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Trento

Criminalità organizzata nigeriana: una minaccia globale presente anche in Trentino

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Secondo i dati illustrati nel focus “La mafia nigeriana in Italia” della direzione centrale della Polizia criminale del dipartimento della Pubblica Sicurezza questo fenomeno incide in Italia, anzi, comincia ad essere predominante e ramificato.

Ignorata, ma anche sottovaluta, la mafia nigeriana si è ramificata in Italia sulla base della presenza di situazioni favorevoli sia economiche nella quali far crescere le attività di spaccio e prostituzione; ambientali come centri di accoglienza controllati, comunità particolarmente numerose nelle quali confondersi e città che siano facilmente raggiungibili.

Il fenomeno criminale riguarda anche il Trentino dove solo 10 giorni fa sono stati arrestati 16 nigeriani accusati di essere promotori ed associati ad un sodalizio criminale dedito al controllo dello spaccio di droga nel capoluogo trentino.

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Il sistema criminoso si basava su una gerarchia fortemente improntata alla violenza e all’assoggettamento da parte dei vertici verso la base. L’attività portava nelle tasche dei narcotrafficanti tra i 2000 e i 2500 euro al giorno per singolo spacciatore. I soldi venivano poi depositati in una ‘cassa comune’

Nell’ultimo anno la presenza nella nostra regione del fenomeno si è notevolmente accentuata portando all’arresto di circa una trentina di soggetti di nazionalità nigeriana sempre per spaccio di droga i cui proventi come ampiamente dimostrato vengono investiti nell’acquisto di armi, la tratta degli esseri umani, e per la ramificazione e il consolidamento della rete della prostituzione che in intere città viene controllata dalla mafia nigeriana che in alcune città è diventata la vera padrona delle attività criminali.

L’arrivo della mafia nigeriana in Trentino tuttavia risale all’anno 2018 quando nel nostro capoluogo vennero arrestati ENAYE Queen 37 anni, e OMORGBE Collins di 32 anni, soprannominato “Don Bonbino”.  I due, a vario titolo, in concorso tra loro e con altri soggetti allo stato non identificati in Libia e in Nigeria erano stati accusati dei delitti di tratta di persone in danno di connazionali e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con le aggravanti della transnazionalità, di avere esposto a pericolo la vita o l’incolumità delle persone trasportate, facendole imbarcare su natanti occupati da numerosi migranti privi di ogni necessaria dotazione di sicurezza, di avere agito al fine di reclutare persone da destinare alla prostituzione e all’accattonaggio.

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In Trentino il fenomeno è legato alle ragazze di colore  che sarebbero delle pendolari del sesso in arrivo in treno da Brescia e Verona che scendono a Mori, Rovereto e Trento per andare ad occupare tratti di strade tipo via Brennero.

Le donne costrette a prostituirsi, gli uomini a fare accattonaggio. E poi droga, tanta droga. Dagli «ovulatori», quelli che ingeriscono ovuli di eroina protetta agli spacciatori. L’Antidroga sostiene che la nuova e prepotente diffusione di eroina nelle piazze delle spaccio sia ormai gestita solo dai nigeriani e dagli albanesi.

La buona notizia è che il fenomeno a livello nazionale risulta in calo, almeno nei primi 9 mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. Il trend sull’incidenza criminale della mafia nigeriana in Italia, con 8.152 segnalazioni rispetto a 9.816, registra infatti un -17% di denunciati/arrestati. Sia ben chiaro: il fenomeno rimane gravissimo. 

Dal confronto con i dati del biennio 2018-2019 la tendenza si conferma in discesa: sono stati infatti 13.083 i cittadini nigeriani segnalati (denunciati/arrestati) nel 2019 rispetto ai 14.005 nel 2018, in base ai dati sull’azione di contrasto delle Forze di polizia.

In questo quadro, tuttavia, cresce nel biennio 2018/2019 il dato sui cittadini nigeriani segnalati per il reato di associazione mafiosa (articolo 416 bis del codice penale): 154 nel 2019 rispetto a 28 nel 2018.

Il dato è in linea con la tendenza in crescita che caratterizza nello stesso periodo e relativamente allo stesso reato i numeri relativi ai cittadini italiani e a quelli di altre nazionalità, ma pone quella nigeriana al primo posto, con 182 soggetti nel biennio 2018/2019, tra le nazionalità straniere più segnalate per questo tipo di crimine (seguono i cino-popolari con 35 segnalazioni, gli albanesi con 23 denunce, i romeni con 13 segnalazioni e i marocchini con 12 denunce).

Come emerge dalle statistiche a disposizione del Servizio analisi criminale, il dato sulla mafia nigeriana va contestualizzato rispetto al numero di cittadini nigeriani attualmente regolarmente residenti in Italia: 117.809, pari al 2,2% del totale degli stranieri censiti (5.306.548), con le comunità più numerose in Emilia Romagna (16.317 presenze), Lombardia (16.012), Veneto (14.999), Piemonte (12.645), Lazio (10.729), Campania (8.577), Toscana (7.541) e Sicilia (4.745).

Il profilo di questo specifico segmento di criminalità organizzata – attivo in “settori” come tratta di esseri umani, sfruttamento della prostituzione, estorsioni, rapine, falsificazione monetaria, reati contro la persona e il patrimonio, truffe e frodi informatiche, trasferimento fraudolento di denaro – viene inquadrato anche storicamente nel focus. I clan della mafia nigeriana, giunti in Italia, a partire dalle regioni del Nord, negli anni ’80 del ‘900, emergono alcuni anni prima, in conseguenza degli sconvolgimenti politici, della guerra civile e della crisi che colpirono il Paese africano, come degenerazione criminale delle confraternite (cults) universitarie pacifiste nate con scopi anti-apartheid e anti-razzismo.

Tornando a oggi, indagini recenti dimostrano che in alcuni territori la criminalità nigeriana, oltre a esercitare una notevole forza di intimidazione, grazie all’assoggettamento e all’omertà, nei confronti dei connazionali, ha la capacità  di minacciare anche soggetti e realtà criminali “autoctoni”.

Tra gli esempi più significativi di questa situazione ci sono la convivenza conflittuale in Campania tra camorra e mafia nigeriana, presente in particolare a Castel Volturno (Caserta), nell’area della “Terra dei Fuochi”, e  sul litorale domitio dove, come le mafie locali, quella nigeriana opera liberamente non solo nel traffico di droga ma anche nelle estorsioni, nell’immigrazione clandestina, nel traffico di esseri umani e nello sfruttamento della prostituzione.

Anche in Sicilia la mafia nigeriana opera in alcuni casi in autonomia in alcuni quartieri di dominio storico di famiglie mafiose palermitane.

La criminalità organizzata nigeriana è presente anche in Sardegna, Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. Si caratterizza per la struttura unitaria e piramidale dei suoi clan, disciplinata da una sorta di “carta costituzionale” (la Green Bible) recentemente scoperta nel corso di indagini. Con basi solide nel Paese d’origine, è attiva attraverso diverse articolazioni su scala internazionale, tanto da essere considerata una minaccia a livello globale.

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