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Politica

Renzi va fino in fondo e manda a casa il governo. Oggi Draghi dal Capo dello Stato

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Dopo quasi un anno e mezzo di governo cade anche il Conte bis per volontà di Matteo Renzi.

Dopo una giornata convulsa di trattative l’ex sindaco di Firenze mette una pietra tombale sul governo con un semplice tweet: «Bonafede, Mes, Scuola, Arcuri, vaccini, Alta Velocità, Anpal, reddito di cittadinanza. Su questo abbiamo registrato la rottura, non su altro».

Pochi istanti prima che il presidente della Camera Roberto Fico salisse al Quirinale per comunicare al capo dello Stato, Sergio Mattarella, dell’esito delle giornate di consultazione tra i partiti della maggioranza, il leader di Italia viva ha certificato che le distanze sono — al momento, almeno — incolmabili.

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Renzi questa volta è stato di parola ed è andato fino in fondo certificando che la maggioranza giallo-rossa è finita, da tempo. Anzi: in realtà non è mai esistita. Mai. Stava insieme con un collante in grado di tenere qualche giorno (la paura di un governo di centrodestra), ma era chiaro che non potesse durare. Eppure da oltre un mese la “ex maggioranza” tiene in ostaggio il Paese in un lungo teatro politico dal titolo: Perdita di tempo.

Il leader di Italia viva non nasconde la soddisfazione (“Si vede che Conte non è un politico perché ha giocato male la partita sin dall’inizio” avrebbe confidato ai fedelissimi). E non c’è dubbio che, come scrive Maria Teresa Meli, “con la sua piccola pattuglia di parlamentari e il due per cento nei sondaggi è arrivato lì dove voleva arrivare”.

Che la mossa andata a segno gli garantisca, in futuro, un aumento di quel 2 per cento è, ovviamente, tutto da vedere. Ma, per il momento, Renzi può intestarsi il merito di aver spianato la strada — “spianando” anche gli (ex?) alleati — “alla nascita di un governo all’altezza delle sfide che dovrà affrontare il Paese”.

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Per M5S e Pd, lo smacco è destinato a lasciare il segno. I Cinquestelle hanno già iniziato a perdere altri pezzi (ieri se ne è andato nel gruppo misto Emilio Carelli) e dovranno fare i conti con un Alessandro Di Battista che già strepita contro «l’apostolo delle élite».

Molto meno in dubbio è l’appoggio compatto a un governo Draghi da parte del Pd. Il segretario, Nicola Zingaretti, si è già detto “pronto al confronto per garantire l’affermazione del bene comune del Paese“. Ma, quando aggiunge che “il capo dello Stato con la sua iniziativa ha posto rimedio al disastro provocato dalla irresponsabile scelta della crisi di governo”, lascia intendere che lo schiaffo renziano brucia, eccome.

Lo confermano, se ce ne fosse bisogno, le parole del vicesegretario pd Andrea Orlando: “Se Draghi era l’obiettivo di Renzi perché fare questa sceneggiata?”.

A gestire l’emergenza italiana sarà chiamato probabilmente Mario Draghi che incontrerà stamattina il Capo dello Stato. L’ex presidente della Bce è stato convocato per oggi alle 12 al Quirinale. Mattarella ha richiamato tutte le forze politiche alla responsabilità, chiedendo di sostenere un governo di unità nazionale.

L’alternativa sarebbero solo elezioni anticipate, lasciando tuttavia il Paese per un lungo periodo nell’incertezza, ha detto il capo dello Stato.

Il presidente della Repubblica dopo aver registrato il fallimento del mandato esplorativo del presidente della Camera Roberto Fico ha osservato che a questo punto esistono due vie: quella di un incarico o del voto.

Ma ha anche osservato che la crisi sanitaria ed economicarichiede un governo nella pienezza delle sue funzioni e non un governo con l’attività ridotta al minimo“.. Dallo scoglimento delle Camere del 2013 – ha osservato – sono trascorsi 4 mesi” per un governo, nel 2018 “5 mesi”.

“Si tratterebbe di tenere il nostro Paese con un governo senza pienezza delle funzioni in mesi cruciali. Tutte queste preoccupazioni sono ben presenti ai nostri concittadini, che chiedono risposte urgente”. Per questo Conto di “conferire al più presto incarico per formare governo che faccia fronte con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili“, un incarico “ad alto profilo“, ha osservato il capo dello Stato.

Immediata la presa di posizione di M5s, che attraverso il capo politico Vito Crimi annuncia che “già durante le consultazioni, aveva rappresentato che l’unico governo possibile sarebbe stato un governo politico. Pertanto non voterà per la nascita di un governo tecnico presieduto da Mario Draghi. Una tale tipologia di esecutivi è già stata adottata in passato, con conseguenze estremamente negative per i cittadini italiani”.

«L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al Popolo…. Articolo 1 della Costituzione Italiana». Così, sui social, il leader leghista Matteo Salvini subito dopo il discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha escluso il voto anticipato annunciando invece un governo di alto profilo, non politico e convocato al Quirinale Mario Draghi.

Le elezioni erano invece la strada che si augurava il leghista, che infatti poco prima si era detto sicuro che “il Capo dello Stato non permetterà altre perdite di tempo: la via maestra sono le elezioni.”

Il centrodestra ha le idee chiare sulle priorità per rilanciare l’Italia: piano vaccinale serio, taglio delle tasse e Flat Tax al 15% per famiglie e imprese, apertura immediata di tutti i cantieri fermi, piano di utilizzo efficace dei fondi europei, profonda riforma della giustizia, pace fiscale. “L’Italia non merita di essere in ostaggio di incapaci, voltagabbana, perdenti seriali di elezioni e amanti delle poltrone. Abbiamo donne, uomini e idee per riportare l’Italia al posto che merita”conclude Salvini.

Anche la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, su un post su Facebook, chiede di andare al voto: «Il Presidente valuta più opportuno rischiare un governo che per due anni avrà molte difficoltà a trovare soluzioni efficaci per gli italiani. Noi, invece, pensiamo sia decisamente meglio dare la possibilità agli italiani di votare, per avere una maggioranza coesa e forte»

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