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Trento

Coronavirus: 5.000 casi, 140 morti al giorno e ospedali pieni, ma in Svizzera le piste da sci aprono lo stesso

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In Svizzera ieri si sono contati 4.312 nuove infezioni da coronavirus e 141 decessi. 209 persone sono state ricoverate in ospedale dove i reparti di terapia intensiva sono pieni.

Ma questo non basta per chiudere le piste di sci. Oltre al danno insomma, per il Trentino arriva anche la beffa.

Di fronte alla decisione della Svizzera di garantire il via libera ad un bianco Natale sulle piste, nonostante la pandemia continui a correre con numeri in alcuni casi peggiori rispetto all’Italia il nostro governo tergiversa e come sempre decide di non decidere.

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Nel corso della conferenza stampa di ieri il governatore Maurizio Fugatti ha  parlato – tra le altre cose – dell’impegno messo in campo dalla Provincia, in attesa che a livello europeo venga chiarito il quadro legato all’apertura degli impianti di risalita.L’assessore al turismo Roberto Failoni ha avuto oggi un lungo confronto con gli altri territori per i quali il mondo dello sci ha una grande importanza sotto il profilo economico. La sicurezza sanitaria è per noi imprescindibile, ma questo riteniamo debba valere anche per gli altri Paesi, in particolare per quelli confinanti con l’Italia. Qualora il Governo nazionale dovesse confermare la chiusura degli impianti, ribadiamo che dovranno essere garantiti i ristori che il nostro ente non riuscirebbe a sostenere in prima persona” –Ha spiegato Fugatti che ha aggiunto che se anche l’Austria dovesse aprire le piste da sci c’è la possibilità che al ritorno i cittadini italiani debbano rispettare una quarantena di 15 giorni.

Ma torniamo alla Svizzera. “Nel nostro Paese – spiega il consigliere federale Alain Berset – i comprensori sciistici possono restare aperti con l’adozione di piani di protezione. È una sfida per la Svizzera, dato che i comprensori sciistici dei Paesi circostanti rimarranno chiusi durante il periodo natalizio”.

Avrà poco da fare il premier Conte che aveva invocato l’intervento di Bruxelles quando l’Austria aveva parlato della possibilità di aprire i propri impianti, la Svizzera non fa parte dell’Ue e, già in questi giorni, diverse piste hanno aperto i battenti.

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“I Cantoni in cui c’è molto turismo invernale stanno prendendo molto sul serio la situazione – dice Lukas Engelberger, presidente della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della sanità – e piani di protezione sarebbero molto buoni, come ci riferiscono gli esperti. Nei comprensori non si parla di limitare gli accessi alle piste”.

In nome del federalismo elvetico nulla vieterà ai singoli Cantoni di adottare provvedimenti più severi. “Abbiamo notato che i numeri sono in calo da 3 settimane. Le misure funzionano e lo si può notare soprattutto nella Svizzera romanda, ma in alcuni cantoni tedeschi i numeri sono invece in aumento – conclude Berset -. La strategia svizzera, che si basa sull’autodisciplina, la responsabilità individuale e la ragionevolezza funziona, possiamo tenere sotto controllo la pandemia e avere comunque una vita normale”.

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