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Arte e Cultura

Le rappresentazioni di Dante in Trentino fra ‘800 e ‘900. A Mezzolombardo ne ha parlato l’esperto Roberto Pancheri

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Ieri sera nella sala Spaur a Mezzolombardo si è tenuta una conferenza sull’immagine di Dante nell’arte trentina fra ‘800 e ‘900. L’evento, organizzato dall’Associazione Castelli del Trentino, è stato presieduto da Roberto Pancheri, funzionario alla Soprintendenza per i beni culturali di Trento. Uomo di grande cultura, Pancheri è laureto in Storia dell’Arte all’Università di Padova.

Dante viene considerato comunemente come il padre della lingua italiana. Tale denominazione è vera, ma non lo descrive appieno. Dante è stato anche un esponente politico di primo piano nella Firenze del ‘300.

Firenze era al tempo una delle città più popolose e più influenti di tutta Europa. Fra chi l’amministrava c’era proprio Dante, che per le sue idee venne esiliato dalla città e fu costretto a non farci più ritorno.

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Proprio per la sua carriera politica, l’immagine di Dante è stata spesso sfruttata nel corso del tempo dalle varie ideologie politiche. La sua grandezza non ne ha però risentito.

Le rappresentazioni di Dante in terra trentina avevano il solo scopo di rimarcare l’italianità del proprio popolo. Ancora oggi nel mondo l’appartenenza all’Italia viene messa in risalto attraverso l’aspetto culturale.

Sul finire dell’800 il Trentino faceva ancora parte dell’Impero Austro-Ungarico e la condizione di minoranza accentuava ancor di più l’attaccamento verso figure iconiche italiane, come ad esempio i poeti. L’Impero ha cercato dove possibile di soffocare tale attaccamento, ma di fronte alla grandezza di Dante anche gli austriaci hanno dovuto farsi da parte.

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Nel 1865 i comuni di Trento, Riva del Garda e Ala volevano partecipare ai festeggiamenti organizzati a Firenze per i 600 anni dalla nascita di Dante. L’Impero Austro-Ungarico era fortemente contrario.

Era inconcepibile che tre comuni austriaci prendessero parte a delle celebrazioni di poeti italiani e in cui probabilmente si sarebbe parlato male dell’Austria. I tre comuni decisero quindi di organizzare una cerimonia all’interno della biblioteca di Trento e l’artista Andrea Malfatti venne incaricato di scolpire un busto del sommo poeta, ancora oggi visibile.

Nel 1889 a Bolzano nella piazza del mercato è stata eretta una statua dedicata a Walther von de Vogelweide, il padre della lingua tedesca. La piazza ha quindi preso il nome del poeta, diventando piazza Walther.

In risposta a quello che era successo a Bolzano, Trento aveva deciso di fare la stessa cosa con Dante Alighieri. E’ stato quindi indetto un concorso e il progetto più bello sarebbe stato scelto per la realizzazione dell’opera.

Benchè l’Impero Austro-Ungarico non fosse d’accordo sulla realizzazione dell’opera, avevano preso parte al concorso anche parecchi giovani artisti austriaci e tedeschi. Roberto Pancheri ha infatti messo in risalto il fatto che le nuove generazioni di artisti erano sempre aperte a nuovi stimoli e a nuove proposte benchè fossero di altri stati. Le nuove generazioni di artisti erano completamente disinteressati alle diatribe fra italiani e austriaci.

A loro interessava solo creare. Sebbene abbia partecipato anche un trentino, Andrea Malfatti, e benchè Trento volesse affidare il progetto proprio a lui, erano presenti nomi troppo “grossi” per poter fare finta di niente (Ettore Ximies, Cesare Zocchi).

La realizzazione dell’opera è stata infatti poi affidata a Cesare Zocchi e la statua è stata inaugurata nel 1896. E’ la più importante opera dedicata a Dante in terra trentina. Ha avuto una tale influenza nel tempo che non è stata abbattuta nemmeno dagli austriaci in ritirata nel 1917.

Durante la serata Roberto Pancheri ha passato in rassegna anche diversi quadri in cui è stato rappresentato Dante. Primo fra tutti è quello di Domenico De Biasi, pittore veneto vissuto nell’800, che ha raffigurato il momento in cui Castelbarco, signore del castello di Lizzana, offre ospitalità a Dante.

In questo quadro De Biasi ha immaginato che Dante durante il suo esilio fosse stato accolto nel castello di Lizzana. Il castello, situato nelle vicinanze di Rovereto, è stato distrutto dai veneziani nel ‘400.

Ne rimangono oggi alcuni ruderi. L’impianto esterno è quindi frutto della fantasia del pittore. Sottolineare il fatto che Dante sia passato nella terra trentina, anche se ciò probabilmente non è avvenuto, aveva lo scopo di alimentare il sentimento nazionalista.

L’ultimo dipinto in ordine di tempo in cui è stato raffigurato Dante risale al 1958. Da quel momento in poi Dante non è stato più raffigurato in Trentino. Si è forse spento il sentimento nazionalista che ardeva in funzione anti-austriaca.

Carlo Bonacina ha dipinto Dante e San Bernardo di Rabbi mentre invocano la vergine Maria. Questa è l’unica raffigurazione in cui Dante è stato posto sullo stesso piano di un santo.

San Bernardo viene anche citato nella Commedia e in particolare nel Paradiso. Dante, una volta arrivato nell’Empireo, vede Beatrice che però scompare all’improvviso, e chiede proprio a San Bernardo dove fosse andata. La chiesa si trova a Rabbi, nella frazione di San Bernardo.

Il tempo della conferenza stava purtroppo per scadere e Roberto Pancheri è stato costretto a concludere. La sua passione per l’arte è stata difficile da far coincidere con dei limiti di tempo. L’incontro non è stato solo una rassegna delle opere in cui è presente Dante, ma Pancheri ha cercato di trasmettere ai presenti la bellezza e l’importanza di queste opere all’interno di questa terra.

Il Trentino deve essere orgoglioso di possedere una ricchezza artistica di così tale valore. E’ riuscito perfettamente nell’intento.

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