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Ambiente Abitare

Arriva il progetto europeo che aiuta a diventare imprenditori “circolari”

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Con Living business cases for Circular Entrepreneurship HIT e UniTrento promuovono la transizione verso la green economy. Il tema del passaggio da un’economia di tipo lineare – prendi, produci, smaltisci – a un’economia di tipo circolare – che segue il paradigma “ridurre, riutilizzare, riciclare” – è al centro delle politiche europee per lo sviluppo e l’innovazione.

Ed è proprio la comunità europea della conoscenza che si occupa dei cambiamenti climatici Climate KIC, a promuovere un progetto dedicato all’imprenditorialità nel campo della circular economy in collaborazione con Hub Innovazione Trentino e l’Università di Trento.

Living business cases for Circular Entrepreneurship” è nato per realizzare del materiale chiaro ed efficace utile ad avvicinare studenti e imprese al tema della circolarità. I moduli didattici ruotano intorno al format della videointervista, in cui manager e imprenditori raccontano in prima persona il loro caso aziendale. Due le realtà industriali trentine intervistate nel progetto da HIT e Università di Trento: Aquafil e Astro.

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Il progetto “Living business cases for Circular Entrepreneurship” vede collaborare HIT e UniTrento con sei realtà europee: Technische Universiteit Delft, Wageningen University, Asociación de Inves gación de la Industria del Juguete, Conexas y Afines, University of Edinburgh, Lucerne University of Applied Sciences and Arts.

L’iniziativa mette a disposizione di studenti, nuovi imprenditori e imprese consolidate una serie di moduli didattici basati su casi video, ovvero casi aziendali sviluppati sotto forma di videointervista ai protagonisti. I filmati riguardano varie tematiche legate alla transizione verso il paradigma dell’economia circolare: come riconoscere le opportunità di mercato, come adattare il proprio modello di business, come misurare l’impatto economico, sociale e ambientale, e come riorganizzare la catena del valore.

A questo proposito HIT e UniTrento hanno realizzato dei moduli didattici dedicati a due imprese trentine che hanno implementato con successo e a livello industriale il modello dell’economia circolare: Aquafil e Astro.

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«Economia circolare non significa ‘fare meno male’, significa ‘fare bene’» – dichiara Giulio Bonazzi, presidente e amministratore delegato di Aquafil Group, azienda leader mondiale nella produzione di fibre sintetiche che da 15 anni ha deciso di innovarsi e inventare – in collaborazione anche con Università di Trento e Fondazione Bruno Kessler, una tecnologia avanzata per rendere la propria produzione rigenerabile all’infinito: ECONYL®.

Dalla moquette ai costumi da bagno, dai costumi da bagno alle reti da pesca e ritorno alla moquette, un ciclo di vita che non si esaurisce grazie a un materiale avanzato che riprende vita e forma riciclabile al 100%. La storia di Aquafil è cominciata nel 1969 ad Arco, su iniziativa della famiglia Bonazzi. Oggi l’azienda è quotata in borsa e dà lavoro a 3000 persone in 7 paesi e 3 continenti. Produce per importanti brand del mondo della moda, del design e della pavimentazione tessile quali Stella McCartney, Gucci, Prada Group, Burberry, Speedo e Interface.

La seconda case history presa in esame dal progetto è quella di Astro, una cooperativa di allevatori di trote nata nel 1975 che promuove la qualità dei prodotti ittici trentini attraverso metodi di allevamento sostenibili. «Abbiamo previsto un investimento di un milione e mezzo di euro per sviluppare il nostro modello circolare» – dichiara Diego Coller, direttore di Astro. Dopo anni di ricerca e sviluppo, l’azienda sta completando un progetto che prevede l’estrazione di Omega 3 dagli scarti della produzione per trasformarli in prodotti di valore.

Gli scarti della produzione di trote di montagna diventano integratori nutraceutici, farine proteiche, cibo per animali, l’idea per il futuro è quella di farli diventare addirittura biodiesel. Innovazione di prodotto ma anche di packaging per un settore in cui gli imballaggi vengono ancora spesso realizzati con materiali plastici. In collaborazione con l’Università di Trento e la Fondazione Edmund Mach, l’azienda intende infatti produrre anche il proprio packaging in maniera sostenibile, basandosi su sottoprodotti della lavorazione alimentare.

La circolarità ha aperto a nuove opportunità per le imprese e dato vita a nuovi modelli produttivi in grado di ridurre i costi di produzione impiegando meno materie prime e massimizzando il riutilizzo e il riciclo dei prodotti e dei loro scarti.

«Questa iniziativa – commenta Matteo Cevese, business developer di HIT e project manager del progetto – è un esempio virtuoso di come sia possibile fare rete a livello europeo per scambiare prospettive e strumenti utili a fare formazione a tutti i livelli su un tema attuale per innovare le nostre imprese e più in generale la nostra mentalità attraverso la diffusione delle competenze scientifiche e del trasferimento tecnologico. È un approccio diverso rispetto a quello a cui siamo abituati, ma è anche un’importante opportunità per nuovi scenari di business che dobbiamo essere pronti a cogliere».

I benefici di questo modello di economia rispondono a temi di forte rilevanza pubblica quali la sostenibilità, la salvaguardia dell’ambiente e la riduzione dell’impatto delle produzioni sul clima. «I benefici non sono solo collettivi – precisa il prof. Alessandro Rossi, docente di Economia e Gestione delle Imprese e responsabile per UniTrento del progetto – il paradigma circolare apre a nuove opportunità per le imprese: un uso responsabile delle risorse permette di ridurre i costi produttivi, ripensare i modelli di business tradizionali e ristrutturare i rapporti nella filiera produttiva aumentando di conseguenza la propria competitività sui mercati».

Nonostante ciò, gli imprenditori non hanno spesso occasione di conoscere esempi che possano accrescere in loro la consapevolezza che la strada della circolarità sia un percorso possibile ed effettivamente praticabile. Le domande e perplessità del caso rimangono: cosa comporterà il nuovo modello di business, di quali competenze abbiamo bisogno, come risponderanno i nostri partner della catena del valore e quanto tempo, impegno e denaro saranno necessari? Un’innovazione industriale di tipo sostenibile e circolare, è davvero possibile?

Il progetto europeo “Living business cases for Circular Entrepreneurship” intende dare riscontro a queste perplessità, mettendo a disposizione di studenti e imprese alcuni strumenti per ripensare la produzione industriale secondo un modello in cui gli scarti diventano una nuova opportunità dal valore commerciale e le azioni un’assunzione di responsabilità nei confronti dell’ambiente e delle generazioni future.

«I materiali didattici prodotti durante il progetto – conclude Rossi – sono a disposizione per i partner e anche per terze parti che vogliano sperimentare forme di didattica innovativa e partecipata sul tema della circolarità. I casi sviluppati da UniTrento e HIT sono ispirati ai principi formativi che caratterizzano il nostro Contamination Lab, in quanto permettono di organizzare laboratori interattivi in cui studenti e imprese lavorano assieme per la risoluzione di un problema imprenditoriale concreto, sia questo il lancio di un nuovo progetto imprenditoriale circolare oppure la transizione di una impresa consolidata verso il paradigma produttivo e di mercato della circolarità»

VIDEO Trote Astro: https://www.youtube.com/watch?v=LO8Hi_BnyyQ&t=27s

VIDEO Aquafil: https://www.youtube.com/watch?v=2ZRjrxPvK50&t=14s

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