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Trento

Scontro sul Muse, polemica finita. La Giunta segue Zecchi e pensa a Marzatico come nuovo direttore

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La storia è nota. Il presidente Stefano Zecchi rifiuta di firmare la variazione del bilancio di previsione per gli esercizi finanziari 2020-2022 del Muse, andando contro i membri del Cda e contro il direttore Michele Lanzinger. Troppe le criticità da rilevare per fornire un parere favorevole all’approvazione del documento. L’opposizione sembra l’unica via per un vero cambiamento. Cala l’asso di un secco NO, e la polemica è servita. 

Nel mirino di Zecchi, tra le altre questioni, quelle che lui definisce ‘una significativa mancanza di trasparenza amministrativa e una gestione del personale discutibile’. 

Impossibile – dice – valutare attraverso la spesa corrente la reale situazione del personale che lavora al Muse. Le mail da parte dei dipendenti rilevano una situazione critica dal punto di vista della precarietà e dell’organizzazione del lavoro (non si tratterebbe qui solo di lavoratori precari ma anche di dipendenti con contratto a tempo indeterminato ndr). Una problematica, quella della difficile situazione relativa al personale, che emerge peraltro anche da un documento redatto da Cgil, Cisl e Fenalt e inviato al Consiglio d’amministrazione”.

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Si parla in questa sede di un problema vecchio quasi 30 anni, che per Zecchi sarebbe correlato in primis alla pluridecennale direzione di Lanzinger, e di un passato che avrebbe reso il Muse “una cittadella impenetrabile: un’eredità decisamente troppo ingombrante per tollerarne le responsabilità dirette senza fare nulla e soprattutto senza poterne discutere in sede pubblica. 

E quando la protesta si allarga al Consiglio di Amministrazione, il cannone si sposta nella direzione dell’ex presidente della Provincia, Alberto Pacher e della giornalista RAI, Laura Strada. 

Una posizione grave per due motivi, secondo Zecchi, quella di Strada e Paccher: l’una per essere stata definita “sprovveduta sui problemi dell’amministrazione“, l’altro perché “provenendo da un’area politica di sinistra, avrebbe dovuto sviluppare una maggiore sensibilità rispetto a determinati temi”.

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“E’ amaro constatare come gli altri due componenti del cda abbiano votato a favore, ignorando un obbligo fondamentale, che è quello di una valutazione approfondita delle istanze sindacali da me sollevate. La questione, come è chiaro, non poteva essere rimandata”, sottolinea.

Quanto a Michele Lanzinger “è lì da troppi anni e ha identificato l’amministrazione del museo con la sua stessa vita. Le disposizioni del personale sono in carico alla direzione anche se questo dipende dalla Provincia”.

Di battibecco in battibecco, le dinamiche di questa guerra interna alla mega struttura museale non sono sfuggite all’occhio vigile della Giunta provinciale. Nella serata di oggi (3 dicembre) sembra infatti che l’assessore Mirko Bisesti e il governatore Fugatti abbiano avuto un incontro informale proprio con i membri del Cda per cercare di mettere la parola fine allo scontro.

Con una decisione in via di maturazione, almeno così recitano le indiscrezioni provenienti da piazza Dante, la volontà dei vertici provinciali sarebbe quella di seguire l’indicazione del presidente Zecchi: un cambio di direzione, a partire dal 1° di gennaio, tra Lanzinger (destinato, sembra, alla sovrintendenza) e l’ex direttore del Castello del Buonconsiglio Franco Marzatico. Del resto, l’invito a fare fronte comune per questa importante svolta sarebbe stato indirizzato anche alla consigliera Strada, giunta alla carica grazie alla nomina di questa maggioranza.

Dalla Provincia ci sarebbe dunque fiducia massima nell’operato dell’attuale presidente, nella sua forte volontà di ‘aprire il museo’ ad una nuova idea di gestione e di mettere ordine in una situazione ormai impossibile da sanare se non con una ventata di rinnovamento. Tra le priorità, c’è infatti proprio quel piano di riorganizzazione al quale da tempo Zecchi sta lavorando con il dipartimento provinciale del personale.

Marzatico, in questa ottica, sembra davvero rappresentare ‘l’uomo nuovo’. Qualcuno dice che sarà lui, senza dubbio, il prossimo direttore del Muse.

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