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Psicologia dei Diritti

L’ultimo saluto dal finestrino, la nonna racconta. Storie di mala giustizia minorile – terza parte

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Questo articolo segue quanto già pubblicato precedentemente dall’autrice, la psicologa e psicoterapeuta Marica Malagutti (è possibile leggere la prima e la seconda parte della storia qui  e qui).

Dopo aver avuto le risposte dell’avvocato Casale e il punto di vista psicologico sullo sconvolgente caso di una nonna a cui è stata tolta la possibilità di vedere suo nipote senza alcuna ragione plausibile, abbiamo cercato proprio questa signora perché potesse rispondere alle nostre domande.

Signora come è iniziata la sua storia?

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Quando, anni fa, mia figlia è rimasta incinta, io la sostenevo a 360 gradi. Purtroppo era in una situazione difficile e io ho fatto veramente di tutto sia per lei che per mio nipote. Tra di noi i rapporti erano buoni, ma ad un certo punto, quasi due anni fa, mi arriva una telefonata da parte dei servizi sociali per un colloquio, esteso anche a mia figlia. L’operatrice non mi ha detto il motivo ed io ero così fiduciosa del Servizio Sociale che ho dato la mia disponibilità senza chiedere nulla.

Da quel momento l’equilibrio tra me e mia figlia si è rotto e dal detto al fatto in 4 mesi hanno portato via mio nipote mentre era all’asilo. Solo dopo alcuni lunghissimi mesi ho potuto sentire la sua voce al telefono. Le chiamate sono state solo due, poi hanno detto che il bambino piangeva ed aveva enuresi notturna. Non ho potuto più sentirlo fino a quando il mio consulente legale,  Avvocato Casale, ha combattuto duramente per ottenere almeno le visite protette”.

Attualmente vede suo nipote?

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Grazie alla tenacia del mio Avvocato Gianni Casale e della Dottoressa Malagutti, dopo tanto tempo, ho fatto un incontro con mio nipote.”

Perché dopo tanto tempo?

Secondo me qualsiasi cosa avessi fatto o detto prima o poi sarebbe arrivata la mail per la sospensione e guarda caso le moivazioni erano le medesime: pianto ed enuresi. Forse mio nipote è destinato ad un’altra famiglia? Forse perché è un bravo e bel bambino facile da tenere? Questa Idea purtroppo mi balena in testa da molto tempo. Ma ora ho rivisto mio nipote e sono molto felice, anche se non so ancora quando lo potrò rivedere”

Cosa si ricorda delgli ultimi incontri?

E’ stato bellissimo! La penultima volta abbbiamo giocato insieme, mio nipote era molto affettuoso, mi è corso incontro quando è arrivato, mi ha abbracciato e quando alla fine ci siamo salutati e stava andando via è tornato indietro per un ultimo abbraccio. Io ero molto emozionata, poi, mentre attraversavo la strada per raggiungere la mia auto vedo mio nipote che si allontanava in macchina e lo saluto. Lui mi ha ricambiato il saluto. Evidentemente era emozionato anche lui perché si è alzato dal sedile e si è girato per salutarmi ancora. Poi ancora una sospensione.

Infine, dopo diversi mesi, grazie all’aiuto di Casale e della Malagutti, ho rivisto mio nipote. In quest’ultima occasione abbiamo mangiato la torta per il nostro compleanno perché, da due anni ormai, non lo festeggiavamo insieme e le operatrici ci hanno permesso di scattare delle foto per ricordo. È stato davvero molto emozionante!”

Date le difficoltà di sua figlia e il suo impegno come mamma e come nonna cosa pensa che avrebbero dovuto fare i servizi sociali?

Dovevano sostenere mia figlia e portarla ad una maggiore stabilità rispettando me come madre e nonna. Avrei accolto mio nipote in casa solo fino a quando mia figlia non si fosse ristabilita. Non c’era bisogno di una famiglia affidataria che non è mai venuta in contatto con mia figlia e con la nostra famiglia. Io avrei sostenuto, come ho sempre fatto, mia figlia con l’aiuto di mio marito. Mi sconvolge il pensiero che con il cambio dell’Assistente Sociale tutto è cambiato. Ci hanno messe l’una contro l’altra”. 

Che cosa prova rispetto al fatto che non sa se potrà ritornare a fare la nonna in modo normale a suo nipote?

“Intanto sono contenta di aver rivisto mio nipote, anche se non so ancora che pensare e neanche quello che sentire. Credo solo che sia atroce prelevare da scuola un bambino così piccolo da persone sconosciute. Poliziotti in borghese l’hanno portato via come se fosse un delinquente. Sto male solo ad immaginare la paura che aveva, si sarà sentito disorientato, confuso. Come avrà vissuto la prima, la seconda notte senza la sua famiglia in un posto sconosciuto? A volte penso cosa gli possano aver detto per giustificare il fatto che viva in un’altra casa con altre persone.

Anche se alcuni professionisti mi hanno consigliato di lasciare andare la situazione, io lotterò per riaverlo a casa e se mia figlia risolverà i suoi problemi, sarò felice che mio nipote possa vivere con la sua mamma. Per ora comunque vivo tra il piacere di vederlo qualche volta  e il dolore più profondo di quando se ne va in un’altra famiglia. Mi sento arrabbiata con le persone che hanno lavorato per costruire questo ennesimo dramma che ha come protagonista un bambino”.

Si conclude così l’analisi di una parte di questa dolorosa e incredibile storia, una fra tante che ha come protagonista una donna, una nonna che per amore non smetterà mai di lottare.

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