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Politica

Claudio Cia: «Il rafforzamento della nostra Autonomia passa dall’efficienza dell’attività amministrativa»

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58 anni, sposato con due figlie, consigliere provinciale, assessore regionale e soprattutto segretario di «Agire per il Trentino», il movimento che sostiene il candidato sindaco per la corsa a Palazzo Thun Marcello Carli.

Claudio Cia si era presentato nella passata tornata elettorale del 2015 come candidato sindaco del centro destra finalmente unito raggiungendo oltre 1.400 volti di preferenza su un totale di 33 mila della coalizione.

Anche in questa tornata elettorale si è messo in gioco insieme a molti militanti storici del movimento. «Se dovesse vincere Marcello Carli e mi chiamasse per un assessorato accetterei volentieri» dice Claudio Cia. 

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Siamo andati a sentirlo per capire com’è la temperatura a pochi giorni dalle elezioni.

A una settimana dalle elezioni comunali in Trentino, come girano le cose?

«Le liste sono tutte presentate e ora i candidati si stanno proponendo al loro elettorato. Quest’anno purtroppo la campagna elettorale sarà soprattutto sui social a causa dell’emergenza Covid-19. Temo infatti che le liste presenti sul nostro territorio non riusciranno in molti casi a trovare gli spazi necessari a garantire il distanziamento delle persone per i tradizionali dibattiti che rappresentavano un bel momento di politica e di partecipazione popolare.

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Si ritornerà indietro negli anni, quando la fiducia delle persone si andava a chiederla casa per casa, anche se bisogna notare che i mass media hanno contribuito a creare una psicosi, la quale ha generato una sfiducia collettiva: il prossimo viene visto come un potenziale pericolo in grado di introdurre nei nostri nuclei famigliari una malattia. Questo certamente non può che limitare e frustrare la partecipazione attiva di tutti. Rischia di incollarci agli schermi televisivi e al web per sondare idee e pensieri che i candidati propongono, privandoci della conoscenza e del confronto personale diretto. Un impoverimento di non poco conto che riduce la politica a solo slogan e selfie».

A quanto sembra in gran parte della Provincia il governare il proprio paese non è fra le cose che più interessano le giovani generazioni: in Trentino sono 55 i comuni con un unico candidato sindaco su 158, nelle Giudicarie su 24 comuni, ne abbiamo 11 con due o più liste, uno addirittura in attesa di commissario, e gli altri 12 con un unico candidato sindaco…secondo lei quali sono le motivazioni di tanta disaffezione dalla politica…

«Non credo che i giovani siano sfiduciati nei confronti della politica, li vedo invece molto attenti ai temi. Basti guardare le liste presentate in molti Comuni per trovare al loro intorno tantissimi giovani (anche appena diventati maggiorenni) che vogliono dare il loro contributo per rendere migliore il loro Comune. E’ invece vero che la mancanza di fiducia nei confronti della politica colpisce maggiormente la fascia dai 30-40 anni in su. Oggi ad allontanare il cittadino dalla politica è spesso il politico. C’è un grande disinteresse che e figlio della delusione. Delusione per come la politica viene interpretata,  impoverendola di credibilità. Un tempo la Politica (con la “P” maiuscola) aveva un valore, oggi è ridotta a mero strumento per incantare e ingannare. Un politico vale quanto la sua parola. Questo purtroppo è il sentire comune e non è un caso che in molti non vogliano essere associati o si vergognino di essere riconducibili ai simboli politici tradizionali preferendo scendere in campo con liste civiche».

Forse che oggi amministrare anche un piccolo paese è sempre più impegnativo e per certi versi anche pericoloso, la burocrazia sembra che ormai abbia preso il sopravvento e norme e regole impediscano il governo del buon senso anche nelle più piccole comunità, forse non sarebbe ora di metterci rimedio?

«Nell’ultimo decennio le amministrazioni comunali hanno dovuto fare i conti con il costante calo delle risorse, mentre le incombenze sono aumentate, facendo crescere notevolmente il peso dell’amministrazione quotidiana. Vien da dire che oggi fare il sindaco è da masochisti a causa delle innumerevoli responsabilità e la quasi totale assenza di tutele. Condizioni che espongono costantemente ad affrontare i problemi amministrativi con la spada di Damocle sulla testa e il portafoglio sempre in mano per far fronte a querele ed esposti alla procura. Un brutto vivere.

Dobbiamo renderci conto che il rafforzamento della nostra Autonomia, passa inevitabilmente dall’efficienza dell’attività amministrativa, che è garantita sul territorio proprio da quei Sindaci che fanno di tutto, tra numerose difficoltà burocratiche e il concreto rischio di dover passare il tempo in tribunale. Come Assessore regionale mi sono adoperato per un maggiore riconoscimento dell’attività degli amministratori, certo questo non è sufficiente fintanto che non si riuscirà a creare le condizioni per alleggerire questo fardello e per introdurre delle tutele per i tanti che con onestà e trasparenza amministrano i nostri territori».

Infine vuol dirci due parole anche sul referendum confermativo per la riduzione del numero dei Parlamentari abbinato alle elezioni comunali ma snobbato da stampa e media quasi non avesse alcun valore politico?

«Il disegno di legge costituzionale è volto a ridurre il numero dei parlamentari: i deputati passeranno da 630 a 400, i senatori da 315 a 200. Ragionieristicamente parlando, assieme al numero di poltrone viene tagliata anche la spesa, ma è altrettanto vero che, autonomisticamente parlando – se vincesse il “Sì” – , dalla prossima legislatura il Trentino-Alto Adige conterebbe di più. Infatti se alla Camera il rapporto tra quella che viene chiamata “la pattuglia autonomista” e il totale dei deputati rimane pressoché invariato (da 11/630 a 7/400), al Senato le nostre forze e i nostri voti “peseranno” di più (da 7/315 a 6/200).

Ciò significa che teoricamente il Trentino-Alto Adige avrà più forza contrattuale, permettendoci di guadagnare credito da spendere nel momento in cui ci saranno da rivendicare maggiori competenze per la nostra Autonomia. Alla luce della maggiore importanza assunta dai nostri parlamentari, diventa ancora più fondamentale il ruolo dei cittadini trentini che nel futuro prossimo dovranno riflettere con grande attenzione su chi mandare a Roma: dovranno essere persone non solo preparate, ma anche con un forte senso di tutela e rafforzamento della nostra Autonomi. La buona politica non  si concretizza semplicemente con la demagogia e neppure riducendo i rappresentanti del popolo che rimane l’unico vero il sovrano di questa stupenda terra.»

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