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Io la penso così…

Passerini contro Luscia e i luoghi comuni da ‘Pravda’. Agnoli: “Destra e sinistra concetti superati. Da lui solo spocchia ideologica”

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Gentile direttore,

ho letto in questi giorni, sul quotidiano Il Trentino, un intervento di Vincenzo Passerini, in risposta ad un articolo del professor Marco Luscia, coordinatore della lista civica “Rovereto con Zambelli”.

Il primo appunto riguarda i toni: Passerini è un po’ come il fariseo evangelico, lui sta nella cerchia dei bravi, dei generosi, delle persone che hanno “le speranze di giustizia”. Luscia invece, a leggere l’articolo, si pone inevitabilmente dall’altra parte. Eh sì, perché Passerini sta a sinistra, laddove regna, come cantava Gaber, il “potere dei più buoni”, mentre Luscia, Passerini dixit, appartiene alla “destra cattolica”, ed è perciò, ipso facto, un reprobo, un cattivo, uno che desidera disuguaglianza ed ingiustizia.

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Il manicheismo è un’espressione di arroganza morale e di scarsa comprensione della realtà, ma tant’è: va ancora di moda.

Il secondo appunto riguarda il metodo adottato: si definisce l’interlocutore in un certo modo (“destra cattolica”), per poterlo poi, una volta ingabbiato, fucilare, inanellando una serie imbarazzante di luoghi comuni degni di un quotidiano tipo la Pravda.

Sì perché in Italia destra fa rima con fascismo, ma sinistra non fa rima con maoismo, stalinismo, comunismo ecc. Chissà perché?

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Ma non è poi così strano: nel nostro paese si parla sempre di fascismo, di “rischio fascismo”, ma si dimenticano le radici socialiste del duce, come quelle di gran parte dei suoi gerarchi. Pochi rammentano anche quello che gli storici conoscono bene: il fatto che, caduto il fascismo, moltissimi che erano stati seguaci del duce, si gettarono non nella democrazia cristiana, ma nel PCI o nel PSI (da Giorgio Bocca ad Eugenio Scalfari, per fare solo due nomi noti).

Ma andiamo al cuore dell’argomentazione: per Passerini la superiorità morale della sinistra sta nel fatto che “l’ideologia della sinistra pensa che le diseguaglianze non siano un fatto naturale”, mentre a destra “non solo non mettono in discussione le diseguaglianze ma le esaltano e sono coerentemente razzisti, e xenofobi oltre che liberisti”. Rebus sic stantibus, sentenzia Passerini, Luscia sbaglia a dire – come facciamo anche noi di “Si può fare!”- che destra e sinistra sono concetti che non hanno più cittadinanza, scaduti, inutili, sorpassati.

Faccio notare, en passant, che esiste un pensiero, quello che per brevità definirò cattolico-degasperiano, che ha fatto grande l’Italia (mentre fascismo e comunismo la hanno sempre danneggiata), e che non ha nulla a che vedere né con l’hegelismo di destra (fascismo) né con quello di sinistra (comunismo), ma soprattutto aggiungo qualche breve considerazione d’attualità.

Per Passerini i ricchi starebbero a destra e sarebbero liberisti, ma anche sovranisti: non c’è chi non vede che liberismo e sovranismo sono due concetti all’opposto, oggi in scontro aperto tra loro. Così pure non c’è chi non sappia che oggi il paese più fortemente liberista al mondo è la Cina… comunista! Paese del resto segnato da diseguaglianze inenarrabili e quasi ineguagliabili.

Passerini ignora anche, credo, che la lista dei primi venti miliardari del mondo è composta di persone che sono nella stragrande parte dei casi schierate apertamente a sinistra: dall’uomo più ricco del mondo, Jeffrey Preston Bezos, allo speculatore miliardario George Soros, passando per Mark Zuckerberg ed Alice Walton.

Per intenderci ancora meglio, uno dei candidati democratici alle scorse primarie, Michael Bloomberg, ha un patrimonio di 54,4 miliardi di dollari (Donald Trump, che non è un poverello, ne ha uno di 3,1 miliardi di dollari, cioè quasi venti volte inferiore). Passerini dimentica altresì, per fare un altro esempio, che le guerre di esportazione della democrazia, volte, quelle sì, a mantenere le diseguaglianze, hanno visto protagonisti, negli Usa, i cosiddetti neocon, ideologi democratici passati al partito repubblicano, e, tra le potenti famiglie, quella repubblicana dei Bush e quella democratica dei Clinton.

Verrebbe da chiedere, chiosando queste brevi considerazioni: non sa Passerini che per i liberisti di sinistra appena citati, l’immigrazione è spesso una fonte di immensi guadagni? Lasciando per un attimo il dogma secondo cui governare l’immigrazione significherebbe essere “contro i poveri”, è davvero così difficile capire che oggi molti immigrati cascano nelle mani della criminalità organizzata, del caporalato, della grande industria, cioè sono “accolti” per diventare manodopera a basso costo del grande capitale?

E’ così arduo capire che gli immigrati sono oggi, spesso, il proletariato di ieri, e chi li “accoglie” lo fa anzitutto – come dichiarato dal nostro stesso ministro renziano per l’agricoltura-, perché ha necessità di braccia a basso costo?

Concludo ribandendo quanto scritto dal professor Luscia: non solo è ora di abbandonare la spocchia ideologica, fascista o comunista che sia, ma anche di capire che destra e sinistra, che erano concetti già molto confusi e spesso sovrapponibili prima, oggi, soprattutto se usati strumentalmente come di solito avviene, non servono proprio più a nulla.

 Francesco Agnoli, Segretario di “Si puo’ fare!- Con Zanetti sindaco”

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