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Rovereto e Vallagarina

Valduga, un uomo solo al comando presenta la giunta. Un incredibile mix delle ultime due consiliature

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Che la coalizione civica che aveva vinto le elezioni comunali del 2015 non esistesse più lo avevano decretato i cittadini roveretani il 20-21 settembre scorsi tagliando quasi a metà il consenso elettorale all’ex maggioranza del sindaco uscente (dal 38% ad appena un risicato 21%), come avevamo già scritto nei giorni scorsi.

L’altro ieri Francesco Valduga, autore di un’operazione di trasformismo politico degna dei più navigati politici della Prima Repubblica, lo ha certificato annunciando la composizione della nuova giunta municipale, che stravolge i passati equilibri e dà vita ad una nuova aggregazione tutta da verificare alla prova dell’amministrazione quotidiana del secondo Comune del Trentino.

Nessun assessore esterno, aree tematiche molto confuse (manca la delega espressa al turismo, sostituita da una più generica “promozione territoriale”), la riproposizione di 2 assessori della giunta del sindaco Andrea Miorandi, bocciato sonoramente dagli elettori 5 anni fa (Giulia Robol addirittura esclusa dalla lista Pd dall’allora segretario Fabiano Lorandi, emigrato poi con Leu ed approdato ora a Futura, per aver osato mettere in discussione la ricandidatura di Miorandi), in particolare Giuseppe Bertolini, che si vede incredibilmente riassegnare le medesime competenze assessorili con le quali aveva scontentato tutti nei 5 anni con Miorandi, racimolando la miseria di 62 voti nel 2015, finendo addirittura fuori dal consiglio comunale.

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Nelle scelte per la nuova Giunta il confermato sindaco ha dimostrato poco coraggio, manuale Cencelli alla mano un’assegnazione notarile ai primi degli eletti delle liste che avevano formato la sua nuova coalizione elettorale, “costretto” a concedere 2 assessorati al Pd, che ha conquistato più del triplo dei voti delle “listine” di Plotegher e Bortot, che in cinque anni di governo non sono cresciute di niente, per non parlare del Patt, che con il suo imbarazzante 4% si è visto comunque omaggiare di un assessorato “pesante” come quello alle attività economiche, assegnato al primo degli eletti Giuseppe Bertolini.

La nuova anima di “sinistra” della coalizione è ora chiara a tutti, con la vicesindaca Giulia Robol e la “figlia d’arteMicol Cossali, erede di papà Mario già vicesindaco del primo cittadino targato “Dc” Pietro Monti nei primi anni ‘90.

Sembra preistoria ma Rovereto è tornata a quelcompromesso storico” per mantenere potere e poltrone.

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Valduga ha ricreato a Rovereto la coalizione di centrosinistra autonomista (con l’aggiunta di quello che resta dei “civici”) che intende riproporre anche per mettere le basi per la sua scalata alla presidenza della Provincia tra meno di 3 anni.

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Soltanto chi conosce bene le cose roveretane può comprendere, invece, la partita che sta dietro all’assegnazione delle deleghe: clamorosa la mancata delega all’urbanistica all’architetta Giulia Robol, che avrebbe evidentemente potuto modificare il disegno di sviluppo territoriale disegnato dall’asse Valduga-Tomazzoni nell’ultimo quinquennio, in particolare il proliferare di grandi superfici commerciali in via del Garda, che hanno messo in ginocchio il centro storico e gli appetiti su altre aree dismesse.

Ecco, allora, spuntare il “fido Andrea Miniucchi, la sorpresa di queste nomine, solo terzo degli eletti nella lista dei “Civici per Valduga” per il quale il podestà ha sacrificato la fedele vicesindaca Cristina Azzolini e l’assessore uscente Ivo Chiesa, per sistemarlo su questa poltrona strategica.

Assegnate le deleghe ora vedremo se e in che tempi Valduga riuscirà ad adeguare la struttura operativa interna del Comune a questa ripartizione, per evitare sovrapposizioni, incongruenze e servizi comunali divisi tra due o più assessori. Il tutto con la prospettiva limitata a poco più di due anni…il 2023 si avvicina e Valduga, come ha dichiarato pubblicamente, “non si sottrarrà”.

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