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Io la penso così…

Farmacisti medici e tamponi: le incongruenze e contraddizioni del nostro sistema sanitario

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Spett.Le Direttore,

a distanza di un mese mi ritrovo a scrivere, questa volta non solo nelle vesti di mamma, ma anche di farmacista, indignata e adirata. Ho un bambino di 9 mesi che mercoledì sera ha presentato febbre a 39, tosse e raffreddore. Dopo aver somministrato al piccolo la Tachipirina chiamo al pronto soccorso per capire come comportarmi perché sapevo già (visto quanto precedentemente accaduto con la sorella di 4 anni) che la pediatra non l’avrebbe visitato.

La dottoressa del Pronto Soccorso mi invita a monitorare la temperatura e i sintomi di mio figlio e a sentire la pediatra l’indomani, confermandomi comunque che l’avrebbero visitato loro nel caso in cui non lo avesse fatto la pediatra, aggiungendo che saremmo stati indirizzati nel percorso Covid stante la febbre alta.

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L’indomani chiamo la pediatra che, come immaginavo, mi dice che deve segnalare il bimbo per il tampone e dietro la mia richiesta di visitarlo (perché secondo me si trattava di una forte bronchite e avrebbe avuto bisogno di una terapia) risponde “se lo visitassi e risultasse positivo al Covid dovrei chiudere e sanificare l’ambulatorio e verrei sottoposta a quarantena”.

Da mamma e da farmacista controbatto dicendo che quanto da lei affermato è vergognoso.

Un comportamento simile porta a domandarmi se da marzo le altre patologie siano miracolosamente scomparse. Posso comprendere la paura, posso comprendere la necessità di tutela della salute e dell’attività preziosa che i medici di libera scelta svolgono, ma questa è follia. Si lascia in balia della patologia un paziente per il timore di venire sottoposti a quarantena?

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Noi farmacisti abbiamo l’obbligo (come sottolineato dalla richiesta della Fofi che riporta la firma del presidente Mandelli) di recarci a lavorare anche con un positivo in famiglia e che possiamo esimerci solo nel caso in cui dovessimo avere problemi respiratori (quindi probabilmente anche nel caso in cui dovessimo essere positivi al Covid e asintomatici o paucisintomatici) e la pediatra mi dice che non visita perché ha paura di fare la quarantena?

Premetto che il mio mestiere mi porta a conoscere una miriade di situazioni riferitemi dai pazienti che da marzo non vengono ricevuti dai medici di libera scelta perché barricati nei loro ambulatori. Fanno ricette on-line, porgono ricette ripetibili e conversano dalla finestra con i pazienti, assegnando terapie antibiotiche anche per telefono.

Fortunatamente ci sono ancora alcuni medici di libera scelta che ricordano che la loro è una missione e non una professione qualunque, ricordano il giuramento di Ippocrate e il codice deontologico e grazie a loro ed al loro buon senso alcuni pazienti hanno la fortuna di beneficiare di una visita.

I medici ospedalieri si bardano e visitano chiunque. Perché quelli di libera scelta sono esenti da tutto ciò? Che differenza c’è tra un ospedaliero è un medico di libera scelta? Forse lo stipendio? Non credo, un massimalista ha uno stipendio abbastanza alto rispetto ad un ospedaliero che fa turni massacranti e al quale non vengono concesse astensioni dal servizio nei giorni festivi e prefestivi come loro.

Così come noi farmacisti (sempre additati da molti pronti a sparare accuse e sentenze senza fondamento) non chiudiamo la porta nessuno, da noi entra gente con febbre, raffreddore tosse, e magari senza saperlo sintomatici e asintomatici. Eppure con le dovute precauzioni facciamo il nostro lavoro in prima linea senza mai fare un tampone prima di servire un cliente.

A tal proposito vorrei sottolineare come la categoria, soprattutto nella Provincia Autonoma di Trento, sia messa in seria difficoltà dal fatto che sui TG locali e nazionali rimbalzano notizie inesatte relative al fatto che le farmacie di Trento eseguano i tamponi.

Si è arrivati al punto che anche il ministro Speranza, evidentemente mal informato, invita il resto delle farmacie del Paese a seguire il modello di queste virtuose farmacie trentine. A Trento città c’è una farmacia comunale, quella di Piedicastello, che ha gentilmente offerto lo spazio antistante alla sua entrata per consentire all’Apss di effettuare i tamponi, con un infermiere che fa il prelievo e non un farmacista, il tutto previo appuntamento Cup.

Il presidente della Provincia Fugatti chiede che i farmacisti vengano formati per effettuare i tamponi e il dottor Bizzarro titolare di farmacia, e presidente dell’Ordine afferma che siamo pronti a scendere in campo. Su quale basi si fondano le loro affermazioni e i loro slanci? Hanno chiesto ai farmacisti dipendenti e quanti abbiano dato l’adesione a questo servizio? Probabilmente Fugatti e Bizzarro colpevolmente dimenticano che il contratto di un farmacista dipendente rientra in quello che è il contratto del commercio.

Pertanto, se il tampone lo deve fare il farmacista lo può fare anche fruttivendolo, il macellaio, il barista etc… Il nostro contratto non viene rinnovato da anni perché chi ci rappresenta, permettetemi di ricordarlo, fa l’interesse dei titolari di farmacia. Avete mai visto la Confindustria tutelare gli interessi dei dipendenti dell’imprese ad essa associate? Non siamo inquadrati come sanitari, non abbiamo gli stessi loro stipendi, gli stessi loro orari, la medesima indennità che danno ai medici di libera scelta, né le loro tutele. Per quale ragione dobbiamo essere trattati come carne da macello senza riconoscimenti e tutele?

Non ci siamo mai tirati indietro e mai abbiamo pensato di farlo, soprattutto in una fase emergenziale come quella che stiamo affrontando, ma vorremmo essere trattati con un po’ più di rispetto, soprattutto in virtù dell’utilità sociale che riveste il nostro lavoro e che ci viene costantemente riconosciuta dai clienti e della nostra costante esposizione. Quanto ai tamponi, se anche fossimo formati per effettuarli, dal punto di vista pratico saremmo nell’impossibilità materiale di operarli perché molte delle farmacie in cui lavoriamo (come quella in cui lavoro io) non hanno gli spazi adeguati a mantenere ben separate le cose per garantire sicurezza e riservatezza dei clienti abituali e di quelli in un’eventuale coda di pazienti potenzialmente affetti da Covid.

Il dilettantismo e le sparate propagandistiche non ci aiuteranno a venirne fuori.

Concludo dicendo che ad oggi, domenica, mentre scrivo, ancora non ho ricevuto alcuna chiamata per l’esecuzione del tampone sul mio bimbo di 9 mesi che, grazie alle cure della sua mamma farmacista sta guarendo. Non vorrei trovarmi a dover attendere tra chiamata ed esito del tampone 10 giorni come la scorsa volta.

In nome della tanto sbandierata trasparenza, sarebbe bello sapere come vengono fatte le selezioni per le chiamate, visto che una piccola paziente della stessa pediatra segnalata un’ora dopo il mio bambino e con gli stessi sintomi, venerdì sera aveva già in mano l’esito del tampone.

Isabella Notarachille

Potete inviare le email al direttore da inserire nella rubrica «io la penso così» scrivendo a: redazione@lavocedeltrentino.it

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