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Trento

Giornata dell’autonomia: ieri la cerimonia stile covid in Sala Depero

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Non era mai capitato, dal giorno della sua istituzione, che la Giornata dell’Autonomia venisse celebrata in un certo senso ‘a porte chiuse’: ma le precauzioni anti covid purtroppo condizionano anche gli appuntamenti istituzionali, che però non fanno un passo indietro e rilanciano seppur in forma più mediata il loro forte messaggio.

Ed è così che ieri mattina la suggestiva Sala Depero nel Palazzo della Provincia era volutamente riempita a metà, per garantire il distanziamento fra gli ospiti, presenti con le mascherine sul volto ad ascoltare gli interventi dei rappresentanti dei tre livelli istituzionali che hanno ‘generato’ la giornata dell’Autonomia: Il Consiglio provinciale, il Consiglio delle Autonomie Locali e la Provincia autonoma di Trento.

Covid, economia, rapporti istituzionali, istruzione, memoria, giovani, futuro: sono queste le parole chiave attorno alle quali si sono sviluppati gli interventi dei tre presidenti, con il capo dell’esecutivo provinciale che ha posto un particolare accento sui rapporti con lo Stato invocando la leale collaborazione ma rivendicando anche il fatto che spazi di autonomia talvolta si è costretti a prenderseli, affrontando talvolta contenziosi che – è capitato poche settimane fa – certe volte volgono a favore del Trentino.

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Sono ancora una volta i territori, insomma, che non rinunciano a far sentire forte la loro voce, nella consapevolezza dei tempi difficili che stiamo attraversando e delle problematiche finanziarie e sociali che ci aspettano subito dietro l’angolo.

L’autonomia, però, è anche questo: non rinunciare a giocare un ruolo da protagonista per il bene di questa terra che tra pochi giorni tornerà a dare il benvenuto a chi entra con lo sventolio delle bandiere di Europa, Italia, Euregio e, naturalmente, del Trentino.

In contemporanea alla Giornata dell’Autonomia 2020 si sono svolte, come tutto ciò che riguarda la socialità, le visite guidate alla scoperta dello scrigno d’arte settecentesca che è Palazzo Trentini. Numerosi (ma nel pieno rispetto delle norme Covid) sono stati i cittadini interessati a conoscere la sede del Consiglio provinciale che hanno effettuato la visita divisi in piccoli gruppi e in tre orari diversi per garantire il distanziamento.

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A guidare le persone all’interno delle sale barocche che appartennero alla ricca e nobile famiglia Trentini, Anna Eccher, Valentina Dolcini e Rodolfo Ropelato, la “squadra” delle relazioni pubbliche del Consiglio della Provincia autonoma di Trento.

I gruppi di visitatori hanno potuto scoprire la complessa simbologia contenuta negli affreschi che abbelliscono soffitti e pareti, il più imponente e noto è quello della sala dell’Aurora. Hanno potuto apprezzare la raffinatezza dei mobili e delle splendide stufe a olle. Poi, passando alla parte più moderna, hanno visitato la sala Othmar Winkler nell’interrato del palazzo dove è in mostra un’opera che rappresenta un simbolo, una bandiera: “Le storie delle genti trentine”. Altorilievo del grande scultore sudtirolese – trentino che racconta la vicenda storica della nostra terra e la sua antica volontà autonomista. Infine, i visitatori hanno potuto vedere la mostra “Paso doble” degli artisti trentini Matteo Boato e Luigi Tamanini che rimarrà aperta fino al 5 ottobre.

INTERVENTO INTEGRALE DEL PRESIDENTE MAURIZIO FUGATTI NELLA GIORNATA DELL’AUTONOMIA TRENTO, 5 SETTEMBRE 2020

In modo convinto e responsabile, insieme ai Presidenti Kaswalder e Gianmoena, abbiamo voluto dare alla Giornata dedicata all’autonomia questa forma ad invito e in presenza.

La presenza “fisica” a questo incontro è limitata dal rispetto rigoroso delle norme anticovid. Purtroppo abbiamo escluso molte persone interessate, ma credo abbiamo salvaguardato e corrisposto alla funzione di questa Giornata e alle ragioni di fondo che hanno portato alla sua istituzione. Riservare l’invito a coloro che rappresentano le varie articolazioni del nostro sistema istituzionale è il modo per coinvolgere l’intera comunità, l’insieme dei cittadini, delle forze sociali ed economiche, delle diverse sensibilità che caratterizzano il nostro Trentino.

L’autonomia, l’ho ribadito in più occasioni, è un bene comune, un patrimonio e una strumentazione al servizio della crescita e dello sviluppo del nostro vivere sociale e comunitario.

