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Politica

Andrea Merler: «A Trento porteremo anche più sicurezza e contrasto alla droga»

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Spiazzando un po’ tutti, non ne ha fatto il perno della sua campagna elettorale, che è incentrata anzitutto sul tagliare la burocrazia per sostenere i nostri imprenditori e per attrarre a Trento nuovi investimenti, facendo ripartire l’economia cittadina.

Tuttavia Andrea Merler, 37 anni, avvocato, marito di Giulia e padre di tre bambini, candidato Sindaco di Trento per il centrodestra popolare e autonomista, il tema della sicurezza cittadina continua a considerarlo importante.

Siamo ormai allo sprint di una campagna elettorale lunga ed estenuante. È l’ultima settimana, quella che molti considerano decisiva per la corsa a palazzo Thun.

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Siamo andati da Andrea Merler per parlare di sicurezza e per sapere come affronterà una tematica che interessa molto gli abitanti del capoluogo.

Merler, a Trento la sicurezza è una questione di “percezione” oppure è un problema reale?

«La nostra città è una città alpina nella quale lo standard di sicurezza e di serenità dei cittadini deve essere elevato in ogni suo luogo. Non sono ammissibili zone franche, e questo deve valere dal confine nord con Lavis sino a Mattarello. I problemi legati al degrado di alcune specifiche zone e di spaccio nonché di recenti episodi quali le aggressioni al titolare dell’Hotel Everest e le pesanti minacce rivolte in pieno giorno all’avvocato Frizzi nella zona della Portela, solo per citare i fatti più noti rispetto ad altre segnalazioni di cittadini senza voce, dimostrano come il problema debba essere affrontato. Per anni la sinistra ora targata CGIL ha invece solamente parlato di “percezione” dell’insicurezza, facendo poco o nulla per risolvere il problema».

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Esiste qualche dato sulla situazione critica della sicurezza a Trento?

«Nel 2006 nel Comune di Trento furono commessi circa 4.840 delitti, saliti a 5130 nel 2010 e saliti ancora, per ben due anni (2015 e 2016) sopra i 6.000 casi (6.462 e 6.076). Nell’anno 2018 invece i delitti commessi nel comune di Trento sono stati 5.555: comunque 400 e più di 8 anni prima ed oltre 700 in più rispetto al 2006».

Di questi delitti, quali la preoccupano di più?

«Quelli che colpiscono spesso le fasce più deboli e vulnerabili, che sono in netta crescita: se confrontiamo i dati degli anni 2005 e 2018, vediamo come i delitti legati alla produzione e allo spaccio di droga siano aumentati di oltre il 210%, i furti in abitazione di quasi il 200%, quelli negli esercizi commerciali di circa il 50%. Risultano in forte aumento i casi di truffa e frodi informatiche. E questo, si badi, per stare ai soli delitti commessi e denunciati; come sappiamo molte persone non denunciano più in quanto rassegnate».

In che modo lei propone di affrontare la questione?

«Abbiamo non una, bensì 7 nuove proposte – tutte concrete e realizzabili – per ripristinare un clima di sicurezza in città. Uno, la creazione unità cinofila della Polizia Locale, attiva per il controllo del territorio e il contrasto alla microcriminalità che, in collaborazione con la Guardia di Finanza, faccia formazione nelle scuole con i ragazzi dalle medie in poi. Due, la costituzione di una unità interforze Polizia Locale – Polizia di Stato, con il distaccamento di 10 agenti in formazione presso la Polizia di Stato con unità anticrimine. Tre, una nuova centrale operativa, formazione permanente del personale e Bodycam in dotazione agli agenti. Quattro, l’estensione dell’orario h.24 almeno nei giorni di venerdì, sabato e domenica. Cinque, l’aumento delle pattuglie con agenti in bicicletta. Sei, l’installazione di telecamere intelligenti con riconoscimento facciale e intelligenza artificiale, onde riconoscere i comportamenti di devianza sociale. Sette, il presidio di luoghi mediante l’organizzazione di eventi e manifestazioni».

E le proposte della sinistra sulla sicurezza?

«La sinistra di Ianeselli sul tema sicurezza non è credibile. Primo perché non avanza alcuna nuova proposta – a pagina 22 del loro programma, sotto la voce “Spazi vivi e sicuri”, ci sono solo parole vaghe e generiche, come «il Comune deve essere il protagonista della sicurezza… -, secondo perché tra i suoi candidati ha persone come Federico Zappini, ex leader del centro sociale “Bruno” di Trento, (foto sotto) protagonista di tante occupazioni di edifici pubblici, tanto che costui e compagni, nel 2007, furono anche condannati. Questi sono il rigore e la sicurezza che propone il mio rivale. Complimenti».

D’accordo, ma qualcuno potrebbe pensare che invece voi vogliate militarizzare la città.

«É vero l’opposto: al contrario della sinistra CGIL – che, ripeto, non propone nulla di nuovo, se non rafforzare quanto già esistente -, intendiamo procedere con più misure per la sicurezza urbana proprio per evitare di dover militarizzare la città. Come peraltro ha già fatto già la stessa sinistra, per esempio nella città di Vicenza, dove nel 2017 l’allora sindaco Pd, nell’ambito del tavolo del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, ha chiesto ed ottenuto un contingente di dodici militari. Ecco, io credo che a questo non si debba arrivare. Di qui le nostre proposte per migliorare la situazione e combattere la microcriminalità, lo spaccio e la droga».

A proposito di lotta alla droga, vedo che è un tema che cita spesso.

«Lo faccio spesso per due ragioni. La prima è la droga è che una piaga che ti porta via tutto: salute, lavoro, affetti, reddito, dignità. I nostri giovani vanno invece incentivati allo sport, alla solidarietà, alla tutela della salute loro e di quella dei loro amici. Il secondo motivo per cui la lotta alla droga rappresenta per me una priorità, è che essa è una formidabile alleata del crimine. Se pensiamo che per fermare il degrado bastino più vigili urbani o un’unità cinofila o le altre proposte che ho elencato – tutte concrete e alle quali credo moltissimo, beninteso -, abbiamo già perso.  

Dobbiamo promuovere una nuova cultura della vita e del rispetto, anche mediante incontri nelle scuole con ex tossicodipendenti ed agenti dell’unità cinofila con i loro cani, così affrontando il tema attraverso testimonianze e avvicinando in modo empatico i giovani ad esso. Questo tipo di prevenzione nelle scuole aiuterà sia a ridurre il traffico di droga sulla nostra città, sia ad evitare che i giovani se la procurino su Internet, come sempre più spesso accade. Del resto, non è certo non parlando di questi problemi che essi si risolveranno; al contrario, è invece parlando di questi problemi che, ad essi, si potrà trovare una soluzione».

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