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Val di Non – Sole – Paganella

Cles e l’isola di Pemba, una grande storia d’amore

Pubblicato

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Isola di Pemba, Tanzania

Una piccola, lontana isola africana e una cittadina trentina sono unite da uno scienziato e filantropo di nome Ivo de Carneri.

La città di Chake-Chake nell’isola di Pemba, una delle isole delle spezie nell’arcipelago di Zanzibar  (Tanzania) e Cles, capoluogo della Val di Non , sono ufficialmente gemellate dal 18 settembre 2018.

Un accordo approvato dal Ministero degli Affari Esteri italiano che suggella i progetti di cooperazione che la Fondazione Ivo de Carneri sta portando avanti da 25 anni.

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Questa ricorrenza permette di ricordare Ivo de Carneri e tutta l’opera da lui svolta nell’ambito della ricerca scientifica e prevenzione per la lotta alle malattie parassitare ed alla povertà.

Le malattie dimenticate come vengono indicate le numerose malattie tropicali dai nomi complicati e difficili da ricordare, che nascono da povertà, case insalubri, acqua inquinata, cibi non controllati, mancanza di servizi igienici.

Pemba, ad esempio, pur essendo un’isola di straordinaria bellezza è collocata in una delle aree più povere del mondo, colpita in maniera devastante dalle malattie parassitarie ed infettive.

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Come spiegano alla Fondazione Ivo de Carneri “Oltre un miliardo di persone nel mondo è reso invalido da malattie tropicali dimenticate che colpiscono in particolare i bambini e giovani adulti, cioè il futuro di ogni paese”.

Ivo nasce a Cles nel 1927, in una famiglia di antica origine, quella dei de Carneri, la cui genealogia risale al 1400. Magistrati, notai, amministratori, ecclesiastici, diplomatici, portano questo nome.

Si laurea in chimica all’Università di Pavia ma nelle sue prime esperienze di lavoro si appassiona alla parassitologia. Seconda laurea, quindi, in Scienze biologiche sempre all’Università di Pavia. La sua carriera procede in modo brillante con innumerevoli pubblicazioni, collaborazioni prestigiose, e soprattutto con l’insegnamento in atenei come Pavia dove è professore ordinario di parassitologia. Diventa consulente della Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Negli anni sessanta iniziano le missioni all’estero. Richiesto dal Ministero della Sanità Brasiliana, piuttosto che dal Ministero degli affari esteri italiano, e dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità.

Dapprima in Brasile, in Amazzonia. Poi in Etiopia, in Oman e a Zanzibar. Nelle zone dove le malattie parassitarie sono endemiche.  In particolare l’isola di Pemba diventa meta di numerose missioni.

Nel 1988, infatti, era stato inviato nell’isola di Pemba dal Ministero degli affari esteri italiano per valutare i risultati di una campagna per il controllo della schistosomiasi. A conclusione della sua missione aveva prospettato la necessità di un Laboratorio di sanità pubblica come centro di coordinazione degli interventi sanitari nell’isola, in stretto contatto con la rete dei dispensari sul territorio.

L’isola era considerata da Ivo  “molto bisognosa ” di interventi sanitari, senza ricevere gli adeguati aiuti dalle organizzazioni internazionali. Pemba purtroppo è stata anche il luogo della sua ultima missione.

L’uomo è un “riferimento importante anche oggi” afferma La Fondazione. Sia in campo scientifico, sia nel campo della didattica universitaria.

Nella vita apprezzato e stimato per le sue doti di generosità, umanità ma anche per il rigore del suo carattere. “Un uomo semplice, di intelligenza vivace, di spirito libero,…e colto nel senso più ampio del termine” lo descrive l’amico e collega Andrea Graiff. Un uomo di una “statura” umana e professionale rara.

Ma anche i giganti vengono a mancare e lasciano un vuoto incolmabile.

Muore improvvisamente a Milano nel 1994, poco prima di mettersi in viaggio per una delle sue missioni in Eritrea. Ma la storia di Ivo de Carneri è anche una storia d’amore. Non solo verso il suo lavoro e la ricerca.

Alessandra, la moglie, è la donna che lui ha amato intensamente, la donna che ha sposato dopo solo tre mesi dal primo incontro. Ora è lei che continua nell’opera del marito, da venticinque anni, scrivendo ancora questa storia d’amore e di grande stima.

Ma in modo concreto. Portare avanti la memoria scientifica di Ivo si è tradotto nella creazione della Fondazione Ivo de Carneri con la visione di poter costruire qualcosa di duraturo e sostenibile.

Aiutata in questo compito dalla famiglia e dai tanti amici e colleghi che vogliono continuare nella ricerca scientifica e nei progetti umanitari. A Pemba hanno ideato e realizzato il Laboratorio di Sanità pubblica “Ivo de Carneri” che opera con personale tutto locale e dato vita a vari progetti: il Progetto acqua, il Progetto Agricoltura, il Progetto per il rafforzamento della sanità di base.

Così Ivo è ancora vivo nell’affetto e nell’opera che si svolge in suo nome e il vuoto da lui lasciato è stato riempito da tanti progetti della Fondazione Ivo de Carneri, creata nel 1995 a Cles.

Alessandra Carozzi de Carneri, laurea in Medicina a Università di Milano ed una in biologia all’Università di Pavia, con specializzazione in malattie infettive all’ Ospedale Sacco di Milano, è l’anima della Fondazione appoggiata da bravissimi volontari.

Ha ancora lo stesso sorriso dolce delle foto che la ritraggono con Ivo sulle montagne del Trentino.  Grandi camminatori, lei e il marito erano molto affezionati a Cles dove Alessandra ha voluto mantenere la casa di famiglia.

Ma quel sorriso non deve trarre in inganno perché in lei c’è la determinazione di chi vuole continuare la grande opera a favore del prossimo e dei progressi scientifici iniziata da Ivo.

Dopo aver tanto aiutato, adesso è la Fondazione che ha bisogno di aiuto. Come tutte queste realtà, vive di donazioni. In questo momento storico c’è necessità che tutto questo non si interrompa e che pubblico e singoli privati contribuiscano, ognuno secondo le proprie possibilità, a sostenere la Fondazione Ivo de Carneri.

La Fondazione che ora ha sede in Milano, ed ha come presidente Alessandra, continua a promuovere la lotta alle malattie parassitarie e infettive nei paesi in via di sviluppo, si occupa di formazione di persone locali in vari campi, realizza progetti.

A Cles, tuttavia, c’è il Comitato Amici della Fondazione Ivo de Carneri, attivo nella diffusione dei progetti. La Fondazione ha raggiunto traguardi importanti. Nel 2005, ad esempio, il Laboratorio di Sanità Pubblica-Ivo de Carneri a Pemba è stato riconosciuto dell’Organizzazione mondiale della sanità Centro di riferimento per il controllo della schistosomiasi e dei parassiti intestinali.

Attualmente spiega Alessandra “il Centro a Pemba, già riconosciuto dalla OMS come centro di riferimento per il controllo delle malattie tropicali è designato oggi al controllo del Coronavirus e dei virus più in generale. L’ OMS per questa gravissima pandemia ha ricevuto fondi internazionali che, una volta distribuiti, in parte andranno anche a Zanzibar il cui governo ha deciso che il Laboratorio sarà uno dei centri nazionali  per la diagnosi e il controllo  degli  interventi sul Covid 19.  Ma anche in preparazione di altri virus”.

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