Stiamo vivendo un periodo molto difficile, caratterizzato dalla pandemia e dai suoi pesantissimi effetti sanitari, sociali ed economici. Abbiamo tentato di far fronte a questa situazione con impegno e senso della responsabilità. Siamo stati in prima fila insieme agli organi dello Stato, alle amministrazioni locali e ai loro Sindaci, alle forze economiche e sociali. Siamo stati in prima fila e abbiamo affrontato l’evolversi drammatico della situazione potendo contare su una efficiente macchina composta da donne e da uomini, capace di fornire competenze e di prospettare soluzioni ai problemi che via via ci venivano imposti. E’ proprio in occasione di questo 5 settembre che vorrei esprimere la gratitudine ai vari attori che si sono impegnati in questo gioco di squadra, in particolare oggi ed in questa sede permettetemi di ringraziare le donne e gli uomini che lavorano nella nostra amministrazione provinciale e che si sono impegnati in modo responsabile e generoso.

Nelle difficoltà imposte dall’emergenza e sicuramente nella quotidianità che ci accompagnerà ancora per un periodo non breve, è emersa la capacità di tenuta e di risposta del nostro Trentino. Ciò è avvenuto anche grazie all’autonomia speciale che ci ha permesso di adottare modelli di gestione e ricerca di soluzioni le più appropriate e tempestive possibili. Una tra tutte, che va citata nel difficile contesto di questi mesi, è stata la riapertura anticipata rispetto agli altri territori dei nidi e delle scuole d’infanzia. Un provvedimento magari difficile ma del quale il Trentino deve andare orgoglioso.

Va però notato che, complessivamente, specie se allarghiamo l’orizzonte all’intero Paese, l’emergenza sanitaria e la sua gestione hanno messo a dura prova gli equilibri del nostro sistema istituzionale, in particolare i rapporti tra il potere dello Stato e i poteri delle Regioni. Per una coincidenza infelice ciò è avvenuto nell’anno in cui si era deciso di celebrare il 50 anniversario della costituzione delle Regioni ordinarie. Quel 1970 che vide finalmente l’applicazione tardiva del dettato costituzionale e riequilibrò, secondo il disegno dei padri e delle madri della Costituzione, il nostro sistema istituzionale.

Dal nostro punto di vista, dalla nostra “specialità”, riteniamo che sia fondamentale dare nuovo vigore alle ragioni del regionalismo e dell’autonomismo. Il tema della pandemia e i rapporti istituzionali fra Stato e Regioni ne ha evidenziato ancora di più la necessità, ribadendo la convinzione che la “leale collaborazione” e la correttezza dei rapporti istituzionali è fondamentale per il nostro Paese, ma è altrettanto fondamentale non arretrare in direzione di un nuovo centralismo.

Anche la nostra autonomia ha bisogno di nuovi spazi, non può e non deve fermarsi. Pronunciamenti importanti ci permettono di confermare questa vocazione dinamica, mettendo al centro, costantemente, la ricerca di soluzioni che rispondano alle esigenze del territorio e della comunità. Anche nella sua specificità di territorio montano. Il segnale autorevole è arrivato dalle recenti sentenze della Corte Costituzionale, positive per la nostra autonomia. In particolare vorrei citare la 174/2020 che ha ritenuto legittima la disposizione provinciale che permette all’Azienda provinciale per i servizi sanitari di affidare incarichi individuali di lavoro autonomo a medici specialisti quando i concorsi pubblici non abbiamo portato alla selezione di personale. E sappiamo quanto per noi territorio di montagna sia importante garantire la permanenza dei cittadini anche nelle aree periferiche, assicurando loro il diritto alla salute e adeguati servizi.

Allo stesso modo è per noi fondamentale assicurare la centralità del nostro territorio, sempre promuovendo nuove iniziative volte ad assicurare lo sviluppo di percorsi di eccellenza anche nella formazione e nell’istruzione.

Riconduco a questo approccio dinamico ed evolutivo anche l’istituzione della Facoltà di medicina a Trento. Proprio l’altro ieri abbiamo visto le studentesse e gli studenti partecipare alla selezione per entrare in questa nuova Facoltà – voglio ringraziare l’Università per la collaborazione in questo grande risultato ottenuto – intraprendendo un percorso di studio che porterà le competenze professionali necessarie al nostro territorio e al nostro sistema sanitario.

Sono questi piccoli o grandi passi che segnano il cammino evolutivo della nostra autonomia, sempre predisposta a occupare spazi significativi, ma specialmente funzionali all’interesse della nostra comunità e alle specificità del nostro territorio.

In generale penso che la nostra vicenda autonomistica, condivisa con il Sudtirolo e inserita nel quadro della nostra Regione autonoma, possa anche essere propulsiva per l’attuazione di un disegno istituzionale incentrato sullo spostamento dei poteri e sul rafforzamento delle autonomie regionali.

Potremmo cogliere l’occasione offerta da un altro Cinquantenario, che ci interessa da vicino. Nel 2022 sarà infatti trascorso mezzo secolo dall’approvazione del Secondo statuto della nostra autonomia.

