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Politica

Giuseppina Coali: “Spaccio e uso di droghe. Occorrono grandi operazioni intorno al tema”

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Giuseppina Coali, co-fondatrice di “Si può fare!”, corre per il comune in coppia con Francesco Agnoli, e per la circoscrizione n.11 (san Giuseppe – santa Chiara), in abbinata con il professor Sergio Violante.

Ha studiato giornalismo e si è laureata in teologia e sta studiano filosofia. Insegna religione ed ora è entrata nel mondo della politica.

È stata anche la prima donna ospite della terza puntata del format «Un Selfie col Candidato» condotto da Iris Devigili.

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«Ho sempre avuto una bella idea della politica – ha spiegato Giuseppina alla conduttrice durante la puntata –  e questa volta ho deciso di essere parte attiva. Il nostro movimento è una costola di Civica Trentina, gli ideali li abbiamo ereditati da un grande uomo di nome Rodolfo Borga che ci ha ispirato nella scelta dei valori e per lavorare sempre per il territorio.»

Idee chiare anche sulla filosofia e i valori etici del suo movimento: rispetto del bene comune, solidarietà, sussidiarietà, un economia mai separata dall’etica e una giustizia mai separata sulla verità.

Abbiamo voluto insieme a lei approfondire alcune tematiche legate alla campagna elettorale che porterà alle urne i cittadini di Trento il 20 e 21 settembre.

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Giuseppina, ti presenti ai lettori?

«Sono nata a Roma, da padre trentino e madre un po’ marchigiana e un po’ veneta, e questo mi ha costretta a convivere con diverse anime dentro e fuori me stessa.  Ho 48 anni, sposata con Maurizio, due figli, risiedo in Trentino da 25 anni. Cattolica, insegnate di IRC da un ventennio, mi sono abilitata per il settore delle comunicazioni sociali a Roma presso l’Accademia di Giornalismo dell’Osservatore Romano. Poi ho conseguito un baccellierato in teologia e una licenza in bioetica; attualmente sto conseguendo la laurea in filosofia. Ci siamo quasi. Amo leggere in maniera onnivora, sono estremamente curiosa della realtà tutta che mi circonda.»

Quando hai cominciato a fare politica?

«La politica è sempre stato un interesse generale, perché ho sempre avuto passione per la cosa pubblica, per la partecipazione condivisa, per i destini delle persone insieme. Il futuro è sempre comunitario e l’individualismo a lungo andare non paga. La passione per la politica è strettamente legata a quella educativa, ne è come un modello: quando hai a cuore le sorti degli altri in un contesto di crescita ed evoluzione della persona non puoi essere estraneo o indifferente alla politica. Che è crescita, decisione, rischio.

La più bella definizione della politica, secondo me, è quella di un sacerdote, don Milani: riconoscere i problemi e trovare il modo di uscirne insieme. Poi è arrivato anche, recentemente, il “fare politica”, la scelta di un partito, l’adesione a dei valori. Non semplice di questi tempi così complessi. Ho scelto Civica Trentina di Rodolfo Borga, un gentiluomo della politica che ci ha lasciato troppo presto, perché in Civica ho ritrovato due importanti caratteristiche: l’adesione a grandi valori umani e culturali, a me affini (quindi un grande ombrello di cardini valoriali), entro, però, una politica del e nel territorio. Ho sempre avuto, da romana, grande ammirazione per questo territorio, per l’autonomia e la gestione attenta e il senso di appartenenza. Un privilegio, ma anche una sfida e una responsabilità.»

Poi la nascita di “Si Può Fare!”, perché?

«La Civica in qualche modo è finita con la morte di Borga: lui era un leader ed un catalizzatore. Forte nelle decisioni, teneva insieme tutti con autorevolezza. Come spesso accade, venuto a mancare il leader sono emersi interessi personali, arrivismi, gelosie… Il partito si è spaccato e si è sciolto. Era ora di voltare pagina, ma nella continuità. Insieme ad alcuni amici di Civica si è pensato di creare una nuova entità politica, sullo stesso modello (grandi valori quadro e sguardo al piccolo, con umiltà), con le “migliori teste”. Ci siamo chiesti se fosse possibile e abbiamo risposto che SiPuòFare! Tutto ha un inizio e questo è uno di quelli. Impresa titanica? Forse, ma crederci con quel pizzico di sogno è di grande stimolo.»

Quali i valori di riferimento?

«Quelli cristiani, cattolici, umani direi. Non c’è niente di estraneo all’uomo che lo sia anche per la lunga e profonda riflessione cattolica. Sono un’appassionata di Dottrina Sociale della Chiesa e ritrovo nei principi base di questa i valori più grandi assorbiti, almeno in parte, dalla Costituzione, dall’Europeismo più sano (quello degasperiano), dalle Carte internazionali più importanti: dignità della persona umana; famiglia come cellula fondante della società; il lavoro e la sua dignità; l’economia mai disgiunta dall’etica; la giustizia mai disgiunta dalla verità… La riflessione politica e sociale ecclesiale è in sintonia con quella autonomista trentina. Basti pensare a don Lorenzo Guetti padre del modello cooperativo trentino.»

 Cosa ne pensa del dibattito sulle chiusure domenicali delle attività commerciali?

«Non dobbiamo copiare modelli che non ci appartengono e che ci snaturano. Io ho una mia idea ben chiara. Dal lunedì al sabato incentiverei gli orari no stop, l’apertura il lunedì mattina – se proprio- e in alcuni periodi dell’anno, come l’estate o in feste particolari, chiuderei un po’ più tardi, verso le 21. Da lunedì al sabato il commercio al dettaglio, supermercati e grandi catene. La domenica dobbiamo offrire un altro turismo, diverso, quello legato a musei, mostre, visite culturali della città, dunque ristorazione, locali, bar, mercatini artigianali, feste rionali, prodotti tipici. Se durante la settimana si vendono scarpe, abbigliamento e prodotti alimentari di grande circuito, la domenica Trento deve offrire il suo volto locale, folkloristico, identitario. Una famiglia che entra al Muse o che visita il Castello non ha bisogno o interesse a comprarsi un paio di scarpe, ma si mangia un gelato, girovaga tra mercatini con prodotti locali o osserva la città nella sua veste caratteristica. La domenica deve essere diversa dal resto della settimana, è giorno di riposo e di festa!»

Un punto in particolare del vostro programma che le sta a cuore?

«La questione dello spaccio, dell’uso di droghe. Occorrono grandi operazioni culturali intorno al tema: prevenzione e sensibilizzazione massiccia nelle scuole, sfatare il mito delle droghe leggere, lavorare insieme ai giovani con testimoni, storie di vita, comunità di recupero… Dobbiamo ammettere con realismo e umiltà che la droga è una piaga, anche di questa città. Bisogna agire.»

 

 

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