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Musica

La musica «live» a Trento: un problema rimasto irrisolto troppo a lungo

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Trento, città d’arte e di architettura, di musei e di natura, sede di una importante Università e di una rinomata Fondazione di Ricerca, sede internazionale di Festival del Cinema della Montagna e dell’ Economia … non riesce proprio a convivere con la musica live.

Se non fai parte di un coro della montagna, di una banda comunale o dell’Orchestra Haydin è come essere affetti dal Coronavirus, per questa città non fai musica, fai solo rumore.

Eppure i musicisti in regione sono tanti e rappresentano ogni tipo di genere musicale: dagli irriducibili reduci degli anni ’60 ai cantautori, cover e tribute band, i cultori del jazz, del blues, del rock, dell’heavy metal, del pop, dell’hip pop, del gospel e tutte le nuove leve del rap, trash, noise e musica elettronica.

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Non mancano neppure gli interpreti della musica latino-americana, del folk e del liscio, deejay, karaoke e pianobar. Tutti però con un denominatore comune, in città si fa fatica a suonare condannati da una burocrazia disarmante e vessati da regolamenti miopi ed ignoranti.

Ad ogni tornata elettorale e cambio amministrativo c’è sempre qualcuno che tira fuori l’argomento e fioccano le proposte di nuove regole per risolvere il problema. Non ci siamo fatti mancare nulla nel corso di questi ultimi anni fra cui la perla di proposta del 2012 per l’utilizzo della strumentazione amplificata con alcune limitazioni che rende chiara l’incompetenza e l’ottusità della stessa: limitazione alle ore 22,00 dell’orario di chiusura dell’evento, nessuna amplificazione per batteria e/o strumenti a percussione, limitazione a n.4 suonatori nel caso di band musicali, utilizzo di massimo due diffusori sonori liberi (casse acustiche) da posizionare in alto rivolti verso il suolo e quindi non in direzione degli edifici limitrofi, limitazione per il diffusore tipo “subwoofer” al solo basso elettrico.

Idiozie del genere e continue successive deroghe su deroghe sempre peggiorative, il limite di 4 appuntamenti mensili all’esterno con strumentazione acustica senza alcun tipo di amplificazione o diffusione sonora, non solo hanno reso incomprensibile qualsiasi regolamento di Polizia Urbana per le esibizioni di musicisti dal vivo, ma hanno costretto molti gestori ad abbandonare l’idea di proporre musica live per non incorrere in continue sanzioni.

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Tra i casi più clamorosi quello del locale e della band che, lo scorso giugno (2019) sono stati obbligati al pagamento della multa (179 euro) per il mancato rispetto del regolamento dopo che i musicisti avevano eseguito, a richiesta del pubblico, il bis di un pezzo facendo slittare la conclusione del concerto dalle ore 23,00 alle ore 23,10!

Perché se è vero che nessuno è più in grado di essere aggiornato su quale altra demenziale deroga sia stata aggiunta al fantomatico “regolamento” è anche vero che i solerti tutori dell’ordine, a loro dire, sempre sollecitati dalla potente e misteriosa “lobby dei residenti in centro” che hanno il loro numero memorizzato sullo smartphone, arrivano puntuali a sanzionare i locali per lo sforamento dell’orario anche di 5 minuti, per una personale valutazione di impatto acustico o perché i Clienti si attardano all’esterno del locale a fine concerto.

Eppure la musica dal vivo è l’esperienza più intensa che si possa provare ed i concerti sono capaci di unire le persone più di ogni altra cosa e se, connettersi alle persone non è mai stato così facile grazie alla tecnologia, è difficile creare delle relazioni reali con le persone e la musica live è l’antidoto alle esperienze solo “virtuali e digitali”.

I fan della musica live sono veri e propri catalizzatori culturali, viaggiano per assistere ai concerti, spendono nei locali e sono molto influenti fra i loro coetanei. La musica è memoria di incontri, avvenimenti importanti o anche di interi periodi di vita di ognuno di noi.

Le canzoni possono essere utilizzate per raccontare avvenimenti, diffondere ideologie e pensieri politici, idee di rivolta e ribellione grazie al coinvolgimento emotivo dell’unione fra parole e musica. La musica è anche aggregazione e integrazione e non è raro trovare sul palco band multietniche con diverse estrazioni e generi musicali in cui le differenze culturali non solo coesistono, ma dialogano fra loro dando vita a un’arte musicale assolutamente nuova.

La musica è un canale universale di comunicazione che supera ogni barriera culturale e linguistica. A Trento ci sono molti luoghi ormai degradati ed abbandonati alla microcriminalità. La musica potrebbe essere l’arma segreta per il recupero di questi spazi dando modo ai trentini di riappropriarsi di suggestivi angoli della propria città, ma serve una programmazione ragionata ed intelligente, non bastano le Feste Vigiliane o una Notte Bianca all’anno! Ma i musicisti trentini continueranno a “fare rumore”, il rumore della speranza che qualcosa possa cambiare!

A cura di Giorgio Cascone

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