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Arte e Cultura

Bartolomeo de Carneri: l’unico trentino ad aver tradotto in tedesco la Divina Commedia. Ne ha parlato in webinar la professoressa Paola Maria Filippi

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Mercoledì sera si è svolto il quinto degli incontri Omaggio a Dante in Trentino, organizzato dall‘Associazione Castelli del Trentino. La serata si è svolta in webinar e ha visto l’intervento della professoressa Paola Maria Filippi.

La nuova modalità a distanza è stata resa possibile grazie al supporto dell’Associazione Rosmini di Trento che ha utilizzato la sala virtuale messa a disposizione dalla Fondazione Cassa Risparmio di Trento e Rovereto.

La professoressa Paola Maria Filippi, ora in pensione, vanta un curriculum di tutto rispetto: laureata in lettere all’Università di Bologna, ha insegnato nella stessa Università di Bologna e all’Università di Innsbruck. Nel 2011 le viene conferita l’Onorificenza d’oro al merito della Repubblica d’Austria.

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L’argomento trattato dalla professoressa è quasi inedito: la traduzione in tedesco della Divina Commedia da parte del trentino Bartolomeo de Carneri.

Bartolomeo de Carneri nacque a Trento il 3 novembre 1821 e morì a Maribor (in Slovenia) il 18 maggio 1909. Quest’anno ricorrono i 200 anni dalla sua nascita. All’età di cinque anni lasciò il territorio trentino e si trasferì a Vienna.

Il padre, Franz Xavier von Carneri, era un proprietario terriero e un alto funzionario di polizia mentre la madre, la contessa Maria Giuliani, sposata dal padre in seconde nozze, era veronese. Bartolomeo aveva una sorella, Teresa Isota, e una sorellastra, Josephine, nata dalla prime nozze del padre. Era molto legato alle sorelle e alla madre, alla quale era solito dedicarle dei versi nelle sue poesie.

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De Carneri frequentò il ginnasio presso i Benedettini. Non riuscì a completare il percorso universitario a causa dei suoi problemi di salute (era gravemente menomato dalla nascita). Si dedicò comunque ad altre attività come quella poetica, quella politica e soprattutto quella di traduttore.

Nel 1848 pubblicò un volume di liriche, nelle quali erano presenti rimandi alla sua famiglia e nel 1862 pubblicò un altro volume. I suoi interessi spaziavano dalla storia e dalla filosofia alla scienza, all’etica e al darwinismo. Nel 1901 l’Università di Vienna gli concesse la laurea honoris causa in filosofia.

Era particolarmente interessato anche alla sfera politica, tanto da essere eletto al Landtag della Stiria e al Reichsrat di Vienna. Era una liberale moderato: pensava che la parte tedesca dell’Austria dovesse fare da collante per tutte le altre culture dell’Impero. Per via delle sue posizioni moderate non ebbe però molto seguito.

Nel 1896 De Carneri pubblicò a Vienna la traduzione dei primi sei canti della Divina Commedia. Innanzitutto la Commedia era già stata tradotta dal volgare al tedesco. La prima traduzione fu ad opera di Lebrecht Bachenschwanz (1777). Nel corso dei secoli la Commedia venne tradotta più e più volte.

Dante è molto conosciuto in area germanofona e infatti ad oggi ci sono 170 diverse versioni e 50 versioni integrali. Nell’800 vennero composte due traduzioni, con le quali De Carneri si confrontò sicuramente: la prima fu quella del re Giovanni di Sassonia, che preferì mantenere una conformità sillabica a discapito delle rime e la seconda fu quella di Karl Witte, fondatore della Società Dantesca in Germania.

Nella sua traduzione De Carneri era fortemente moderno. Il suo pensiero d’altronde era innovativo. Lui era convinto che la letteratura fosse uno strumento molto efficace di conoscenza transnazionale: i popoli si potevano conoscere attraverso la letteratura.

Non è solo questo il motivo per cui decise di tradurre la Commedia. La motivazione più forte è da ricercare nel mondo familiare e nel suo attaccamento alle origini italiane. Rimase molto legato al mondo italofono e nel corso degli anni mantenne rapporti con diversi studiosi italiani.

Nelle sue traduzioni rendeva partecipi i lettori spiegando loro le sue strategie utilizzate nel tradurre. Era un aproccio moderno per l’epoca. Il suo scopo era quello di recuperare nella lingua tedesca il ritmo che Dante dava ai suoi testi, rendendo quindi fluida la lettura.

Spesso capitava che dopo pochi canti i lettori abbandonassero la lettura della traduzioni della Commedia sia perchè stufi e sia perchè le traduzioni risultavano noiose e poco comprensive. De Carneri voleva invece che il lettore leggesse i canti tutti d’un fiato senza mai stufarsi.

De Carneri possedeva una conoscenza straordinaria dell’opera, tant’è che in tarda età, quando la vista lo abbandonò, era in grado di tradurre a memoria i primi sei canti dell’opera.

L’argomento ha suscitato parecchio interesse negli ascoltatori e infatti le persone presenti erano tante. La professoressa Filippi non ha bisogno di elogi né di ulteriori complimenti, vista ovviamente la sua carriera e i premi ricevuti. Ha comunque tenuto la lezione con un’ottima capacità oratoria, spiegando in maniera chiara e coinvolgente un tema di cui in pochissimi sono a conoscenza.

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