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Come proteggere la Privacy sul web? Con la conoscenza, ma c’è anche qualche trucco

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La Privacy va di moda. Ad oggi si potrebbe tranquillamente affermare che i dati siano effettivamente divenuti la ricchezza del futuro, di rimando ogni informazione intima e personale costituitasi online diventa / o dovrebbe diventare, molto importante per il soggetto interessato (e detentore di determinati diritti).

Non esiste una guida unica e risoluta su come proteggere la propria privacy online ma ci sono di certo alcune linee guida fondamentali che ogni utente del web farebbe meglio a seguire.

Tutelarsi, nell’era digitale, può risultare difficile ma non di certo impossibile. Una delle prime regole è cercare un software semplice che possa proteggere i tuoi dati, (scarica VPN ) per i Client VPN per PC Windows, Mac, Android, Android TV, iOS, Linux, Chrome e Firefox

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Sotto elenchiamo alcuni metodi e trucchi largamente riconosciuti per salvaguardare le proprie informazioni. È bene però tenere presente che, probabilmente, l’unico scopo per proteggersi veramente nell’universo mundi di internet è quello di restare informati.

La conoscenza, anche senza entrare nel tecnico, può aiutare l’utente a intercettare e capire alcuni meccanismi fondamentali in cui quasi sicuramente si imbatte quando naviga. Per questo motivo è bene farsi un’idea sulla reale importanza e funzione di dati e algoritmi.

A questo proposito si può citare l’opera di Hannah Fry “Hello World. Essere umani nell’era delle macchine”. L’autrice, insegnante universitaria, usa modelli matematici per rivelare pattern comportamentali della popolazione. Come spiega la studiosa, i supermercati sono stati tra i primi a riconoscere il valore dei dati personali.

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Nel 2002 una importante catena americana intraprese una analisi delle informazioni in loro possesso alla ricerca di elementi del tutto interessanti. Un algoritmo era in grado di calcolare la probabilità per una donna di diventare mamma in base alle sue abitudini di fare shopping all’interno del negozio interessato. Conquistare la fedeltà delle future mamme era di certo un’occasione d’oro, per questo venivano inviati buoni sconto mirati alle consumatrici il cui valore “probabilistico” superava una certa soglia. La situazione si ribaltò però quando il padre di una adolescente si lamentò del fatto che fossero stati inviati alla figlia buoni legati al reparto prenatale.

Nel giro di poco tempo, però, lo stesso genitore si scusò con la catena che aveva accusato. Era venuto a conoscenza che effettivamente la figlia si trovava in uno stato di gravidanza.

Da questa vicenda, e molte altre, si possono trarre delle considerazioni fondamentali: i dati vengono analizzati, talvolta le informazioni vengono catturate quando non ce ne accorgiamo da algoritmi molto potenti.

Capire un po’ meglio come funziona il web può essere sicuramente un buon inizio se si vuole imparare a proteggersi online. A questo proposito, attenzione a 3 cose: gli echo chumbers, le filter bubbles e i cookies.

Gli echo chumbers (camere dell’eco) e le filter bubbles (bolle di filtraggio) sono dei contesti che, attraverso bias confermativi, portano l’utente a rimanere ancorato al suo background o alle sue convinzioni. Gli potrebbero venire quindi proposti link, notizie e fonti che riprendono il suo stesso pensiero. Si arriva a parlare di personalizzazione dei risultati; se nella ricerca capitano spesso notizie che confermano le proprie teorie politiche o di altro genere, sarebbe meglio porsi degli interrogativi e cercare autonomamente news sulla corrente di pensiero opposta.

La maggior parte dei siti web conserva cookies e dati di navigazione dei propri utenti, questo per garantire una esperienza online “personalizzata”. Un discorso simile si potrebbe aprire parlando dei social.

Dunque, per proteggere la propria privacy online è bene per prima cosa avere un’idea di come il web funzioni e di come gli algoritmi siano in grado di processare i dati. Proteggersi online non significa solo salvaguardare la privatezza di informazioni sensibili. Per questo, comunque, arriva in soccorso la rinomata normativa GDPR facilmente consultabile online.

A questo punto, ecco un elenco di trucchetti da associare ad un comportamento online ragionato, coscienzioso ed informato:

  1. Password: usare passwords differenti in base al sito dove si effettua il login è un passo. Giusta norma sarebbe quella di creare codici complicati combinando lettere maiuscole e numeri. Per i più scrupolosi, esistono programmi che generano password sicure, perché non farne uso?
  2.  Autenticazione a due fattori: può volerci più tempo per accedere ma è sicuramente una via più sicura. Serve nel momento in cui viene usato un nuovo device per effettuare un accesso. L’identità dell’utente viene confermata anche con un codice, magari sms, che l’interessato deve digitare e conoscere per poter fare l’accesso dal suddetto device.
  3. Virus: l’uso di un buon antivirus può essere davvero importante sia per proteggere la propria privacy ed identità digitale sia per il corretto funzionamento del proprio device.
  4. Social login: sarebbe meglio evitare di accedere o registrarsi a determinati siti attraverso il social login. In questo modo si concede l’autorizzazione ad una ipotetica applicazione o sito di accedere al proprio social.
  5. Https: assicurarsi che il link a cui si fa riferimento “http” termini son una “s”. Sta per “secure”.
  6. Cookie: sono file di informazioni che vengono memorizzate per migliorare la navigazione dell’utente, monitorare ecc. L’attuale regolamentazione stabilisce che l’utente debba essere informato sull’uso dei cookie. Prima di accettarli, sarebbe meglio prenderne visione.

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