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Io la penso così…

Orso: la situazione è sfuggita di mano, dove è finito il buon senso?

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Spett.Le direttore,

è ormai evidente che il progetto di reintrodurre l’orso bruno in Trentino sia sfuggito di mano. Nato una ventina di anni fa, il progetto Life ursus, finanziato dall’Unione europea, prevedeva la reintroduzione di un animale che da queste parti era estinto, arrivando a un massimo di 40-50 orsi, tutti super monitorati, e con l’esplicita previsione della cattura o abbattimento degli esemplari problematici e pericolosi.

Ebbene, gli orsi sono diventati un centinaio, i comportamenti dannosi e anche pericolosi si moltiplicano (basta seguire le cronache locali), mentre la cattura è oggi considerata contro natura, e di abbattimento guai a parlarne.

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Di questo passo, a breve termine, la popolazione di orsi raddoppierà prima che i tavoli tecnici messi su dal ministero dell’ambiente riescano ad ipotizzare una soluzione.

In tutta la storia millenaria dell’umanità orsi e lupi sono sempre stati considerati bestie feroci da cui proteggersi. Rischiando l’estinzione, sono finiti sotto tutela. Negli ultimi anni, secondo una parte dell’opinione pubblica, sono diventate creature che hanno diritto di vivere libere e felici nei boschi in una mitica “pacifica convivenza con l’uomo”

È cambiato evidentemente il modo di pensare degli uomini, ma non la natura feroce degli orsi e dei lupi che sono e restano animali carnivori e predatori. Pertanto vanno gestiti con razionalità, competenza e buon senso, contenendo il loro numero, monitorando di continuo la situazione e intervenendo, se necessario, con rapida decisione e misure proporzionate al livello di pericolo, compreso l’abbattimento in certi casi (già previsto, in teoria), visto che non rischiano più l’estinzione, anzi aumentano rapidamente e possono costituire un serio pericolo.

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“A mali estremi, estremi rimedi”, diceva un vecchio saggio proverbio di una volta.

Trovandosi in un ambiente non più selvaggio ma antropizzato, gli orsi infatti sviluppano comportamenti opportunistici pericolosi, predando il bestiame all’alpeggio, rovistando nei cassonetti dell’immondizia dei centri abitati, o addirittura forzando le porte di malghe e rifugi dove sentono odore di cibo.

Insomma non se ne stanno più schivi e sfuggenti nei boschi. Si tratta di comportamenti che provocano danni e suscitano apprensione. In più ci sono le aggressioni come l’ultima a Andalo, vicino a un campeggio, di un orso maschio, e non come ci hanno sempre detto dell’orsa che protegge i cuccioli. Se i danni materiali si possono risarcire, la tutela della sicurezza e incolumità delle persone dovrebbe essere considerata la priorità assoluta, non solo a parole, senza mai abbassare la guardia.

La situazione, al contrario, è sfuggita di mano. Al momento ci sono un centinaio di orsi e 13 branchi di lupi, l’anno prossimo molti di più. In un territorio, dove ogni valle e montagna è percorsa nel periodo estivo da frotte di turisti, non si può più stare tranquilli. Fino a pochi anni fa nelle escursioni si potevano vedere caprioli, camosci e cervi (soggetti da sempre alla caccia selettiva, loro sì, per evitare che si moltiplichino eccessivamente).

Ma incontrare un animale che per sua natura è feroce, è altra cosa. Si sentiva proprio la mancanza di orsi e lupi in Trentino dove l’habitat è totalmente antropizzato? E, soprattutto, perché la situazione è stata lasciata andare fuori controllo rispetto agli obiettivi iniziali del progetto con una popolazione di orsi raddoppiata e ingestibile? Perché non si riesce a intervenire con efficacia e tempestività nei casi problematici?

L’idea di “esportare” gli orsi nelle regioni vicine non sembra risolutiva, perché si esportano anche i problemi connessi, che non si è in grado di risolvere. Essendo una specie super “protetta”, gli orsi si moltiplicano rapidamente, come abbiamo visto nella Provincia di Trento.

Da ambientalista della prima ora (parlo dell’ambientalismo di 40 anni fa) ho sempre pensato che la natura vada salvaguardata dai danni nefasti dello sfruttamento, anche consumistico. La montagna andrebbe protetta dai comportamenti incivili del turismo di massa che ormai invade ogni luogo a qualsiasi quota.

Invece negli ultimi anni si è puntato, in modo peraltro assolutamente contraddittorio, da un lato sullo sfruttamento intensivo del turismo di massa con iniziative talvolta eccessive e non rispettose dell’ambiente montano, dall’altro si ritiene possibile convivere senza problemi con gli animali predatori.

Sarà mai possibile, nei giorni in cui viviamo, trovare un equilibrio fondato su sostenibilità e buon senso?

Anna Maria Bellesia, turista in Trentino.

Potete inviare le email al direttore da inserire nella rubrica «io la penso così» scrivendo a: redazione@lavocedeltrentino.it

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