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Fiemme, Fassa e Cembra

Natura e paesaggio, incontri con la Rete Riserve val di Cembra Avisio

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E chi se le dimentica le belle camminate in gruppo organizzate dalla Rete di Riserve val di Cembra Avisio? Terrazzamenti coltivati a vite, piccoli borghi dai colori pastello e giù in fondo alla valle il torrente Avisio, selvaggio e attraente.

Il Covid-19 ha interrotto il susseguirsi di eventi, che per tutto l’anno scandivano il trascorrere del tempo e il cambio delle stagioni, ma un libro fresco di stampa dal titolo “L’Avisio in val di Cembra – Racconto di un torrente selvaggio” promosso dalla Rete di Riserva val di Cembra Avisio è riuscito a riannodare quel filo spezzato con escursionisti e cittadini della valle.

Una pubblicazione di 100 pagine dedicate al torrente Avisio: al suo valore naturalistico, al ruolo fondamentale nella storia e nell’economia della Valle di Cembra, alle possibilità di visitarlo e di esplorare l’affascinante ambiente fluviale che lo caratterizza, con contributi di Alessandro Ghezzer, Aldo Martina, Davide Allegri, Marco Vettori.

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Raccontano l’amore per questo territorio che ha saputo creare una comunità coesa, meravigliose immagini invitano alla lettura e alla scoperta di innumerevoli percorsi.

In attesa di poter riprendere le attività, il 10 dicembre 2020 giunge gradito l’invito a seguire due incontri online: “La pietra a secco – funzioni e valori” con Antonio Sarzo, naturalista, docente di geografia ed esperto di paesaggio.

Il 17 dicembre 2020 secondo incontro: “La pietra a secco – tecniche di costruzione e ricostruzione” con Massino Stoffella (curatore del Festival Sassi) ed Ermanno Savoi (maestro artigiano).

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Per quanto il tema possa sembrare tecnico, l’argomento è molto seguito da appassionati e non, perché è pur sempre un’attività che una volta imparate le nozioni di base, si svolge all’aria aperta e da spazio alla creatività degli artigiani. I formatori invitati all’incontro online sono docenti della Scuola Trentina della Pietra a Secco, hanno insegnato il valore del muro a secco da un punto di vista ambientale e culturale, le tecniche di costruzione e ricostruzione. Il tempo è volato ascoltando i relatori e osservando le numerose foto che facevano da sfondo ad accurate e interessanti presentazioni del paesaggio trentino ricco di segni del passato.

Secondo Antonio Sarzo esistono vari tipi di muri a secco: terrazzamento (es. val di Cembra, val di Gresta, val di Terragnolo), perimetrale (Lessinia) e cumulo di spietratura (Lavini di Marco), oppure delimitazioni di viabilità minore e rurale, selciati, acciottolati, rustici per contadini al lavoro nei campi, stalle d’alpeggio, ghiacciaie, calchère, pozzi, fontane, archi, ponti, scalette di varie forme, capitelli, trincee, ecc…

Quante volte abbiamo incontrato uno o più di questi manufatti durante le nostre camminate! Imparare ad osservare il territorio permette di assaporare meglio il valore immateriale (abilità, competenze e tecnica costruttiva), oltre al valore materiale dei manufatti dal punto di vista storico, paesaggistico, naturalistico/ambientale e turistico/economico.

Un sentiero costeggiato da muretti (vedi foto sentiero Teragnole) è di elevato gradimento sociale, per la sua naturalità, cura e fruibilità e soprattutto per il valore emozionale/etico che offre, nel rievocare la povertà di un tempo, perizia e fatica. D’estate molti muretti sono occultati dalla vegetazione, ma d’inverno con la neve riemergono nella loro bellezza. All’interno di essi una grande varietà di specie animali e vegetali trova riparo e cresce.

Nel secondo incontro i due esperti Massimo Stoffella ed Ermanno Savoi hanno spiegato invece le tecniche di costruzione e ricostruzione della pietra a secco, avvalendosi di immagini. Le prime valli terrazzate in Trentino risalgono intorno al 1200 sotto il dominio vescovile (storie dei roncadores) fino al 1900.

Uno studio approfondito dell’Osservatorio del paesaggio trentino ha mappato nella nostra provincia 3.000 km di muretti a secco, è possibile consultare l’Atlante dei paesaggi terrazzati del Trentino diviso per settori, un’occasione per conoscere il nostro territorio da vicino.

