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Io la penso così…

Sanità ed istruzione: 5 marzo 2020…. e due annate “perse”.

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Spett.le Direttore,

a molti questa data non dirà nulla. Universitari e studenti di ogni ordine e grado probabilmente invece la ricorderanno abbastanza bene; alcuni avranno anche esultato per la chiusura che li avrebbe salvati da qualche verifica, o garantiva loro qualche giorno di vacanza. Altri invece iniziavano a pensare che le cose non erano poi così semplici.

Da quel giorno infatti ogni istituto sarebbe rimasto chiuso a causa dell’emergenza determinata dal Sars-Cov-19 temporaneamente, fino al 15 marzo si diceva al telegiornale. Poi, al contrario, è stato stabilito un lockdown totale. Panico. Una situazione affrontata a livello nazionale con grande sforzo, senza sapere bene dove saremmo arrivati e quando sarebbe finita, senza spiegazioni e piani precisi.

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A tutte le attività costrette alla chiusura sono stati garantiti ristori dal governo. Molte sono fallite, altre hanno trovato qualche scappatoia legale per continuare la propria attività. A livello generale, chi ha scampato il fallimento zoppica ancora, e tra questi molti sono martoriati dalle limitazioni sempre più stringenti.

In questo clima di crisi sanitaria, instabilità economica e sociale, si rischia anche di riservare poca attenzione all’istruzione. Per garantire quest’ultima è stata introdotta la DAD. Lezioni ed esami sono stati svolti online.

Si è voluto garantire lo svolgimento della maturità in presenza per ridare al percorso degli studenti una parvenza di normalità in un anno decisamente fuori dalla norma. Sono state introdotti strumenti e varie strategie per migliorare quello che meno di un anno fa era qualcosa di totalmente sconosciuto per la maggioranza, ovvero la didattica online.

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Ci sono stati sicuramente dei miglioramenti nell’utilizzo di questo nuovo mezzo fornito dalla tecnologia; tuttavia dobbiamo ricordare che, per quanto sia bello e confortante da dire, non siamo tutti sulla stessa barca. 

Concentrandoci su come il mondo dell’educazione ha affrontato la situazione di emergenza sanitaria, vediamo come non erano in pochi gli studenti con scarsi mezzi per accedere al proprio diritto all’istruzione, troppi contando anche chi ne era del tutto privo. Il governo ha garantito per questo dei bonus per l’acquisto di un computer e per la connessione internet, ma sono stati effettivamente dati con il contagocce, e non hanno risposto alla domanda di tutti a causa delle condizioni imposte per poterli ricevere.

A ciò si aggiunge la chiusura delle aule studio, seguita da chiusure a singhiozzo e orari sempre più limitati di apertura. Un vero incubo per tutti coloro che ne usufruivano abitualmente per studiare in un ambiente adatto, senza tutti i tipi di distrazioni che si possono avere in casa, soprattutto quando questa è molto piccola e vi sono conviventi. Oltre ai piccoli e grandi problemi sono mancati a tutti gli ultimi mesi di lezioni, le conversazioni con i propri compagni, lo studio in compagnia, lo scambio di sguardi che esprimono il senso di panico dato da ogni prova, il sostenersi a vicenda, gli abbracci, l’allegro countdown per la fine delle lezioni.

Tutti quegli aspetti riguardanti per lo più la socializzazione, non per questo meno importanti, perché restiamo sempre, e fortunatamente, esseri umani e non automi che si limitano ad assimilare le informazioni. Apprendono e costruiscono la nostra identità anche e soprattutto dal confronto con gli altri, attraverso il contatto umano che è stato dipinto quasi come un crimine piuttosto che un diritto. E a questo bisogno innato dell’essere umano di socializzazione la DAD non può fornire risposta.

Con quanto detto non si intende demonizzare la didattica online, o affermare il desiderio di eliminarla una volta finita la fase di emergenza. Verso essa ci sono opinioni contrastanti, c’è chi la ama, chi la odia, chi la tollera ma solo perchè temporanea. Tralasciando le preferenze personali, non si può non dire che essa si è mostrata come uno strumento dalle notevoli potenzialità.

Pensando a tutti gli studenti pendolari, o gli studenti-lavoratori e coloro che non sono nelle condizioni economiche di poter affrontare i costi della vita da fuorisede, la DAD si rivela la soluzione alle loro condizioni in un certo senso di svantaggio, se paragonate a coloro che possono seguire comodamente e tranquillamente le lezioni in presenza. Questo perchè con uno sforzo quasi nullo i docenti possono trasmettere online le proprie lezioni in modalità sincrona, ma anche asincrona, lasciando agli studenti la possibilità di visionare quando possibile. Ciò equivale ad una maggiore parità nella fruizione del diritto allo studio che ancora oggi non è stata raggiunta.

A molti può apparire fuorviante parlare di istruzione in un momento di instabilità e crisi di ogni sorta, ma cerchiamo di essere lungimiranti anche in un momento così difficile per garantire un vero futuro alla nostra società civile. Anche in questa situazione lo Stato deve continuare a porre rimedio a tutti i problemi riscontrati nell’istruzione, perchè anche questi sono urgenti.

Uno Stato che si considera veramente democratico non deve mai smettere di sostenere, finanziare e migliorare l’educazione dei propri cittadini e il sistema sanitario.

La democrazia poggia sull’istruzione e sulla sanità, e queste sue due fondamenta devono essere solide, costantemente curate per permetterle di funzionare e progredire. Istruzione ed educazione devono essere costantemente sostenute, potenziate e, cosa più importante, protette da ogni tipo di interesse privato.

Queste due sfere della vita pubblica, cuore pulsante della vera democrazia, devono essere pubbliche ed efficienti. Sicuramente non possono divenire i settori su cui concentrare i tagli della spesa pubblica, eppure è stato proprio così negli ultimi decenni, da quando si è cominciato a parlare di crisi economica.

E possiamo togliere ogni dubbio sul fatto che sia questa la causa principale delle condizioni in cui oggi ci troviamo.

 dott. Renato Zucchelli  – Sociologo

Potete inviare le email al direttore da inserire nella rubrica «io la penso così» scrivendo a: redazione@lavocedeltrentino.it

 

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