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Arte e Cultura

«Fenomeno Meloni, viaggio nella Generazione Atreju»: la speranza italiana di una destra che cambia

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Giorgia Meloni è il fenomeno politico del momento, ma la sua storia non è quella di una leadership improvvisa. La vicenda della destra italiana è complessa, mentre Fratelli d’Italia ne rappresenta solo l’ultima espressione partitico-elettorale.

“Destra” non basta più: la collocazione odierna è quella post-ideologica del patriottismo. Perché la cosiddetta “destra“, con e grazie alla Meloni, è cambiata.

Leggendo “Fenomeno Meloni, viaggio nella Generazione Atreju– il primo libro sul leader di Fdi e sulla classe dirigente del partito nato da una scissione dal Pdl – si comprende anzitutto questo: quello che sta accadendo in seno al centrodestra ed in termini di consenso non è un caso.

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Giorgia Meloni rappresenta una sintesi generazionale sin dal congresso di Azione Giovani di Viterbo. Era il 2014, e la Meloni veniva eletta a capo del movimento giovanile di An nonostante Gianfranco Fini, che aveva intenzione di riequilibrare il peso delle correnti interne, avrebbe voluto diversamente.

L’opera edita da Gondolin è in libreria, sul sito della casa editrice  e negli store online da un paio di mesi, ma ha già fatto discutere addetti ai lavori e non. L’autore è Francesco Boezi, giornalista de IlGiornale.it ed InsideOver.

C’è una parola che accompagna tutte le vicissitudini ripercorse nel libro: “coerenza”. Chi oggi si occupa di capire come mai la Meloni sia sondata attorno al 20%, non può che notare la continuità di visione.

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E dal libro di Boezi possono essere tratti spunti per nulla scontati: sui valori non negoziabili, per esempio, Giorgia Meloni la pensa alla stessa maniera sin da quando ha fatto il primo ingresso nella storica sezione della Garbatella. Fini no: dopo un primo periodo di difesa spinta della civiltà tradizionale, l’ex leader di An si distanziò (ricorderete la sua posizione ai tempi del referendum sulla fecondazione assistita), consentendo ai giovani di An di iniziare a creare un distinguo.

Quello che poi diventerà decisivo per evitare la scomparsa della destra dopo le giravolte finiane. Un discorso simile può riguardare anche le materie economiche, la geopolitica, il discorso antropologico e così via. Giorgia Meloni è rimasta se stessa, e questo è un fattore che, sul lungo termine, sta premiando la sua parabola politica. Ma nel testo c’è anche altro. Il libro rende noto come Fdi possa contare su una classe dirigente che precede il raggiungimento del consenso odierno.

I giovani che si sono formati accanto alla Meloni – compresi quelli che per ragioni di corrente le erano avversi – siedono oggi in Parlamento, dopo un percorso composto soprattutto da militanza, dunque gratuità. E questo è un altro elemento che la politica contemporanea fa fatica a digerire, e quindi subisce.

Pino Morandini, il professor Renato Cristin, l’europarlamentare polacco Ryszard Antoni Legutko: queste sono alcune delle voci che Boezi ha voluto ascoltare per indagare sino in fondo il “Fenomeno Meloni” nella sua interezza.

La “Generazione Atreju“, invece, non fa da contorno, ma costituisce forse il cuore del libro. Le vicende politiche di Carlo Fidanza (l’ex alemanniano sconfitto a Viterbo), Francesco Lollobrigida, Nicola Procaccini, Augusta Montaruli, Giovanni Donzelli, Giovanbattista Fazzolari e Carolina Varchi, del resto, servono a tracciare una linea di continuità tra il sentiero intrapreso dalla Meloni e quello che oggi viene battuto dalle stesse persone che l’hanno scelta per essere guidate sin dai tempi delle primarie del Pdl, che poi saltarono, facendo capire a tutti che la democrazia interna non sarebbe mai stata di casa.

“Oggi Fdi si dice un partito conservatore e sovranista – dice Boezi, interpellato da La Voce del Trentino – , ma le categorie del novecento possono non bastare a circoscrivere il fenomeno. L’adozione del termine “patriota” è forse il vero asso nella manica di un percorso di sdoganamento dalle definizioni ideologiche che è ormai compiuto. Fdi vince sui territori perché rompe con il passato della vecchia politica. Esistono zone in Toscana, ad esempio, dove le persone non votano certo Fdi per “conservatorismo”, ma perché vedono nella Meloni una speranza di sganciarsi in modo definitivo dalle consuete consorterie liberal-democratiche. E questo vale anche per altri territori dove l’elettorato cerca una via di fuga dai meccanismi stantii della sinistra, che ormai sono incancreniti“.

Un libro interessante dunque, che può essere utile anche agli addetti ai lavori per evitare di semplificare troppo una fenomenologia che è ben più complessa rispetto a quella di altri partiti presenti oggi sulla scheda elettorale.

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