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Lotta ai tumori cerebrali: un contributo per la ricerca UniTrento dalla Fondazione Celeghin

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I tumori cerebrali, che si sviluppano nella scatola cranica o in generale nel sistema nervoso centrale, colpiscono ogni anno tra le 7 e le 19 persone ogni 100mila. Per combatterli la prima arma è la conoscenza dei meccanismi di insorgenza e di diffusione.

La ricerca scientifica ha compiuto negli anni grandi passi avanti nella diagnosi e nel trattamento, ma gli obiettivi da raggiungere sono ancora numerosi e importanti. Tra le tante associazioni impegnate nella lotta al cancro c’è la Fondazione Celeghin che dal 2012 sostiene la ricerca sui tumori cerebrali, finanziando progetti di ricerca in collaborazione con diversi ospedali e università italiani.

L’obiettivo è promuovere la diagnosi e individuare nuove strategie terapeutiche che diano maggiori speranze di guarigione ai pazienti e più serenità alle loro famiglie.

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Tra i vari finanziamenti che la Fondazione assegna su base competitiva ogni anno per studi sui tumori cerebrali uno è andato quest’anno al Dipartimento Cibio dell’Università di Trento, per il progetto “Mitochondrial translation inhibitors for brain cancer: from bench to bedside” coordinato dal professor Alessandro Quattrone, direttore del Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata, Cibio dell’Università di Trento.

Il progetto, che sarà finanziato con 150 mila euro per una durata di due anni, punta a testare nuovi farmaci e sfrutta le conoscenze scientifiche e tecnologiche sviluppate grazie alla medicina di precisione per ridurre le distanze dal laboratorio al letto del paziente.

Questo contributo a favore della ricerca UniTrento servirà a coprire le spese dei ricercatori coinvolti nel progetto e ad acquistare materiali di consumo.

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Venerdì la presidente della Fondazione, Annalisa Celeghin, è stata accolta dal rettore Paolo Collini a Palazzo Sardagna, nella sede del Rettorato, per un incontro di conoscenza reciproca e per la presentazione nel dettaglio del progetto da parte dell’assegnista di ricerca Denise Sighel del Dipartimento Cibio.

La Fondazione porta il nome di Giovanni Celeghin, scomparso nel gennaio 2011, a 68 anni appena compiuti, per glioblastoma multiforme, un tumore al cervello molto aggressivo. Padovano, imprenditore, grande appassionato di ciclismo, ha donato molto per la ricerca, in cui credeva.

Oggi la Fondazione contribuisce alla lotta contro i tumori cerebrali, non sono finanziando progetti di ricerca all’avanguardia, ma anche organizzando iniziative e campagne di informazione promosse grazie a una rete di volontari. «Siamo molto soddisfatti di poter collaborare con l’Università di Trento e in particolare con il Dipartimento CIBIO, centro d’eccellenza per la ricerca» ha commentato la presidente Annalisa Celeghin. «Riponiamo molte aspettative su questo progetto, attentamente scelto dal nostro comitato scientifico – presieduto dal professor Modesto Carli – per la sua non convenzionalità e le solide basi su cui poggia»

Il progetto finanziato: potenziare un farmaco già in uso come antibiotico per sconfiggere un tumore cerebrale

Il glioblastoma multiforme è il più comune e aggressivo tumore cerebrale maligno nell’adulto. Al momento esiste un unico farmaco approvato in grado di prolungare la sopravvivenza delle persone che ne sono affette. Ciononostante il tumore, inevitabilmente, ricorre e la prognosi dei pazienti rimane infausta: la sopravvivenza media è di soli 14 mesi. Ma quali sono le ragioni per cui questo tumore si ripresenta?

Lo spiega Denise Sighel: «Una delle ragioni è la resistenza alle terapie delle cellule staminali di glioblastoma. Per il loro fabbisogno energetico queste utilizzano la fosforilazione ossidativa, un processo biochimico cellulare fondamentale. Nei pazienti che presentano livelli più elevati di questo processo, la prognosi sull’aspettativa di sopravvivenza peggiora sensibilmente. In uno studio precedente abbiamo ipotizzato una strategia terapeutica nuova per questo tumore partendo proprio dall’inibizione di questo processo. Cuore di questo approccio sarebbe l’impiego di un farmaco già approvato e in commercio come antibiotico che avrebbe l’effetto di bloccare la proliferazione delle cellule staminali di glioblastoma. I dati raccolti finora sono molto promettenti ma c’è ancora strada da fare per verificare la possibilità di un reale impiego».

«In questo progetto aggiunge il direttore Alessandro Quattrone – vogliamo analizzare e poi testare in laboratorio in vitro e in vivo una trentina di molecole analoghe al farmaco selezionato, che potrebbero essere più mirate e quindi più efficaci. In futuro potremmo identificare meglio come reagiscono i vari sottotipi molecolari del glioblastoma multiforme, capire quali sono i più sensibili al nuovo trattamento e selezionare i pazienti con le possibilità migliori di rispondere alla terapia farmacologica, secondo una logica di medicina di precisione. È una sfida contro il tempo quella di dare risposte alle persone affette da tumore cerebrale. Per questo ci poniamo come obiettivo quello di selezionare la migliore molecola candidata per successivi studi preclinici e clinici per il trattamento del glioblastoma multiforme».

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