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Trento

Addio a Cesare Maestri leggenda dell’alpinismo. Fugatti: «Rimarrà per sempre un simbolo del nostro popolo»

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E’ morto all’età di 91 anni, Cesare Maestri, pioniere della montagna, soprannominato ‘Il Ragno delle Dolomiti“. La notizia è stata data dal figlio Gian che sui social ha scritto: “Questa volta Cesare ha firmato il libro di vetta della scalata sulla sua vita”.

Maestri, nato il 2 ottobre del 1929 a Trento, per oltre 40 anni aveva vissuto a Madonna di Campiglio. La passione per la montagna lo ha portato a completare oltre 3.500 scalate, circa metà in solitaria.

Maestri era una leggenda dell’alpinismo, protagonista di alcune imprese storiche, ma è stato anche partigiano, scrittore, maestro di sci. È stato anche il primo alpinista ad affrontare in discesa e in solitaria importanti vie dolomitiche estremamente difficili.

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Cesare Maestri proveniva da una famiglia di attori. Avrebbe dovuto seguire anche lui quella strada, almeno nelle intenzioni dei suoi genitori, ma la sua passione per la montagna lo spinse a diventare guida alpina. Prima, però, ci fu la guerra: nel 1944, quando aveva appena 14 anni, partecipò al movimento di Liberazione con un gruppo di partigiani comunisti.

Dopo il conflitto, Maestri passò due anni a Roma, dove studiò storia dell’arte e militò nelle fila del Pci, poi decise di tornare sulle native alpi e di dedicarsi totalmente alla montagna. Nel 1952 divenne guida alpina, passando prima da Canazei, poi da Andalo e infine a Madonna di Campiglio, dove si trasferì definitivamente nel 1963.

Le imprese di Maestri iniziano nel 1951, con la salita in solitaria della via Detassis-Giordani al Croz dell’Altissimo. Quell’anno fu anche il primo a effettuare la discesa in solitaria dalla Paganella.

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Nel 1952 è in solitaria la via Solleder sul Civetta. L’alpinista Marino Stenico, che assistette all’impresa, ne rimase impressionato: «Cesare arrampica con tanta naturalezza che guardandolo sembra tutto facile. Supera passaggi e strapiombi con la stessa disinvoltura di un ragno che si arrampica su un vetro», disse.

La sua figura resta legata al Cerro Torre, in Patagonia, considerata tra le più ardue del pianeta. Nel 1959 Maestri raccontò di averla conquistata, anche se le prove del successo erano rimaste sepolte nella macchina fotografica, assieme al compagno di cordata Toni Egger travolto da una valanga durante la discesa nella tormenta.

Un grande esempio di competenza, coraggio e intraprendenza“. Una vita fatta di vittorie e di rinunce, di gioie e anche di amarezze ma, senz’altro, un grande esempio di competenza, coraggio e intraprendenza. – ha detto il presidente della provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti a nome di tutta la giunta – Con Cesare Maestri, il Trentino, perde una delle sue figure più significative e un testimone dell’alpinismo mondiale.

E ancora: “Rimarrà per sempre un simbolo del nostro popolo, che con la montagna convive da secoli e alla montagna deve certamente quei tratti del carattere che – come lui – ci distinguono un po’ nel mondo dove i trentini sono conosciuti per la tenacia, l’affidabilità, l’impegno e la serietà espressa tante volte più dai fatti che dalle parole. Tutti gli assessori esprimono vicinanza al figlio, ai suoi cari, a coloro che lo hanno amato e stimato.”

Foto di Giorgio Salomon / Gian Maestri

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