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Italia ed estero

Emanuela Corda (M5s) commemora il kamikaze di Nassirya che uccise 19 italiani – IL VIDEO

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Tra le vittime della strage di Nassiriya c’è chi commemora anche il kamikaze autore della strage: la deputata del M5s Emanuela Corda.

«Tutti noi ricordiamo commossi i 19 italiani deceduti in quell’attacco kamikaze, e oggi siamo vicini ai loro familiari; a volte ricordiamo anche i 9 iracheni che lavoravano nella base italiana, ma non troppo spesso. Nessuno ricorda però il giovane marocchino che si suicidò per portare a compimento quella strage: quando si parla di lui, se ne parla solo come di un assassino, e non anche come di una vittima, perchè anch’egli fu vittima oltre che carnefice». Lo ha detto in aula la deputata del movimento 5 stelle davanti agli occhi increduli degli altri parlamentari.

Anche il Kamikaze fu una vittima: «Un’ideologia criminale lo aveva convinto che quella strage fosse un gesto eroico, e lo aveva mandato a morire, e non è escluso che quel giovane, come tanti kamikaze islamici, fosse spinto dalla fame e dalla speranza che quel suo sacrificio sarebbe servito per far vivere meglio i suoi familiari, che spesso vengono risarciti per il sacrificio del loro caro», ha aggiunto.

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Dopo il discorso della grillina Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia ha replicato dicendo che “I kamikaze erano assassini e basta”, volgendo lo sguardo rabbioso verso gli scranni del M5S.

 Il suo intervento è comunque stato criticato da più parti. Oltre allo stigma del ministro della difesa Mario Mauro («Ci sono i carnefici e ci sono le vittime. La Storia, grazie a Dio, ci rende possibile distinguere bene gli uni dagli altri»), erano arrivati anche quelli di due compagni di partito. Il parlamentare trentino Riccardo Fraccaro , pur ritenendo strumentalizzato l’episodio, ha assicurato a Radiorai: «Considerare il kamikaze di Nassiriya una vittima è ingiustificabile, non è equiparabile agli altri caduti nella strage» del 12 novembre 2003.

E la senatrice Sara Paglini, via Facebook, ha parlato di «concetti che non condivido» e ricordato che «Il giovane kamikaze che fece saltare se stesso e tutti gli altri ragazzi a Nassiriya uccise». Stessa posizione per Michele Giarrusso che aveva ricordato come «chi sceglie di assassinare non può mai essere accomunato con le vittime».

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Sulla deputata si è scatenata la bufera sui social dove non sono mancate minacce ed insulti.

La deputata in una intervista al Corriere della Sera ha spiegato che «Debbo purtroppo sottolineare come, in questa occasione, da parte dei media sia stato compiuto – ha concluso Corda – un uso strumentale delle mie parole. Invece di riportare compiutamente quello che era il mio pensiero, è stata estrapolata la frase incriminata, eliminando la parte che chiariva il concetto che stavo esprimendo, e ci si è costruito sopra il titolo ad effetto».

Poi si è scusata: «Se le mie parole hanno soltanto minimamente offeso i familiari delle vittime di Nassiriya – ha spiegato Corda – chiedo scusa a loro perché questo non era in modo alcuno mia intenzione». La deputata dell’M5S ha infatti precisato che «insieme agli altri miei colleghi in commissione Difesa, sappiamo distinguere molto bene chi, come i nostri militari, ha assolto fino al supremo sacrificio al proprio dovere e chi, invece, dal governo e dal Parlamento ha la responsabilità di aver portato l’Italia in Iraq in una guerra illegittima e crudele che ha amplificato le sofferenze di quel popolo».

Il 12 novembre 2003 alle 10.40 ora locale, le 8.40 in Italia, un’autocisterna, carica di 300 kg di tritolo e di liquido infiammabile, forzò l’entrata della base Maestrale, presidiata dai carabinieri italiani, nella città di Nassiriya, in Iraq: i due uomini a bordo fecero esplodere una bomba. (qui articolo)

La deflagrazione, con un effetto domino, fece saltare in aria il deposito munizioni.

E spezzò 28 vite, quelle di 9 iracheni e di 19 italiani: 12 carabinieri, 5 militari dell’esercito e due civili, un cooperatore internazionale e un regista, Stefano Rolla, impegnato con la sua troupe nelle riprese di uno sceneggiato sulla ricostruzione del paese. 58 furono i feriti.

Fu il più grave attacco subito dall’esercito italiano dalla fine della Seconda guerra mondiale e una delle stragi più tristemente memorabili della storia contemporanea italiana e non solo. In molti si sono chiesti allora e in questi anni se si poteva fare qualcosa per evitarlo.

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