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L antipatico

Tanti motivi per dire no al Valduga-bis il “trasformista”: La squadra non ha funzionato, Rovereto merita di meglio

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Dai supermercati in serie in via del Garda all’onta degli alberi di viale Trento, tante le “macchie” del Civico passato con il Pd

Oggi e domani i roveretani saranno chiamati alle urne per rinnovare l’Amministrazione comunale e si troveranno sulla scheda elettorale ancora il nome di Francesco Valduga come candidato sindaco, dopo cinque anni (e mezzo) di mandato. Merita il 48 enne oncologo la riconferma sullo scranno più alto di Palazzo Pretorio?

Sono molte le ragioni che dicono di no, decisamente no. Partiamo dalla prima: il cambio di casacca, da principe del civismo puro, senza simboli di partito e riferimenti nazionali, all’attuale coalizione con 7 liste, compresa quella (ingombrante) del Pd, poi il Patt ed anche esponenti di Italia Viva nella lista civica (almeno quello che resta della lista che con 3000 voti conquistò il 18% cinque anni fa, visto che i primi 5 eletti del 2015 non ci saranno più, alcuni migrati con la coalizione di Andrea Zambelli).

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Davvero un esempio lampante di trasformismo politico, al solo scopo di mantenere la poltrona di primo cittadino.

Per fare cosa? Domanda giusta e risposta scontata: per cercare di coronare il suo sogno, tra meno di 3 anni correre per la poltrona più ambita, quella di presidente della Provincia Autonoma di Trento, per la quale già nel 2018 sembrava in corsa, bloccando per sei mesi l’attività del Comune di Rovereto che ha dovuto attendere che fallisse miseramente il suo tentativo di diventare il “terzo incomodo” nella querelle suicida tra Pd e Patt. Valduga ora Pd e Patt ce li ha ufficialmente nella sua coalizione e, di conseguenza, se le cose dovessero (molto difficile) andargli bene, avrebbe davanti la strada spianata per diventare lo sfidante ufficiale di Maurizio Fugatti nell’autunno 2023, lasciando Rovereto senza sindaco, anzi, forse peggio, nelle mani del suo vicesindaco, che sarebbe al 99% Giulia Robol, capolista del Pd. Altro che relazioni e fidiamoci di lui!

Votare Valduga consegnerebbe la seconda città del Trentino a quasi certe elezioni anticipate nel 2024 e, soprattutto, consegnerebbe le chiavi del municipio ad una coalizione che vede insieme (per quanto tempo?) liste di chiaro elettorato di centrodestra con la sinistra di Pd e Futura, mix che non promette nulla di buono in termini di compattezza di giunta ed idee chiare per la città.

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Idee che neppure negli ultimi cinque anni sono state il punto forte di Valduga, abilissimo a trovare alibi e scusanti dialettici ma, nel concreto, molte poche decisioni lungimiranti.
Resteranno come macchia indelebile per Valduga e la sua coalizione l’aver concesso nuove edificazioni in via del Garda per realizzare altri supermercati che hanno definitivamente messo in ginocchio le attività economiche del centro, un tempo fiore all’occhiello dell’economia roveretane.

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Sfregio indelebile anche l’aver militarizzato la città (chiamando addirittura il reparto celere della polizia per sedare eventuali tentativi di fermare lo scempio dell’abbattimento di 45 alberi in viale Trento: i modi, ancor prima del merito, hanno scioccato moltissimi roveretani, anche perché ai molti, troppi episodi criminali legati agli ambienti anarchici non sono mai stati individuali i colpevoli.

Che dire, poi, della scelta assolutamente funesta di aprire un nuovo, inutile “museo della città” (dove non entra mai nessuno, neppure con l’ingresso gratuito)?

Laddove era previsto venissero gli uffici tecnici comunali (scendendo dall’impresentabile location attuale all’ex Cartiere, chiamata comunemente “Cecenia”) ecco che Valduga fa uscire dal cilindro il quinto museo di una cittadina di 40 mila abitanti già alle prese con lo scarsissimo appeal esercitato da Mart, Casa Depero, Museo Civico e Campana dei Caduti (si salva solo il Museo storico della guerra).

Da un sindaco intelligente e capace, inoltre, ci si attende che, se qualcuno nella sua squadra dimostra di non essere idoneo al ruolo, abbiamo il coraggio e la forza di sostituirlo dopo 2 anni, senza lasciare invariata una giunta comunale palesemente “azzoppata” da assessori assenti o inadatti per cinque lunghi anni: assessori che non hanno rinunciato ai loro lauti stipendi pubblici, come nel caso di Carlo Plotegher, che sbandiera non aver chiesto rimborsi o cellulari di servizio, omettendo di dire che il suo mandato è costato al Comune quasi 100.000 euro in cinque anni, visto che le sue assenze per mandato politico sono state puntualmente rimborsate al suo datore di lavoro, Trentino Trasporti Esercizio.

Altro caso di assessore che ha incassato bellamente il doppio stipendio è quello di Mario Bortot, insegnante, che si è tenuto il posto, pur con conseguenze non piacevole per i suoi studenti, e incassato puntualmente anche l’indennità piena di assessore.

Tra i più criticati Ivo Chiesa, che pur incassando stipendio pieno è stato, di fatto, un assessore “part time”, visto molto poco in Comune ed in città, impegnato com’era nel negozio di famiglia. Il lavoro prima di tutto… ed i roveretani con tutte le problematiche economiche di questi anni, che proprio il suo assessorato doveva provare a risolvere.

Al di là dei bei discorsi, delle parolone e della riconosciuta “eloquentia”, per Valduga troppi passaggi a vuoto: come già per il suo predecessore, chi ha governato 5 anni non può fare promesse, visto che non ha fatto abbastanza quando ne ha avuto, largamente, la possibilità.

Decideranno i roveretani ma l’impressione è che in molti abbiamo deciso da tempo cosa votare, prima che Valduga mettesse in campo il suo direttore generale e tutti i dirigenti in conferenze stampa ed annunci a raffica, in maniera assolutamente impropria, a dimostrazione di un chiaro affanno per cercare di salvare il salvabile ma, forse, fuori tempo massimo.

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