Ma perché i muri a secco cadono? E quanti sono da sistemare?

Questo è l’ambito dell’artigiano (Costruttore esperto nella realizzazione e recupero di muri in pietra a secco) che con abilità e competenza conosce i segreti della pietra, gli elementi da cui è composto un muro (piede, fondazione, paramento, pietra di testa, giunti, ecc..), quando è costruito a regola d’arte (le pietre devono essere sfalsate, non allineate), non ultima analisi dei costi.

La normativa del settore biologico tutela la biodiversità con muro a secco, costruito con blocchi di pietra opportunamente disposti e assemblati, senza uso di leganti o malte di alcun genere. Dal 2018 questa Arte entra a far parte del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco.

L’inverno rappresenta un periodo difficile per la fauna, sia per il freddo, sia per la carenza di cibo, per affrontare questi mesi gli animali devono mettere in atto diverse strategie: questi i temi affrontati il 14 gennaio 2021 da Alessandro Marsilli, faunista di Albatros Srl durante l’incontro online “Battiti e respiri nella neve” organizzato dalla Rete di Riserva val di Cembra Avisio.

Era in previsione un’escursione al lago Santo sulla neve alla scoperta di tracce e impronte con l’esperto, ma in tempo di Covid-19 occorre limitarsi al “salotto scientifico” online, alla scoperta dell’adattamento della fauna a questo inverno prodigo di nevicate.

Inverno significa giornate brevi, sole basso, molto freddo, paesaggio imbiancato, cosa succede?

Sotto la coltre di neve c’è un piccolo ecosistema: piante e conifere (larici, abete bianco e rosso) riposano in attesa della primavera, sostenibilità estrema della natura che ci insegna. Se manca acqua e calore, l’energia passa al tronco in tal modo la pianta rimane in stato di quiescenza per tutto l’inverno.

Gli animali adottano diverse strategie e modificano i loro comportamenti: alcuni sopperiscono alla mancanza di cibo con il grasso delle provviste (orso va in letargo, ma alcuni esemplari sono ancora attivi, perché è un anno di pasciona, cioè le piante hanno fruttificato molto), altri cambiano colore del pelo per sfuggire a predatori come l’aquila reale (ermellino, pernice bianca, lepre alpina), alcune specie rimangono per un lungo periodo inattive/letargo (ghiro, marmotta), ci sono uccelli che migrano verso luoghi caldi (rondini, farfalla monarca).

Se l’uomo può difendersi dai rigori dell’inverno, per la fauna c’è sempre il rischio della selezione naturale degli animali più deboli, inoltre alcuni problemi possono essere provocati dall’uomo stesso, come nel caso del capriolo; una specie di collina che a causa dell’urbanizzazione ha dovuto salire di quota con la difficoltà a trovare cibo sufficiente in caso di grandi nevicate.

Lo scoiattolo alpino va in semiletargo, facendo provviste che nasconde vicino ai rami degli alberi, si scalda con la sua splendida coda che avvolge sul corpo, a mo’ di coperta.

Alcune specie più piccole utilizzano nidi dismessi negli alberi come ricovero invernale, all’interno dei fori creati dal picchio c’è un vero e proprio condominio: al piano terra rivestito da trucioli di legno dorme il ghiro, che con il suo calore scalda al di sopra la tana del picchio e di altri animali.

La marmotta è un caso di termoregolazione sociale: in inverno va in letargo molto profondo per superare il freddo insieme a 3-15 esemplari, la temperatura corporea passa da +35 a -5 gradi, il cuore rallenta e respiro appena percettibile. Se la temperatura scende a -8 passa dalla vita alla morte, ma oltre alla temperatura entra in gioco la socialità; una famiglia molto numerosa aumenta la probabilità di sopravvivenza, si dorme vicini e ci si scalda. Nel caso di uno o due esemplari al 70% non si supera la stagione fredda.

La nocciolaia ha un forte legame con il pino cembro da cui dipende, si ciba dei suoi pinoli che poi nasconde in diversi luoghi come provvista, ma ha una memoria fotografica al punto da ritrovarne l’80%. E’ una seminatrice naturale per la proliferazione del pino cembro in quota, anche in luoghi incredibili.

D’inverno il lupo va a caccia di ungulati rimanendo unito al branco, il suo pelo è più folto, i movimenti più lenti. La Natura è unica, sorprende e affascina, osservando le strategie degli animali scopriamo che d’inverno in natura si risparmia energia, necessaria per la sopravvivenza.

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