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Italia ed estero

Coronavirus: dall’ospedale di Padova la prima deroga per non morire in solitudine

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L’aspetto più lacerante dei protocolli sanitari degli ospedali in epoca di pandemia, è quello di non poter accompagnare un proprio caro negli ultimi passi della vita: morire in solitudine non è umano.

Dopo che il loro padre era morto isolato, le sorelle Maurizia e Alessandra dalla Volta di Padova hanno iniziato una loro personale battaglia.

Il papà aveva 92 anni ed era stato un luminare di cardiologia, ma nemmeno questo aspetto gli ha potuto evitare la solitudine negli ultimi attimi di vita. Maurizia ha iniziato un fitto scambio di mail con la direzione dell’0spedale con l’obiettivo di far cambiare il protocollo a favore di tutti gli altri famigliari che si possono trovare nelle loro stesse condizioni.

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Il concetto di fondo è prettamente umano: non considerare i pazienti e i loro familiari come potenziali portatori del virus, ma come esseri umani che vivono momenti tragici. Dopo un lungo batti e ribatti è arrivato il parere favorevole dei clinici e del Comitato Etico dell’Ospedale che hanno deciso di cambiare il protocollo.

La conferma arriva da Luciano Flor Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di Padova ed ex dirigente dell’azienda sanitaria trentina: “Una regola che deve essere applicata nel nostro ospedale e che prevede che in condizioni particolari, quali il pericolo di morte, qualunque sia la situazione, un familiare deve poter vedere il suo congiunto e deve poterlo vedere mentre è ancora vivo.”

E’ il primo caso in Italia e potrebbe dare il via ad un effetto a catena per rendere più umano l’addio ai propri cari anche in epoca di Covid.

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