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Politica

Degasperi: ricordiamo il suo contributo, senza strumentalizzazioni

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La moda di questa stagione, prima delle amministrative del 20 e 21 settembre 2020, è citare Degasperi. Citarlo ad capocchiam, per impadronirsene.

Tre personaggi di spicco della politica trentina lo utilizzano ogni due per tre citando le elezioni amministrative di Roma del 1952: allora Degasperi si oppose ad una alleanza tra Dc e la destra missina e monarchica. Questo fatto ne farebbe, ipso facto, un uomo di sinistra.

Ora, per rispetto alla storia, e a quanti davvero si rifanno al suo stile e alla sua visione del mondo, con gli opportuni aggiornamenti, è forse il caso di restituire al lettore interessato la vera figura di Degasperi.

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Il quale, spero non stupisca, non è lo statista italiano più celebre del Novecento, dopo Mussolini, per le elezioni del comune di Roma del 1952, come sembrerebbe leggendo alcuni.

Il I periodo

Per brevità possiamo dividere la vita di Degasperi in 3 periodi.

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Nella prima lo troviamo cittadino dell’Impero asburgico, ammiratore, da una parte dell’amministrazione austriaca (del suo ordine, della sua tutela delle autonomie e delle minoranze linguistiche, della sua religiosità…), dall’altra avversario di quelle correnti pangermaniste ed anti-italiane che erano le stesse in cui cresceva l’austriaco Adolf Hitler (non a caso nemico giurato dell’Austria asburgica e fan della Germania imperiale).

In questa fase Degasperi appartiene al cattolicesimo sociale, attento alla questione sociale, ai diritti dei lavoratori, alle fatiche degli operai, ma avversario fierissimo del socialismo e del sindacalismo di sinistra. Si collocano a quest’epoca gli scontri durissimi con due tra i più celebri socialisti dell’epoca: Cesare Battisti e Benito Mussolini. Il futuro duce non ha dubbi: Degasperi è un “maledetto clericale”, un seguace dei “vampiri” e dei “pipistrelli” (i sacerdoti cattolici), un nemico del popolo.

Arriva la guerra mondiale e Degasperi è un neutralista, come la maggior parte dei cattolici e come Benedetto XV: i due avversari citati, Battisti e Mussolini, invece, si schierano dalla parte opposta, vogliono la guerra, bramano l’intervento. E’ in quest’epoca, tra il 1914 e il 1915 che Degasperi, che è anche giornalista, denuncia il ruolo pericoloso di molti intellettuali e giornalisti, che predicano la bellezza della guerra, senza pensare ai morti, alle conseguenze per la povera gente. Non essendo riuscito a scongiurare il conflitto, Degasperi si dedica ad alleviare le sofferenze dei trentini deportati in Austria.

Il II periodo

Il secondo periodo della vita di Degasperi inizia alla fine della Grande Guerra: il trentino Alcide e il siciliano don Luigi Sturzo sono i leader del neonato Partito Popolare, bersagliato dai socialisti, dal nascente fascismo, e da una buona parte della borghesia liberale e massonica (sul Corriere della sera di Luigi Albertini, che per un certo tempo supporterà Mussolini, i popolari sono definiti la “minaccia nera”, i “neri”).

I voti al partito popolare sono subito tantissimi, ma l’Italia è ingovernabile, perché non si trovano maggioranze forti e coese: i due partiti numericamente più forti, popolari e socialisti, hanno una visione troppo diversa su tutto, mentre i fascisti sono pochi, ma organizzati, con forti coperture e soprattutto favoriti dal massimalismo socialista e comunista, che genera nel paese forti paure.

Si arriva così alla marcia su Roma, ad una fase di incertezza in cui non si capisce se sarà possibile domare Mussolini, normalizzarlo… sino alla dittatura, che prende avvio nel gennaio 1925.

