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Arte e Cultura

Nel Giardino dei Ciucioi si apre la mostra “Giardini ritrovati”

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Inaugurazione Mostra i Giardini Ritrovati - Foto di Camilla Jerta Rampoldi

Giardini ritrovati, spazi e caratteri delle architetture verdi in Trentino” è il suggestivo titolo della mostra che venerdì 4 settembre è stata ufficialmente inaugurata a Lavis, nel Giardino Bortolotti, meglio conosciuto come Giardino dei Ciucioi, ora restituito alla visita al pubblico dopo anni di attento restauro.

La mostra, la cui apertura al pubblico è dal 5 settembre all’8 dicembre 2020, racconta non solo la complessa opera di restauro che ha impegnato  per circa dieci anni la Soprintendenza per i beni culturali della Provincia di Trento ed un team di professionisti di alto livello con differenti specializzazioni ma  presenta anche l’opera di censimento di centocinquanta giardini e parchi storici, tra privati e pubblici, che si trovano in Trentino e che in questo modo vengono meglio conosciuti e valorizzati.

La mostra è stata organizzata dalla Soprintendenza in collaborazione con il Comune di Lavis e con L’Ecomuseo dell’Argentario cui è stata affidata la gestione delle visite guidate e curata da Katia Malatesta, Lia Camerlengo e Alessandro Pasetti Medin. L’ opera di restauro si deve dall’architetto Claudio Micheletti di A2Studio.

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Attraverso il percorso di visita del Giardino dei Ciucioi, con istallazioni multimediali e pannelli, vengono spiegate le caratteristiche del giardino come archetipo, come spazio, luogo da attraversare fisicamente e visivamente, luogo di sensazioni ed emozioni.

Preceduta da un breve concerto dei giovani Ottoni della Scuola musicale Diapason di Lavis, l’inaugurazione è stata aperta dalle parole di Katia Malatesta: “ Questa è una mostra che è stata curata dalla Soprintendenza  e si tratta di fatto dell’integrazione di una proposta che aveva esordito nel 2018 a Trento a Palazzo delle Albere, e che a sua volta nasceva da un lungo percorso  di studio e di censimento, di catalogazione dei giardini dei parchi e dei giardini storici del Trentino .

Quale migliore cornice del meraviglioso Giardino dei Ciucioi a Lavis per riproporre una iniziativa che veramente trae valore da questo contesto e allo stesso tempo, noi speriamo, può contribuire a gettare luce su quello che abbiamo intorno a noi?

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Tra i tanti beni che costituiscono la galassia dei nostri beni culturali, sicuramente i giardini sono particolari e richiedono un approccio multidisciplinare. Per cui questa mostra è il frutto dell’incontro e del confronto tra tante persone, tante professionalità e diversi sguardi.

 Vorrei ricordare innanzitutto l’importanza della collaborazione tra Enti ed Istituzioni, per cui questa mostra è stata organizzata dalla Provincia Autonoma di Trento, Soprintendenza, il Soval – Servizio per la Valorizzazione ambientale ma partner essenziale è l’ Ecomuseo dell’Argentario.

 Abbiamo deciso di servirci nel percorso espositivo anche delle immagini in movimento e pensato che fosse una scelta particolarmente pertinente, non soltanto piacevole per il visitatore, proprio per restituire questa idea dello scorrere del tempo, quarta dimensione del giardino.

Ma la parola chiave, che troverete in quasi tutti i pannelli approntati fin dal 2018, sicuramente è “spazio”, il giardino come progetto come architettura del verde, il giardino come bene culturale a tutti gli effetti”.

Anche nelle parole di Franco Marzatico, a capo della Soprintendenza, si spiega il motivo della scelta del Giardino dei Ciucioi come luogo simbolo del giardino: ”La cerimonia di apertura  ci vede raccolti in uno spazio che è una scenografia di fatto sorprendente.

 E’ una interpretazione curiosa, atipica rispetto alcuni canoni che noi attribuiamo alle tipologie del giardino come quello all’italiana e alla francese, ma tutto sommato ogni giardino ha una sua fisionomia e il giardino è anche il luogo dei forti contrasti, delle luci e ombre che la vegetazione produce. E’ luogo incantato, luogo magico, il giardino è luogo ricco di suggestioni e contraddizioni.

