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Io la penso così…

«Cari genitori, mettiamoci l’anima in pace….»: la lettera di una mamma arrabbiata e perplessa

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Spett.Le Direttore,

Sono una mamma di tre bambini e voglio denunciare un fatto gravissimo accaduto stamane presso una scuola materna di Trento Nord frequentata dai miei figli, perché credo sia giunto il momento di iniziare ad esprimere il proprio punto di vista per smuovere la coscienza delle persone riguardo a quanto stiamo vivendo (in nome di un’emergenza sanitaria tutta da verificare con dati alla mano).

Dal momento che vanno tanto di moda le etichette, premetto che non mi ritengo né negazionista, né no vax o no mask, sono solo una persona che si interroga su quello che stiamo vivendo informandomi attraverso diverse fonti e non solo ascoltando una visione unica che quotidianamente ci viene proposta dai mezzi di informazione più conosciuti.

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Ognuno di noi ha diritto di avere un’idea propria riguardo tutto quanto, ma credo che un genitore attento al presente e al futuro dei propri figli non riesca più a rimanere fermo a guardare inerme.

Alle ore 11.40 di questa mattina sono stata contattata dalla maestra del mio bambino in quanto dal termo scanner risultava che lui avesse 37.5 di febbre. Sono andata a prenderlo, l’ho portato a casa, gli ho misurato la febbre nel sederino (unica temperatura davvero attendibile perché rileva la temperatura interna) ed è risultato che lui avesse 36.1.

Dalla maestra mi è stato detto che durante tutta la mattina le è parso che il bambino fosse stanco.

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Cari genitori, mettiamoci l’anima in pace perché da quando è stato scoperto il coronavirus, non è più contemplato che i bambini si sentano stanchi, stufi, si ammalino di altro o semplicemente manifestino un disagio emotivo attraverso il fisico.

Del resto è “normale” che i bambini stiano 8 ore nella stessa stanza e con gli stessi amici, costretti a vedere maestre mascherate e con la mente pre-occupata a mantenere distanze e ambienti sanificati, libere solo di seguire i protocolli anti contagio che ormai, abbiamo capito, essere divenuti la nuova sola ed unica pedagogia alla quale attenersi.

Del resto – mi chiedo – se tu adulto noti che un bambino non sta bene, non è buon senso chiamare la mamma affinché lo allontani da scuola indipendentemente dalla febbre? No, se il termoscanner segna 36 ma il bambino è bianco come un cencio può tranquillamente stare a scuola, così come viceversa, se un bimbo sta benissimo ma il termoscanner segna 37.5 il protocollo recita che deve essere allontanato.

Ci rendiamo conto di quanto tutto questo risulti assurdo? Ma questa è la triste realtà che viviamo tutti i giorni! Per non parlare poi dei tamponi invasivi che i piccolini sono costretti a subire per essere riammessi a scuola, o dei giardini con i separé alti 1,50 m posti per evitare che i bambini interagiscano fra loro se appartenenti a gruppi diversi.

Credo sia giunto il momento di dire basta, di dire che abbiamo superato una linea di confine pericolosa.  Io voglio denunciare tutto questo scempio perché i danni che questa situazione porterà ai nostri figli li vedremo solo con il passare del tempo.

Nella vita abbiamo sempre la possibilità di scegliere: scegliere di vedere e far finta di niente oppure scegliere di vedere e denunciare, per rivendicare i diritti che con la scusa della paura ci stanno togliendo.

Troviamo il coraggio di dire “no, non ci sto! “, di denunciare, di mettere davanti a tutto la voglia di rivendicare l’essere una persona con dignità, con diritti e doveri, con un’identità unica ed irripetibile, contro l’essere un numero potenzialmente contagioso.

Mettiamoci una mano sul cuore ed una sulla coscienza ed interroghiamoci davvero sul futuro che ci aspetta andando avanti in questo modo. L’opportunità di fermarsi c’è l’abbiamo, sta a noi volerla cogliere.

Luana Cestari

Potete inviare le email al direttore da inserire nella rubrica «io la penso così» scrivendo a: redazione@lavocedeltrentino.it

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