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Italia ed estero

Niente maggioranza per il governo Conte al Senato. È l’inizio della fine

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In Senato la maggioranza non raggiunge i sospirati 161 voti e quindi le cose si complicano. E di molto anche. Per Giuseppe Conte una caporetto annunciata in una giornata carica di tensione. Ora la parola passa al capo dello Stato Sergio Mattarella in un momento molto delicato per il paese che si ritrova una maggioranza fragilissima ed instabile. 

Incassata la maggioranza assoluta alla Camera, con 321 voti ieri (il plenum dell’assemblea è di 630), il premier Giuseppe Conte ieri ha affrontato la prova del Senato, dove i numeri a sostegno del governo erano molto più risicati.

Italia viva, dopo l’abbandono del governo, ha annunciato la propria astensione nel voto finale e questo ha consentito all’esecutivo di ottenere la fiducia con una maggioranza relativa: non era richiesto un quorum minimo ed è sufficiente superare l’opposizione anche di un solo voto.

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Le voci si sono altalenate per tutto il giorno e la fiducia è oscillata tra i 152 e i 159 senatori: quelli di M5S , Pd e Leu a cui si sarebbero dovuti aggiungere tra i 12 e i 15 voti provenienti dal gruppo Misto o di transfughi da altri gruppi e 7 dal gruppo delle Autonomie.

Ma poi il pallottoliere ipotetico e virtuale si è trasformato in realtà e alle 21.30 è arrivato il risultato tanto atteso. Conte ottiene la fiducia con 156 voti, ma la maggioranza assoluta è molto lontana. Un governo che si regge su 3 senatori a vita che non saranno mai in aula durante i lavori parlamentari e su altri 2 transfughi di Forza Italia espulsi subito dal partito.

A sostegno del premier si sono schierati i deputati di Pd e M5S con il supporto di LeU, il gruppo Autonomie e il Maie; tra i sostenitori come detto  anche tre senatori a vita: Liliana Segre, Elena Cattaneo e Mario Monti.

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Ci sono però state delle sorprese nei votanti a favore del governo; due sono infatti stati i deputati “dissidenti” di Forza Italia che si sono schierati dalla parte della maggioranza. Tajani ha fatto subito sapere che i due azzurri sono stati espulsi dal partito.

16 gli astenuti, tutti i senatori di Italia Viva tranne uno, Riccardo Nencini, il socialista odiato dai grillini (fino a poco tempo fa) che ha sostenuto l’esecutivo. Un maggioranza traballante e tenuta in piedi a fatica dai cosi detti «responsabili». L’inizio insomma della fine del governo. 

Dure le accuse di Renzi che si è così espresso nei confronti del Presidente :”Ora si accinge alla terza maggioranza diversa ma ci risparmi di dire che l’agenda di Biden è la sua agenda dopo aver detto che l’agenda di Trump era la sua agenda.” Poi il leader di Italia Viva continua :”Se va alla scuola di Siri e si dice populista, ora non si può dire antipopulista. Non può cambiare le idee per mantenere la poltrona.

Lei ha avuto paura di salire al Colle perché ha scelto un arrocco che spero sia utile per lei ma credo sia dannoso per le istituzioni”, ha aggiunto l’ex presidente del Consiglio.  “La crisi istituzionale non è aperta ma l’Italia vive una crisi sanitaria ed economica”, spiega Renzi sottolineando come l’Italia sia il Paese con il “più alto numero di morti di Covid in rapporto alla popolazione”. “Sono mesi che chiediamo una svolta, non è vero che siamo stati irresponsabili, siamo stati fin troppo pazienti. Questo è un “kairos”, un momento opportuna, ora o mai più si può fare una discussione”, ha proseguito.

I contrari sono stati 140: tutto il centro destra e misti meno i due (ex) azzurri Maria Rosaria Rossi e Andrea Causin. Mentre 16 si sono astenuti.  In Senato quindi il governo non ha la maggioranza.

Il commento di Matteo Salvini è stato :”Ci rivolgeremo a Mattarella. C è un governo che non ha la maggioranza al Senato e sta in piedi con chi cambia casacca.” E ancora: “Ha cambiato la terza maggioranza in tre anni, ha governato con Matteo Salvini – ha aggiunto ancora Renzi -. Oggi so che è il punto di riferimento del progressismo e ne sono contento, ma ha firmato i decreti Salvini e quota 100. Ora si accinge alla terza maggioranza diversa ma ci risparmi di dire che l’agenda Biden è la sua agenda dopo aver detto che l’agenda di Trump era la sua sua agenda. Se va all’assemblea generale dell’Onu e rivendica il sovranismo, non può dirsi antisovranista, se va alla scuola di Siri e si dice populista, ora non può dirsi antipopulista. Non può cambiare le idee per mantenere la poltrona”. 

Il premier Conte che ieri mattina poteva ritenersi soddisfatto per la vittoria ottenuta alla Camera con 321 voti a favore, non può dirsi lo stesso del risultato al senato.

La maggioranza infatti, non essendo assoluta, vacilla e non garantisce stabilità al secondo governo di Conte senza Renzi. Il premier sembra dunque essersi liberato del fiorentino per ora ma la tenuta del suo governo è fragile. Un governo debolissimo e fragile imbrigliato dai «voltagabbaba» e ricattabile in qualsiasi momento.

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