Il nostro sguardo non sarà solo rivolto al passato, anche se di sicuro interesse è il modo in cui indagheremo la nostra autonomia nel suo cambio di passo, di assetto istituzionale, di capacità crescente di incidere e di risolvere i problemi del territorio, la sua crescita, la sua modernizzazione. Ripercorrere questi cinque decenni, ricordando quali furono i processi politici e istituzionali che permisero di aprire, negli anni Sessanta, questa seconda fase della nostra autonomia, è un modo per proseguire nella valorizzazione e nella attualizzazione di quella che chiamiamo la questione trentina.

Questione trentina che, insieme alla ben più nota questione sudtirolese, è alla base del nostro sistema autonomistico, affermandosi, se adeguatamente riconosciuta, come anima della nostra autonomia, la sua ragione di fondo e anche il suo principio di legittimazione.

Dobbiamo prepararci ad affrontare questo cinquantenario, cogliendo non tanto il suo carattere celebrativo, ma la forza di una riflessione pubblica, seria, plurale, che metta a fuoco il potenziale del nostro assetto e la sua capacità di rispondere alle sfide del presente e del futuro. Dovrà esserci, necessariamente, un confronto condiviso con la Provincia autonoma di Bolzano, pensando al nuovo assetto che vogliamo dare alla Regione, alla necessità di condividere scelte e di delineare politiche comuni. Si procederà, come si è deciso nel recente incontro di Alpbach, rilanciando e potenziando la nostra Euregio, nella quale il Trentino giocherà un ruolo da protagonista insieme agli altri due territori coinvolti nelle strategie di cooperazione transfrontaliera.

E’ un’agenda impegnativa, ma la nostra autonomia ha bisogno di uno sforzo generoso che coinvolga le istituzioni, la società, i mondi della cultura e della ricerca. Provvederemo, in un’ottica di coinvolgimento di vari soggetti ed istituzioni, alla costituzione di un apposito Comitato per il Cinquantenario del Secondo Statuto d’autonomia, che avrà il compito di predisporre iniziative, curare progetti, promuovere una riflessione adeguata e coinvolgente.

Questo lavoro si intreccerà e troverà ulteriori motivazioni nelle azioni che abbiamo intrapreso in questo ultimo anno. Mi riferisco all’attività dell’Officina dell’autonomia, sezione e progetto speciale curato dalla Fondazione Museo storico del Trentino per conto della Provincia autonoma di Trento e al generoso impegno con la quale docenti con le loro classi hanno aderito e portato avanti il progetto “Storia, autonomia, cittadinanza”. Nonostante la chiusura delle scuole e le mille difficoltà della didattica a distanza si è giunti già ad ottimi risultati. Si proseguirà dopo l’imminente apertura dell’anno scolastico e avremo occasioni di beneficiare direttamente di questi progetti e della loro restituzione.

Abbiamo bisogno di agire anche sul piano simbolico. Ieri in Giunta provinciale abbiamo deciso di ripristinare le bandiere sulle principali arterie che mettono in collegamento con le Regioni limitrofe. A fianco della nostra bandiera, la bandiera del Trentino, di quella italiana ed europea ci sarà anche la bandiera dell’Euregio. Anche questa azione, lungi dal voler creare barriere e chiusure, vuole essere la rivendicazione della nostra consapevolezza di essere territorio forte delle proprie radici e della propria storia, ma capace di guardare al futuro.

Tanti progetti dunque, tanti impegni, altrettante scommesse. Declinate così rischiano di passare per iniziative astratte, ma non è vero.

L’Autonomia al contrario, si palesa ogni giorno, ogni ora, talvolta in pochi minuti.

Penso ad esempio al lavoro fatto dai nostri vigili del fuoco: ieri la giunta ha deliberato gli aiuti per l’Ucrania, ieri l’altro l’intervento nella vicina Verona che ha dato un segnale importante (e il sindaco mi ha telefonato pregandomi di portarvi il grazie della sua città).

Come pure è recente la notte in cui – nella sala di piena – si poteva decidere (anche questo grazie all’autonomia) se aprire o no la galleria Adige-Garda per la difesa del nostro territorio, ma anche di quelli vicini.

Penso poi alla possibilità di decidere – quando il Covid mieteva vittime e flagellava gli ospedali – di ricoverare da noi pazienti che altrove non potevano essere seguiti: anche qui, un segnale importante di autentica solidarietà responsabile.

Vorrei chiudere tornando a rivolgere un pensiero alla scuola, che il 14 riaprirà regolarmente e con un grande sforzo organizzativo, professionale e di risorse. E’ evidente che qui ci giochiamo il futuro e sulla scuola e la sua qualità si fondano le aspettative e le possibilità del nostro Trentino. Sicuramente il futuro della sua autonomia, che ha bisogno di competenze, energie, disponibilità, capacità di mettersi in gioco.

Un sincero augurio di un buon anno scolastico e a voi tutti un augurio di una buona Giornata dell’autonomia!

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