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Trento

Debora Saltori attirata nella trappola mortale: «Ho l’assegno per te ma devi venire a prenderlo»

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«Ho l’assegno in mano per te, ma devi venire a prenderlo tu». Con questo messaggio Lorenzo Cattoni avrebbe attirato in un trappola mortale la povera Debora Saltori assassinata a Cortesano con due fendenti, dritti alla carotide, scagliati con un’accetta. Per la donna, morta sul colpo, non c’è stato nulla da fare.

È morta così Debora Saltori, 42 anni, originaria di Vigo Meano, piccolo sobborgo rurale a pochi chilometri dal nostro capoluogo.

A ucciderla il marito Lorenzo Cattoni, di tre anni più giovane, che si trovava agli arresti domiciliari dal 2 dicembre per maltrattamenti ai danni proprio della moglie e che avrebbe poi cercato di togliersi la vita con un coltello: ora è in rianimazione all’ospedale in condizioni gravi, ma pare che se la caverà.

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Il corpo della donna è stato scoperto alle 15.30 da un contadino che mentre stata attraversando una campagna per raggiungere il proprio appezzamento, ha visto il corpo sanguinante di Lorenzo Cattoni, fuori dal capanno nella sua proprietà.

Poi gli inquirenti arrivati nel capanno dove l’uomo custodiva gli attrezzi hanno scoperto il macabro dramma nella sua interezza. Per terra, privo di vita, c’era anche il corpo di Debora, 42 anni, mamma di quattro figli di 17, 16, 14 anni e il più piccino di 4 anni e mezzo, avuto proprio con Cattoni.

Ora però gli uomini della Squadra mobile, guidati da Tommaso Niglio e la Procura di Trento, con il procuratore capo Sandro Raimondi e il sostituto Carmine Russo, contestano all’uomo, oltre all’omicidio, anche la premeditazione.

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Secondo le prime ricostruzioni, dai messaggi che i due si sarebbero scambiati nelle ore precedenti, sarebbe stato Cattoni ad attirare nella trappola la moglie, con la quale era in corso una causa di separazione. La prima udienza si sarebbe svolta fra pochi giorni. La donna attendeva l’agognata separazione ufficiale per andarsene lontano da Meano e dimenticare questa violenta e drammatica storia. Voleva insomma voltare definitamente pagina.

Cattoni avrebbe scritto di raggiungerla nel suo campo perché le avrebbe voluto dare un assegno per il mantenimento del bimbo. Una volta lì, i due hanno discusso probabilmente per l’ennesima volta; quindi i colpi letali. A quel punto l’uomo si sarebbe procurato delle lesioni profonde con un coltello, perdendo i sensi e accasciandosi al suolo.

Il copione, se l’ipotesi venisse confermata, si rivela sempre lo stesso che le cronache italiane fanno emergere purtroppo ogni giorno. Delle violenze che si ripetono nel tempo, dei tentativi di ricomporre la situazione, ed infine spesso gli epiloghi tragici dove a rimetterci sono quasi sempre loro, le donne.

Cattoni, agli arresti domiciliari per episodi di violenza su Debora, ma anche sulla precedente compagna, poteva muoversi fino a 15 chilometri da casa.

Quell’appezzamento era infatti uno dei pochi luoghi in cui il 39 enne poteva recarsi in quanto luogo di lavoro, perché pendeva sul suo capo un’accusa di maltrattamenti ai danni della moglie per la quale era costretto dallo scorso 2 dicembre ai domiciliari (a casa dei genitori di lui).

Secondo gli inquirenti, Deborah avrebbe subito per anni le violenze di Lorenzo: pugni, percosse, calci. Negli atti si parla di ossa nasali rotte, di decine di giorni di prognosi messi a referto, di distorsioni cervicali.

Durante una lite, riportavano le carte — «nonostante la donna fosse incinta» lui non avrebbe esitato «a gettarla fuori di casa» e a gettarle «gli effetti personali dal balcone». Un giorno sarebbe arrivato addirittura ad «afferrarla per il collo colpendola con delle testate» e un’altra volta le avrebbe inferto un pugno alla schiena e uno violento all’occhio.

Una conoscente aveva tristemente previsto: «Un giorno lui è uscito dal bar urlando che l’ammazzava e così è stato». Ma gli episodi non sarebbero finiti li. Nelle ultime ore infatti emergono dal suo inquietante passato altri episodi di violenze e minacce anche nei confronti di altre persone, in un caso di parla anche di un possibile tentativo di sequestro. 

Lorenzo Cattoni dopo uno dei tanti episodi di violenza era stato «ospite» per 20 giorni del carcere di Spini di Gardolo dove aveva avuto dei colloqui con psicologi e professionisti. Uno di loro spiega che «Anche all’interno del carcere Lorenzo Cattoni era una personalità molto inquietante e corrosa dall’odio e il rancore verso tutti. Il suo carattere era molto arrogante, prepotente e violento»

Ce ne sarebbe stato abbastanza per tenerlo rinchiuso qualche tempo per aiutarlo a riflettere ma invece….

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