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‘Ndrangheta in Trentino ai tempi del Covid -19

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Le parole del Vescovo di Trento don Lauro Tisi nel commentare l’operazione “Perfido” sulla ‘ndrangheta nel settore porfido, ha richiamato la società trentina e la politica a non essere distratta e ha provocato le reazioni di molti ex Presidenti della Provincia e dello stesso Fugatti.

Se analizziamo le dichiarazioni degli ex Governatori possiamo notare che l’ex Presidente della PAT nel periodo dal 1999 al 2012 Lorenzo Dellai ha ammesso che “anche in Trentino vi sia stata l’infiltrazione dell’ ‘ndrangheta, ma che il sistema politico e istituzionale dell’autonomia abbia dimostrato di essere indisponibile a farsi coinvolgere dagli interessi della criminalità organizzata”; il suo successore nel periodo 2012-2013 Alberto Pacher ha dichiarato come “non avesse mai avuto sentore che ci fosse qualcosa di strano” e che “le intimidazioni nella zona delle cave fossero solo una malsana competizione tra una piccola minoranza degli operatori del settore”; infine l’autonomista Ugo Rossi che ha guidato la Giunta dal 2013 al 2018 ha dichiarato “che forse siamo distratti e abbiamo potuto sottovalutare il problema, ma che non si deve generalizzare”.

All’attuale Presidente della Provincia Fugatti, dopo la tempesta Vaia e il Covid-19, toccherà anche occuparsi di questi segnali preoccupanti che non devono però più farci cogliere impreparati.

Di certo l’inchiesta giudiziaria andrà avanti comunque e porterà a stabilire se ci siano responsabilità penali degli indagati che, è bene ricordarlo, beneficiano della presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva passata in giudicato.

Sappiamo però benissimo che con la crisi economica il rischio di infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico trentino non è affatto da trascurare e bisogna mettere in campo tutte le azioni politiche per evitarlo, compreso il controllo sociale perché le “distrazioni” oggi non sono più ammesse.

In questi giorni mi sono riletto attentamente i risultati del rapporto di Transcrime del marzo 2013, frutto della preziosa ricerca svolta dall’Università di Trento nel Progetto sperimentale METRIC di monitoraggio dell’economia trentina contro il rischio di criminalità. Già allora veniva individuato un indice di rischio di infiltrazione del territorio e venivano individuati tre settori più a rischio di altri.

Le attività professionali (avvocati, commercialisti, ingegneri ecc.) dove veniva individuato un indice pari a 86,7, il settore delle costruzioni con un indice pari a 80,3 ed infine i trasporti e il magazzinaggio con un indice pari a 74,4. Venivano successivamente individuati specificatamente le attività più a rischio infiltrazione, trasporto di materiali in discarica, trasporto e smaltimento rifiuti, fornitura e/o trasporto terra e materiali inerti, calcestruzzi, bitume e prodotti agricoli ed infine i servizi di autotrasporto.

Persino le procedure di gara degli appalti pubblici erano state valutate dal rapporto dove si erano rilevate anomalie nei ribassi d’asta e l’avvento di imprese extraprovinciali soprattutto nell’ambito dei subappalti.

Purtroppo mi duole affermare che i segnali c’erano già tutti e oggi la politica è chiamata a trovare i rimedi che erano peraltro già stati indicati dal rapporto. La normazione alluvionale dovrebbe essere sostituita da testi unici e da un corpus unitario coerente, ci vogliono controlli e un coordinamento efficace tra i vari uffici ispettivi, bisogna puntare sulla formazione degli imprenditori soprattutto nei settori più a rischio, individuare protocolli di legalità tra i vari attori e creare un sistema di trasparenza in modo tale da verificare la cosiddetta idoneità tecnico professionale dell’impresa e avere accesso alla white list di imprese conosciute.

L’invito che mi sento di rivolgere all’attuale Presidente della Provincia Maurizio Fugatti è proprio quello di non farsi travolgere dagli eventi accaduti, ma pensare una strategia politica di difesa del sistema economico trentino dal rischio infiltrazione che di questi tempi è urgente e mi rendo conto di chiedergli molto, ma l’inchiesta giudiziaria in atto deve risvegliare le nostre coscienze e provare a preservare il Trentino come meglio possiamo con gli strumenti innovativi dell’autonomia speciale.

a cura di Andrea Merler

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