Anche la cinematografia e la letteratura ce lo raccontano con tante sfaccettature e questa spettacolare visione della invenzione di vere e proprie quinte teatrali come se fossimo in un set cinematografico ci sorprende e ci avvolge, tanto più è interessante e curiosa la figura di Bortolotti che lo ha inventato Qui c’è questo dialogo sorprendente, addirittura roccia e natura, insomma una dissimulazione dell’ambiente naturale che viene interpretato”.

E che il Giardino dei Ciucioi sia un luogo sorprendente ma tramite d’eccezione per illustrare anche altri giardini, ne è convinta anche Lia Camerlengo: “Il Giardino dei Ciucioi lo possiamo ritenere un simbolo dei giardini trentini. Il Trentino, lo sappiamo, non è per sua natura, morfologia e clima una terra vocata all’architettura del verde.

Eppure ha saputo nel tempo trovare il modo di trasformare i suoi limiti climatici e morfologici in peculiarità. E quale migliore dimostrazione di questo se non proprio i Ciucioi, una parete verticale di roccia viva, quanto di più opposto e negativo per la nascita di un giardino.

 L’artefice e proprietario Tommaso Bortolotti, questo personaggio misterioso e visionario, seppe farne uscire un luogo straordinario. Per questo simbolo e dell’insieme dei giardini trentini e anche dell’arte, della immaginazione, della caparbietà e della perseveranza nell’azione, della possibilità di trovare sempre delle soluzioni anche nelle peggiori situazioni. E non solo soluzioni ma anche esiti straordinari come questo”.

Importante per capire lo spirito con cui è stata affrontato il restauro è il commento di Claudio Micheletti: “un lavoro come questo mette insieme tante professionalità e tante capacità, bisogna considerare l’architettura, l’arte dei giardini, bisogna considerare la manutenzione e l’arte di mantenere i giardini. Mettendo insieme tutto questo abbiamo pensato anche alla mostra.

 In uno dei tabelloni esposti c’è un uomo sorridente con in mano una falce e vicino un bambino. Questo signore era Munerati che curava il giardino del Castello del Buon Consiglio. Questo per dire che qui mettiamo insieme materia di pietra ma anche materia vivente, un giardino mette insieme queste varie cose. E’ difficile mostrare un giardino in una mostra perché in giardino va percorso e anche più volte, a seconda delle stagioni e delle ore del giorno.

 E in ogni volta è una esperienza diversa, emozionante, che crea sensazioni particolari. Facendo la mostra avevamo il problema di rendere tutte queste sensazioni ed è per questo che sono entrati gli storici dell’arte egli storici del giardino, della fotografia, gli esperti di comunicazione per immagine e realizzato un video che racconta questi ambienti.

 Questo giardino è simbolicamente l’espressione più alta di tutti i giardini del Trentino che sono stati catalogati dalla Soprintendenza. Quindi leggere i temi della mostra stando dentro il giardino è ancora più significante e significativo”.

Nella conclusione di Alessandro  Pasetti Medin, che ha ricordato le numerose pubblicazioni su questi gioielli che sono i giardini e parchi trentini, tra cui il doppio volume “Parchi e giardini storici in Trentino”, nonché il crescente interesse da parte di tanti studiosi di fama che hanno espresso il desiderio di conoscere e vistare il Giardino dei Ciucioi, c’è la sintesi del luogo: “ Questo è un sito da amare e tutelare, da far conoscere non solo agli abitanti del territorio ma anche agli ospiti, da percorrere e da vivere in vari momenti dell’anno”.

Un invito che verrà sicuramente accolto da chi vorrà immergersi nell’atmosfera di questo giardino e di tutti i giardini, scoprendo un modo più profondo e singolare di conoscere l’arte e la cultura. Quella cultura come ha ricordato Franco Marzatico, citando Gaetano Salvemini, che è “il superfluo necessario”.

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