad inserirsi nelle compagini societarie e, successivamente, alla sottrazione delle attività con intestazione fittizia delle stesse.

In merito, la relazione della Dia, sottolinea come anche le analisi condotte dalla Banca d’Italia, abbiamo confermato che 109 abbiano evidenziato come il blocco delle attività abbia avuto rilevanti ripercussioni sulle imprese determinando, per il semestre in esame, un forte calo della domanda interna.

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“La crisi pandemica ha colpito le economie del Trentino e dell’Alto Adige in una fase di rallentamento. Nel 2019 il PIL era aumentato dello 0,1 e dello 0,4 per cento, rispettivamente in Trentino e in Alto Adige (fonte Prometeia), risentendo in provincia di Trento della forte frenata del comparto manifatturiero e in provincia di Bolzano del rallentamento delle presenze turistiche e dei servizi collegati […]. Il blocco delle attività ha avuto rilevanti ripercussioni sugli andamenti economici delle imprese. La domanda interna è prevista in forte calo, almeno per il primo semestre dell’anno […]. Il settore più colpito nella fase attuale è quello del turismo che negli ultimi anni aveva sostenuto in misura significativa la dinamica dei servizi.

La chiusura degli impianti di risalita a inizio marzo e le misure di limitazione degli spostamenti hanno comportato un calo complessivo delle presenze nel primo quadrimestre di oltre il 25 per cento […]. I provvedimenti di blocco delle attività hanno tuttavia aumentato il fabbisogno di liquidità delle imprese; al netto delle misure introdotte dal Governo che consentiranno di accedere a nuovi prestiti garantiti dallo Stato ma considerando le misure straordinarie relative a moratorie e Cassa integrazione guadagni, le aziende a rischio di illiquidità nei settori sottoposti a chiusura sono circa un quarto in Trentino e un terzo in Alto Adige, prevalentemente concentrate nei servizi commerciali”.

La recentissima operazione “Perfido” 111 , conclusa dai Carabinieri il 15 ottobre 2020, ha confermato come la presenza di gruppi criminali mafiosi calabresi nella regione non sia più occasionale o temporanea ma abbia assunto le caratteristiche di un vero e proprio radicamento, evidenziandone l’operatività in vari ambiti criminali.

L’indagine, coordinata dalla Procura Distrettuale di Trento, ha colpito con provvedimenti di custodia cautelare  19 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso, detenzione illegale di armi e munizioni, nonché riduzione in schiavitù.

È stata inoltre evidenziata, per la prima volta, la costituzione, nella regione, di un vero e proprio locale di ‘ndrangheta, espressione della cosca Serraino originaria di Reggio Calabria, insediato a Lona Laes nella provincia di Trento.

L’indagine ha disvelato, infatti, il pieno dispiegamento del modus operandi delle consorterie criminali calabresi, che vanno dalla creazione di una fitta rete di contatti con diversi ambiti della società civile quali l’imprenditoria, le istituzioni e la politica (in alcuni casi anche con il sostegno a candidati nelle competizioni elettorali per il rinnovo degli Enti locali), al ricorso alla forza se ritenuto necessario per qualificare sempre più il vincolo associativo, ai fini dell’intimidazione e dell’assoggettamento delle vittime.

Le investigazioni si sono focalizzate, inoltre, sulla ricostruzione degli interessi economici del sodalizio, evidenziando come tale espressione della ‘ndrangheta fosse riuscita ad infiltrarsi nell’economia legale, assumendo in un primo tempo il controllo di alcune aziende operanti nell’ambito dell’estrazione del porfido, per poi estendere i propri interessi anche in altri settori – collegati e di tipico interesse per la criminalità mafiosa – quali il noleggio di macchine e attrezzature edili e per il trasporto merci.

La posizione geografica della regione, che la rende uno snodo nevralgico per gli spostamenti da e per l’Europa, favorisce lo stanziamento di formazioni delinquenziali a prevalente matrice etnica che risultano attive, oltre che nella commissione dei più comuni reati predatori, soprattutto nel traffico e nello spaccio di droga, nel contrabbando di sigarette e nell’immigrazione clandestina, spesso finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero 112 .

Nel maggio 2019, in provincia di Trento, con l’operazione “Oro verde” la Guardia di finanza ha messo in luce, in collaborazione con gli uffici ispettivi INPS di Brescia, un’organizzazione dedita all’intermediazione illecita di manodopera aggravata dallo sfruttamento del lavoro, nonché dall’evasione contributiva e previdenziale.

