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Le pandemie nella storia: analogie e insegnamenti del passato

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27 dicembre 2020, Vaccine Day, il giorno che tutti aspettavano, il giorno che passerà alla storia, il giorno in cui inizierà il percorso di debellamento del Covid19.

È vero, sicuramente il 27 dicembre 2020 resterà nella storia per essere il giorno in cui è iniziata una vaccinazione di massa mai vista, sicuramente utile e per noi necessaria, anche se la storia ci dice che dalle epidemie se n’è sempre usciti, anche senza vaccini.

In passato si sono verificate situazioni ben peggiori di quelle che stiamo vivendo oggi a causa del SarsCov2; ci sono state epidemie che hanno raso al suolo intere civiltà, basti pensare alle popolazioni indigene dell’America del sud precolombiana, praticamente sterminate dal vaiolo e dal morbillo portati dai conquistatori.

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In Europa, in epoca romana e medievale si è assistito a rovinose epidemie che hanno indotto la società a prendere delle contromisure e a fare tesoro di quanto imparato durante le infezioni precedenti.

Pensiamo alla peste antonina (165-180 d.C.) chiamata peste, ma probabilmente si trattava ancora una volta di vaiolo; un’epidemia devastante che colpì l’Impero Romano al suo apice, quando si sentiva invincibile, quando l’economia era in una fase particolarmente florida.

Un impero tanto forte e potente, colpito al cuore senza possibilità di reagire in maniera efficace, si rese conto di quanto importante fosse la risorsa umana che cominciava a scarseggiare.

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E in maniera analoga ad oggi, i proprietari terrieri che pagavano le tasse in proporzione alla loro ricchezza, alle terre che possedevano e agli schiavi e coloni che facevano lavorare, iniziavano a lamentarsi perché non riuscivano più a pagare le tasse come gli anni precedenti.

Anche i vertici militari lamentavano la mancanza di reclute, per questo l’Impero Romano reagì cambiando atteggiamento nei confronti dei barbari che da sempre chiedevano di poter entrare, ma che fino a quel momento non avevano avuto il permesso di farlo.

Iniziò un nuovo modo di concepire l’extracomunitario – come lo chiameremmo noi – che aveva braccia per lavorare e che poteva servire l’esercito; esso smise di essere ridotto in schiavitù, gli venne data la cittadinanza, provocando un cambiamento culturale importante per la società romana.

Se quest’ultima reagì all’epidemia implorando gli dei e facendo di necessità virtù rispetto alla sua concezione dell’”altro”, il Medioevo imparò invece ad arginare la diffusione della malattia.

L’arrivo della peste – quella vera – nel 1348, dopo un periodo di crescita sotto Carlo Magno, fu come un fulmine a ciel sereno.

I libri avevano tramandato il rischio dell’epidemia ma, un po’ come accaduto con il Coronavirus, nessuno aveva creduto veramente al suo ritorno e quindi non si era pronti a fronteggiarla.

Nel XIV secolo – come oggi – l’Italia ebbe un ruolo determinante nella storia dell’epidemia; in particolare Firenze che, cosciente dell’avanzata della malattia prese delle contromisure istituendo uffici di igiene, chiudendo la città o imponendo la quarantena a chi arrivava da fuori.

In due anni la peste invase l’Europa e poi passò; la società riprese la sua quotidianità, spesso con i vantaggi dovuti alla mancanza di competizione sul mercato, visto che molte botteghe erano state chiuse causa la morte dei proprietari.

I governi fecero tesoro dell’esperienza, si resero conto che la minaccia poteva tornare e che l’unica cura era la prevenzione. Quando infatti nel 1700 la peste ritornò, si seppe come comportarsi giacché Firenze aveva fatto scuola nei secoli precedenti: i medici erano tenuti a segnalare qualsiasi caso sospetto così da intervenire tempestivamente e l’eventuale quarantena e chiusura della città dovevano essere immediate.

Eppure non sempre le misure di prevenzione vennero prese con il dovuto rigore; i francesi del XVIII secolo si trovarono di fronte all’attualissimo dilemma: economia o salute? Si scelse l’economia e scoppiò la peste.

Nel 1720 l’infezione portata a Marsiglia dalle navi che trasportavano tessuti e cotone provenienti dall’Oriente quasi dimezzò la popolazione. Il rischio di far sbarcare le merci era noto, ma come ignorare il valore di prodotti tanto preziosi?

Quante le somiglianze tra passato e presente: analoghi problemi, dubbi, situazioni da affrontare. Ma oggi abbiamo un’arma in più: la scienza, da affiancare ad una buona dose di osservazione e attenzione al passato.

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