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Trento

Gli impiantisti e gli albergatori chiedono al Governo un ristoro di 135 milioni di euro. A rischio la sopravvivenza delle comunità

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Se la stagione invernale dovesse iniziare saltando il Natale e l’Epifania la cifra del ristoro chiesta da impiantisti e albergatori ammonta a 135 milioni di euro, 60 milioni richiesti dagli albergatori e 75 milioni richiesti dagli impiantisti.

«I problemi sono gli stessi per tutti in ogni paese: la sopravvivenza delle comunità, il lavoro e gli stagionali. L’apertura eventuale degli impianti in Austria e Svizzera ci creerebbe un danno importante, perché noi quest’anno potremmo puntare solo sulla clientela italiana e rischiamo che il 35% di chi sarebbe venuto da noi si potrebbe spostare all’estero e non è detto che torni in Italia l’anno prossimo.

Va detto che la Svizzera tiene aperti gli impianti perché li considera trasporto pubblico di persone, equiparandolo al trasporto cittadino, un ragionamento che a mio parere è corretto. D’altra parte, in tanti sono d’accordo nel dire che il problema non è lo sci ma tutto quello che c’è nel contorno. In questo caso basterebbe utilizzare le stesse regole che si seguono al mare o in città, con limitazioni precise e controlli. Certo, in Svizzera non c’è neanche una limitazione alla mobilità, se questa fosse confermata in Italia anche la riapertura non avrebbe senso, perché, ad esempio, come si può pensare che in Valle d’Aosta vadano a sciare solo gli abitanti della regione, in cui oltre il 30% sono lavoratori del settore? Anzi, il rischio ulteriore e più grave è che i lavoratori abbandonino le comunità montane per cercare lavoro altrove, spopolando questi luoghi». – Spiega Valeria Ghezzi presidente dell’Anef, che sostiene che senza il Natale si perderebbero 400 milioni di fatturato, ed è quindi corretto secondo la presidente chiedere allo Stato almeno 200 milioni di ristoro. Se saltasse l’intera stagione la richiesta salirà a 600 milioni.

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Le imprese funiviarie hanno già sostenuto il 50% dei costi (creazione della neve artificiale, controlli sulla sicurezza, manutenzione delle funi) che andranno poi persi per la prossima stagione. Le spese non rimarranno per l’anno successivo, ma come ogni anno si dovrà ripartire da capo.

Secondo Gianni Battaiola, presidente dell’Asat (Associazione albergatori e imprese turistiche della Provincia di Trento) la chiusura durante le festività provocherebbe per gli albergatori un mancato incasso di 200 milioni, che salirebbe a 1 miliardo per tutta la stagione.

Battaiola inoltre aggiunge che se Roma dovesse cancellare le tasse (Imis, Tari, tassa sull’immondizia) gli albergatori sottrarranno quella somma alla cifra richiesta.

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Un altro problema riguarda i dipendenti, e in particolare se sarà il governo a prendersi cura di loro, magari attraverso la cassa integrazione, o se dovranno essere gli albergatori stessi.

Battaiola afferma che la cifra richiesta è pari al 30% del volume d’affari registrato negli ultimi tre anni fra dicembre e la prima settimana gennaio. Se la stagione invernale non dovesse iniziare il numero uno degli albergatori ha stabilito che la cifra ammonterà a 300 milioni.

Luca Guadagnini, presidente degli impiantisti trentini, sostiene che per quantificare il ristoro bisogna calcolare il fatturato e non la percentuale decisa per le altre categorie, in quanto gli impiantisti hanno già fatto fronte a buona parte dei costi.

Il primo innevamento è già costato 25 milioni di euro, di cui 5 milioni stanziati dalla Provincia. I 75 milioni di ristoro richiesti dagli impiantisti ammontano al 50% dei ricavi di una stagione. Se la stagione invernale dovesse saltare la cifra salirebbe a 100 milioni di euro.

Guadagnini afferma che se non si dovesse riuscire per lo meno a rimborsare la stagione persa le piccole società è possibile che scompariranno, le medie società rischiano l’immobilità per anni e le grandi società è probabile che perdano competitività rispetto a quelle austriache e francesi.

Le società trentine che fanno parte dell’Anef (Associazione delle imprese funiviarie) sono 32 e gestiscono 231 impianti e 1.300 occupanti. Di queste 32, una decina sono piccole società.

Guadagnini chiede al Governo che gli impianti possano riaprire quando tutta l’Italia sarà in zona gialla. E’ inutile invece che si apra la stagione invernale solo alla popolazione trentina in quanto il bacino d’utenza è troppo misero rispetto ad altre regioni come la Lombardia o il Veneto.

 

 

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