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Piana Rotaliana

Lavis, restauro con sorpresa

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Interno di Palazzo de Maffei, Lavis - Foto Camilla jerta Rampoldi

E’ giunto alle fasi finali il restauro di Palazzo de Maffei a Lavis. Edificio storico nel cuore della cittadina, il Palazzo che risale alla metà del 1600, è diventato un po’ più moderno per adeguarsi alle nuove necessità ma ha mantenuto intatte le sue peculiarità, alcune delle quali sono state addirittura riscoperte.

Partendo dalle cantine, ben due per l’esattezza, una rarità, e un tempo utilizzate per la conservazione dei vini bianchi e rossi, l’edificio di proprietà comunale è stato dunque rinnovato con una lunga opera di attento restauro ma, in particolare, è stato dotato di un ascensore per permettere la visita ai piani superiori anche a chi ha problemi di mobilità.

 Le barriere architettoniche così eliminate, garantiranno con questa maggiore accessibilità una fruibilità del palazzo che, nei progetti lavisani, diventerà un’altra attrattiva cittadina, accanto al più famoso Giardino dei Ciucioi.

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In queste sale saranno, infatti, ospitate mostre e convegni mentre al pianterreno è previsto che troveranno posto dei negozi, vetrina delle eccellenze enogastronomiche locali. Ma anche la fase della “valorizzazione” del Palazzo è ancora in fase di definizione.

L’apertura dell’ampia residenza, formata da due edifici disposti ad angolo, che apparteneva alla famiglia de Maffei ed occupa parte della via Matteotti, era già stata “anticipata” al pubblico con una visita guidata nell’agosto scorso, arricchita da una rappresentazione teatrale, itinerante nelle sale, di grande effetto.

Nel corso del tempo l’antico caseggiato è passato di mano in mano, acquistato e rivenduto da varie famiglie abbienti locali.

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 In tempi più recenti, è stato utilizzato anche dalle Suore Canossiane che arrivarono su invito di una famiglia nobile, nella località della Piana Rotaliana nel 1885, dove istituirono il convento delle Figlie della Carità, quale è in effetti il loro nome, ma soprattutto si occuparono di educazione, in particolare delle giovani e si dedicarono alla cura dei piccoli.

 Molti a Lavis ricordano di essere andati all’asilo delle suore Canossiane, aperto fino agli anni Novanta.

Perfino Giuseppina Bakhita, conosciuta con il suo soprannome in veneto di ”Madre Moreta” pare sia stata ospitata a Lavis dalle sue consorelle

La suora canossiana nata in Sudan nel 1869 era stata una schiava. Subì torture fisiche e psicologiche che, se le segnarono il corpo, non ne mutarono il carattere che si rivelò poi in tutta la sua dolcezza e generosità.

Portata in Italia da chi l’aveva salvata da un destino terribile, si convertì al cattolicesimo e divenne suora Canossiana. Visse a Schio, affettuosamente chiamata “Madre Moreta” per il colore della pelle e venne proclamata santa nel 2000 da Papa Giovanni Paolo II.

Inconsapevolmente, anche le suore hanno contribuito alla conservazione di Palazzo de Maffei.

 All’ultimo piano dove avevano organizzato le loro camere, avevano fatto ricoprire i pavimenti con tappeti ma soprattutto con il linoleum. Un modo efficace e non costoso per evitarne l’usura e che ha preservato i bellissimi parquet intarsiati.

Non uno ma tutti i locali dell’ultimo piano sono infatti arricchiti di parquet in ottime condizioni e dai disegni simbolici e particolari, tornati alla luce con la rimozione della copertura che effettivamente ha svolto un ruolo di protezione anche oltre le aspettative.

Un insospettabile gioiello nel gioiello che vale la pena di far raccontare a fine restauro.

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