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Italia ed estero

Flop epocale per il reddito di cittadinanza: scovati e denunciati centinaia di furbetti per indebita percezione

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Un fallimento che in molti avevano preventivato. Dopo averla spacciata come misura epocale in grado di rivoluzionare il mondo del lavoro il reddito di cittadinanza si è dimostrato un flop epocale senza precedenti in Italia.

I numeri ad oggi sono desolanti a fronte di investimenti pubblici importanti che hanno certificato un fallimento che da più di un anno e mezzo pesa sulle casse dello Stato.

Secondo i dati Inps più recenti, i percettori del Reddito di cittadinanza hanno un assegno mensile medio di 570 euro e sono 3 milioni, una crescita del 25% rispetto a gennaio 2020. Di questi, 196 mila hanno ottenuto un lavoro, ma al rilevamento del 7 luglio soltanto la metà sono rimasti lavoratori attivi.

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Gli altri hanno avuto lavori con contratti brevi, rimpolpando il già ben nutrito esercito dei precari. Inoltre, il 30% delle persone risultate idonee a ricevere un’offerta di lavoro non si è presentato al colloquio.

Dunque, attualmente 2 milioni e 900 mila persone sta riscuotendo l’assegno del Rdc senza lavorare.

Questa cifra comprende soggetti non occupabili, gente che non ha alcuna intenzione di trovare un lavoro e furbetti che già ne hanno uno – ovviamente non dichiarato. Dall’entrata in vigore della misura sono stati spesi 8,5 miliardi di euro per i sussidi legati al reddito e alla pensione di cittadinanza. Una cifra enorme che ha sicuramente aiutato diverse famiglie, ma che ha attinto ai soldi dei contribuenti e ha creato un ulteriore debito che ricadrà sulle generazioni future. Ha inoltre sancito il flop del Rdc per come era stato pensato, fallendo su tutta la linea proprio sul tema che il Movimento 5 Stelle considerava fondamentale per dare un senso alla stessa misura: il lavoro.

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La frangia dei furbetti aumenta di giorno in giorno e allora nel corso di una serie di controlli tra Artena e Cave, in provincia di Roma – riporta il fatto quotidiano –  la guardia di finanza ha scoperto sei lavoratori in nero impiegati in due diverse panetterie. Ma non solo: tre di loro beneficiavano del reddito di cittadinanza, mentre un quarto prendeva il reddito di emergenza.

I restanti erano senza permesso di soggiorno: si tratta di due italiani, due cittadini macedoni e due pakistani. Le Fiamme Gialle della Compagnia di Colleferro, coordinate dal gruppo di Frascati, li hanno colti mentre erano intenti a lavorare all’interno di due laboratori per la produzione di panetteria.

Poi – riporta invece Ilgiornale.it – c’era chi aveva dichiarato di avere una giacenza media sul proprio conto corrente di 242 euro e chi di 117 euro. Tutte persone indigenti che, proprio per questo motivo, percepivano il reddito di cittadinanza. Peccato, però, che questi poveri giocassero ciascuno centinaia di migliaia di euro nelle varie piattaforme di gioco d’azzardo online.

Venti i percettori del reddito di cittadinanza, che sono stati indagati dalla Procura di Imperia, in un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dal pm Barbara Bresci con il procuratore Akberto Lari.

Grazie a una serie di controlli incrociati sulle banche dati nazionali e locali, gli investigatori hanno scoperto che nelle autodichiarazioni necessarie a richiedere il beneficio patrimoniale all’Inps, gli indagati avevano indicato di non avere disponibilità economiche sui propri conti correnti, risultando però tutti accaniti giocatori sulle varie piattaforme di gioco online, arrivando addirittura a puntare diverse centinaia di migliaia di euro, utilizzando fonti di reddito evidentemente occultate al fisco.

Non è infatti chiaro da dove provenissero tutti questi soldi. Malgrado avessero indicato giacenze medie sui propri conti correnti del tutto irrisorie, in alcuni casi anche di poche decine di euro, erano tutti titolari di conti gioco online, utilizzati sia per giocare che per scommettere. Si parla di poker, giochi da tavolo, scommesse sportive, tombola e bingo. I conti online venivano alimentati con ricariche di denaro in contante o bonifici e giroconti direttamente prelevati dai propri conti correnti personali o da carte di credito ricaricabili.

Alcuni casi emblematici. I finanzieri hanno scoperto un uomo di 59 anni di Ventimiglia il quale, pur avendo dichiarato di avere una giacenza media sul proprio conto corrente, nel 2018, di 242 euro: tra il 2017 ed il 2020 ha giocato somme per oltre 1,6 milioni di euro, percependo, per tutto il 2019, circa 600 euro mensili come sostegno alla povertà.

C’è, quindi, una donna di 44 anni di Diano Marina la quale, pur avendo dichiarato, nel 2018, una giacenza media sul proprio conto corrente di 117 euro, tra il 2017 ed il 2020 ha giocato somme per oltre 960 mila di euro, percependo, da maggio 2019 a settembre 2020, circa 23.000 euro di reddito di cittadinanza.

E che dire, poi, di un’altra donna di 61 anni, di Ventimiglia, che, oltre ad essere anch’essa assidua giocatrice online, con vincite realizzate per oltre 170 mila euro, tra il 2017 ed il 2020, ha simulato, in concorso con il marito, una variazione dello stato di famiglia in modo da poter dichiarare di vivere da sola, al fine di percepire il reddito di cittadinanza, evitando così di certificare tra le entrate familiari la pensione del marito.

Nei loro confronti il gip di Imperia ha emesso un decreto di sequestro preventivo, tuttora in corso di esecuzione, delle somme indebitamente percepite. Gli indagati rischiano ora rischiano una pena da due a sei anni di reclusione, per aver reso dichiarazioni false e per aver attestato circostanze non veritiere al fine di ottenere indebitamente il beneficio del reddito di cittadinanza. Tutte le posizioni illecite sono state inoltre state segnalate all’Inps per la revoca del beneficio economico.

Ma c’è chi il reddito di cittadinanza lo percepisce anche i carcere, come per esempio i condannati per associazione mafiosa, per rapina, per droga e chi per tentato omicidio.

30 persone sono state denunciate dalla guardia di finanza di Foggia. I 30 sono stati anche segnalati all’Inps per la sospensione dell’erogazione del reddito di cittadinanza e il recupero delle somme indebitamente percepite che ammontano, complessivamente, a circa 200 mila euro.

Nello specifico, tre di loro hanno presentato la domanda per ottenere il beneficio mentre erano già detenuti; 12 non hanno comunicato di essere stati arrestati; 6 hanno omesso di indicare, nelle istanze per ottenere il reddito di cittadinanza, la detenzione del familiare; 8 non hanno comunicato l’arresto del familiare, continuando a percepire indebitamente il sussidio in forma piena. Ed infine, una posizione ha riguardato l’allontanamento dalla casa di famiglia, su ordine dell’Autorità giudiziaria, del componente di un nucleo familiare destinatario del sussidio. Ma capiamoci bene: sono solo la punta dell’iceberg, in realtà le persone in Italia che percepiscono il reddito di cittadinanza in modo indebito sarebbero migliaia. E tutto naturalmente spesato dallo Stato. 

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