Il vertice del sodalizio era costituito da un consulente del lavoro di Brescia, indagato insieme ad un imprenditore agricolo trentino e ad un soggetto di nazionalità indiana. L’indagine era nata dal controllo, svolto dalla Polizia locale di Riva del Garda (TN) nel 2017, su due furgoni che trasportavano venticinque lavoratori extracomunitari (in prevalenza africani, bengalesi e pakistani) reclutati nei centri di accoglienza e sfruttati nei campi per la raccolta delle olive.

La conformazione del territorio agevola, inoltre, la possibilità di interrelazioni tra la criminalità mafiosa (non solo calabrese e campana, ma anche pugliese 113 ) e i sodalizi stranieri, con alleanze funzionali a favorire i traffici illegali di merci e droghe con il nord Europa.

A riguardo l’operazione “Vinculum” 114 , conclusa dalla Guardia di finanza il 18 aprile 2020, ha disarticolato quattro gruppi criminali, di matrice multietnica 115 e tra loro collegati i quali, operando nelle province di Bolzano, Milano, Monza Brianza, Napoli, Salerno, Brindisi e Bari, importavano dalla Romania in Italia, sin dal 2016, ingenti quantitativi di tabacchi lavorati esteri (t.l.e.) destinati al mercato nero campano e pugliese.

I sodalizi etnici, dei quali è stato rilevato il coinvolgimento nel narcotraffico (di eroina e cocaina), sono principalmente quelli albanesi e nigeriani. Questi ultimi risultano particolarmente attivi anche allo spaccio al dettaglio, operando sia come singoli sia unitamente a sodalizi criminali rumeni e maghrebini.

Una particolare attenzione va poi rivolta al possibile avvento di droghe sintetiche, il cui smercio si sta diffondendo anche attraverso il “deep web” 117 , strumento più agile da utilizzare nell’attuale situazione pandemica e, con il quale, è possibile il pagamento mediante le cripto valute e la consegna in forma anonima.

Sempre nei confronti di sodalizi composti da stranieri, si richiama l’operazione “Trojan” 118 , conclusa il 26 maggio 2020 dalla Polizia di Stato, che ha disarticolato un gruppo criminale, composto da rumeni, questa volta specializzato nella commissione di reati predatori e, in particolare, nei furti in danno di esercizi commerciali della provincia di Trento.

L’Autobrennero è risultata la direttrice sulla quale si muovono, tra gli altri, anche i clan pugliesi (in particolare foggiani) che hanno assunto, anche rispetto ad altre organizzazioni mafiose più strutturate, un ruolo di riferimento nelle attività di approvvigionamento e smistamento degli stupefacenti. Per tali consorterie la “piazza” di Trento, come evidenziato nell’operazione “Carthago” (2019) descritta nell’allegato paragrafo dedicato al territorio provinciale trentino, rappresenta un mercato di diretto interesse. Composti prevalentemente da italiani, ma anche da rumeni, greci, macedoni ed albanesi.

Meno forti e strutturati rispetto alle consorterie albanesi e nigeriane (che gestiscono i traffici di eroina e cocaina), i sodalizi maghrebini sono principalmente dediti al traffico di hashish. Singoli soggetti di origine magrebina provvedono, inoltre, allo spaccio al dettaglio di ogni tipo di stupefacente, come manovalanza di altre organizzazioni
più strutturate.

Si cita l’operazione “Postalmarket” conclusa, dai Carabinieri di Trento nel giugno 2019, con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare disposta nei confronti di n. 18 soggetti (tra questi alcuni cittadini di Trento e Bolzano, altri residenti nel bresciano e due albanesi che erano a capo dell’organizzazione criminale) e con il sequestro di droghe sintetiche commercializzate sui siti di vendita on-line presenti nel c.d. deep web.

In precedenza, già nel dicembre 2018, nell’ambito dell’operazione “Darknet”, la Polizia di Stato aveva tratto in arresto n. 5 soggetti a Trento al centro di un traffico di stupefacenti dalla Spagna. L’indagine era stata avviata a seguito di un sequestro del 2017, effettato presso l’aeroporto di Francoforte, di una busta contenente cocaina inviata ad un cittadino italiano.

La droga era stata acquistata su un sito web e pagata con ricariche poste pay, convertite in bitcoin. 118 OCCC n. 1383/19 RGNR – 3332/19 R GIP, emessa dal Tribunale di Trento. Alcuni indagati sono stati destinatari di M.A.E. in quanto residenti in Romania.

 

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