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Arte e Cultura

Kaswalder ha aperto l’antologica dedicata a Davide Alcide Campestrini

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​​​​​​Il presidente del Consiglio provinciale – Walter Kaswalder – ha aperto oggi pomeriggio, nelle sale espositive di Palazzo Trentini, una mostra che colma un sensibile vuoto nel panorama artistico trentino e non: una personale antologica dedicata ad Alcide Davide Campestrini (Trento, 1863-1940), strutturata in quattro aree: ritratti; paesaggi e vedute; vita quotidiana; soggetti letterari, storici e patriottici.

Si tratta di un omaggio in un certo modo storico – nell’ottantesimo della morte – perché l’artista naturalizzato milanese, in Trentino non era stato ancora esposto in modo esaustivo.

Con il titolo Il Sacro, il tragico e il quotidiano, la mostra presenta oltre una sessantina di oli su tela e su cartone ed è accompagnata da un ricco catalogo di Fiorenzo Degasperi e Warin Dusatti, nel quale sono riprodotte non solo le opere in mostra, così delineando in modo quasi esaustivo il percorso pittorico ed umano di uno degli artisti trentini tra i più notevoli della cultura artistica del nord Italia.

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Il presidente Kaswalder ha aperto la rassegna senza una vera e propria inaugurazione – causa pandemia – ma dichiarando la volontà, finché possibile, di continuare a far respirare la cultura trentina e quindi anche lo spazio ad essa dedicato nella sede del Consiglio provinciale. Ecco quindi che la Presidenza del Consiglio provinciale – dopo la rassegna su Codroico-Scherer e quella che ha abbinato Tamanini e Boato – chiude in bellezza questo tribolato 2020.

Di Campestrini va detto che la lunga permanenza nel capoluogo lombardo gli permise di affinare le tecniche e di respirare un’aria culturale vivace: erano i tempi della Scapigliatura, della nascita del Verismo, della ribellione alle Accademie, dell’incedere degli impressionisti e dei postimpressionisti, del tramonto della pittura classica e mitologica, dell’imporsi della “macchia”.

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L’artista – scrive il critico Degasperi – è un errante della pittura, attraversatore di stili e di generi: storico, mitologico, paesaggio, arte religiosa, ritratto, ecc., declinando la pittura e il disegno tra il neoimpressionismo e timidi accenni di figurazione “astratta”, non disdegnando le incursioni nel realismo e nella denuncia sociale. Ciò che gli permette questo entrare ed uscire dalle categorie artistiche è la competenza professionale, l’essersi impossessato dei molteplici saperi legati all’arte: ogni lavoro è sostenuto da una tecnica ineccepibile, come dimostra la sua carriera d’artista e di insegnate all’Accademia di Brera.

In un gioco di contrasti e dissolvenze fra mondo passato e moderno, Campestrini ci offre un’inedita visione di pittura, un dialogo intessuto di rimandi e corrispondenze fra epoche e stili, capace di coinvolgere l’anima e il corpo e non solo l’intelletto, aperta a una tradizione artigiana del “costruire” colori e forme, affinando tecnica e talento.

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