Per Degasperi è la fine: l’inimicizia maturata a Trento nel 1909 è rafforzata dalla convinzione di Mussolini che i popolari siano davvero il nemico più insidioso. Comincia la persecuzione mussoliniana: Degasperi prima viene privato del passaporto, poi arrestato. A difenderlo, invano, mons. Celestino Endrici, che conduce, nel contempo, una aspra lotta con il crescente nazionalsocialismo.

Accade poi che Degasperi venga protetto dal Vaticano, che lo “nasconde” facendolo lavorare alla Biblioteca vaticana (dove, dopo il 1938, troveranno rifugio anche vari professori ebrei). Mussolini è il duce incontrastato, Degasperi non conta più nulla, però il duce cerca ugualmente di farlo licenziare.

Il III periodo

La guerra mondiale prende una brutta piega per l’Italia, il fascismo cade e inizia così la terza fase della vita di Degasperi, quella politicamente più importante. Lo statista trentino riemerge dalla biblioteca vaticana e lavora alla rinascita del paese, in alleanza con le forze antifasciste. In verità Degasperi non è cambiato.

La sua avversione al social-comunismo è rimasta la stessa. Non vede grandi differenze tra l’ex socialista Mussolini, il suo totalitarismo ed il totalitarismo comunista. Solo che dopo il 1945, lo scrive chiaramente, il pericolo fascismo è finito, mentre il pericolo rosso è più vivo che mai. Finito lo scontro con il fascismo, inizia per Degasperi quello, altrettanto duro, con la sinistra italiana, legata a Mosca a doppio filo.

In questa terza fase possiamo ricordare alcuni fatti:

-nel 1945 Degasperi concede il diritto di voto alle donne, secondo i principi presenti già nel 1919 nel partito di Don Sturzo;

-nello stesso anno Degasperi riesce a impedire l’opzione presidenzialista, perché teme che nel caso di una vittoria delle sinistre, l’Italia possa tornare una una dittatura;

– nel gennaio 1947 compie un importante viaggio negli Usa, per ottenere finanziamenti (Piano Marshall) per la ricostruzione del paese (inutile dire che trova l’opposizione, anche questa volta, delle sinistre: Togliatti – che prende ordini da Mosca, e in passato ha difeso il patto Hitler-Stalin – lo accusa, su l’ ‘Unità, di essere “venduto allo straniero”); nello stesso anno (giugno 1947) Degasperi estromette comunisti e socialisti dal governo e fa entrare forze di centro destra moderate (soprattutto liberali e repubblicani);

– l’8 aprile 1948 Degasperi e la Dc vincono le elezioni contro le sinistre, impedendo così che l’Italia finisca come i paesi dell’est, sotto Mosca. Togliatti, Nenni e gli altri leader della sinistra cominciano una feroce campagna di odio contro di lui. Qualcuno spara contro la sua auto, sui muri compaiono scritte come questa: “Nenni al governo, Degasperi in sacrestia”… Nello stesso anno l’Italia guidata da Degasperi aderisce al Patto Nato, in funzione anti sovietica, cioè anticomunista. Sono gli anni in cui anche Francia e Germania sono a guida popolare: Adenauer e Schuman sono cattolici popolari come Degasperi; anche loro hanno combattuto la destra nazionalista (precisamente i nazionalsocialisti tedeschi) e vogliono un’Unione Europea che permetta una rinascita economica e spirituale dell’Europa. Anche in questo campo Degasperi vivrà presto grosse delusioni.

La fine

Degasperi muore nel 1954, ma la sua fine politica è cominciata un anno prima. Infatti nel 1953, boicottato all’interno dall’ala sinistra della Dc (che vuole il centro sinistra, contro il suo parere), oggetto di una feroce campagna denigratoria delle sinistre, il suo ultimo governo, l’VIII, viene fatto cadere dai suoi nemici di sempre: missini (che alla Camera contano 29 deputati), socialisti (75 deputati) e comunisti (143).

Articolo realizzato col contributo di Francesco Agnoli, segretario di “Si può fare!”, partito di centro degasperiano

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