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Politica

Alessandro Olivi (PD) incassa 1,5 milioni di euro dei trentini poi chiede il sussidio per l’emergenza Covid

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Le situazioni patrimoniali ed economiche dei tre consiglieri provinciali trentini che hanno avuto il «coraggio» di chiedere i sussidi dello Stato e della Provincia sono sostanzialmente molto diverse fra loro.

Se la richiesta di Job è legata ad una sua società dove ricordiamo ci sono anche altri soci che a riguardo potrebbero sempre pretendere che sia fatto anche il proprio interesse al di là della posizione dentro il consiglio provinciale del socio è difficili invece trovare scuse per Ossanna e Olivi.

Quest’ultimo ha costruito la sua fortuna grazie alla politica dove, vedremo dopo, ha incassato cifre da capogiro scucite ai cittadini trentini. 

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Il consigliere regionale Ivano Job, sospeso dal segretario della Lega Salvini Trentino Mirko Bisesti (qui l’articolo), risulta essere il “più bisognoso” fra i tre consiglieri che hanno chiesto i sussidi alla provincia e allo Stato.

Per l’anno 2017 il consigliere aveva dichiarato infatti un reddito di 13.323,00 euro. Un reddito molto basso per un albergatore e la cosa aveva sollevato parecchi dubbi.

Dopo l’elezione a consigliere la situazione è nettamente migliorata, e improvvisamente il reddito nel 2018 è schizzato a 37.550,00 euro, triplicandosi.

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Per quanto riguarda la situazione patrimoniale Job ha dichiarato di essere comproprietario (1/6) di un fabbricato e di alcuni terreni, di possedere una Fiat Panda del 1995, di essere socio accomandatario (1/6) dell’Hotel Job sas a Presson di Dimaro-Folgarida, di essere socio al 50% della Skirent Val di Sole sns e di essere amministratore de La Dolomia Immobiliare srl.

L’avvocato del Pd Alessandro Olivi è invece al secondo posto in quanto a ricchezza. Nel 2017 aveva dichiarato un reddito di 174.115,00 euro, sceso a 160.442,00 euro nel 2018.

Riguardo alla situazione patrimoniale il consigliere possiede due fabbricati al 100% e una Bmw 320 D Berlina del 2009.

Ma se vogliamo andare ancora più indietro vediamo che Olivi nel 2012 era giudicato il paperone del consiglio provinciale con un reddito complessivo di 187.071 euro

Per Olivi questa è la sua terza legislatura dove come semplice consigliere riceve 5.500 al mese più una buona uscita di circa 50 mila euro. Alla fine di questa legislatura Olivi avrà percepito circa 380 mila euro più 72 mila euro di indennità come vice presidente della provincia. In totale quindi circa 452 mila euro.

Nei precedenti due mandati Alessandro Olivi ha ricoperto la carica di assessore percependo in totale circa 960 mila euro netti. A questo vanno naturalmente aggiunti tutti i benefit come per esempio il rimborso spese che solo dal 2013 al 2018 per il membro del PD è stato di 21.198 euro 

Cifre da capogiro che certamente non giustificano la richiesta del sussidio di 3.600 euro per l’emergenza Covid. Probabilmente la situazione di Olivi è la più grave di tutt’Italia se si pensa che dal 2008 fino alla scadenza di questo mandato Olivi ha percepito la cifra pazzesca di quasi 1, 5 milioni di euro. E tutti pagati dai contribuenti trentini che si sono visti sottrarre anche i 3.600 euro del bonus che l’ex assessore ha chiesto e che gli è stato concesso. A queste cifre vanno inoltre aggiunti i ricavi del suo studio professionale.

Suona strano, ma non tanto, il silenzio del suo partito (PD) che oltre a non sospenderlo non è nemmeno intervenuto per criticare il suo operato. Un atteggiamento che francamente grida vendetta in un momento dove molte partite iva trentine devono ancora ricevere i bonus di 600 euro di marzo e aprile 2020

L’architetto del Patt Lorenzo Ossana risulta invece essere “il più agiato” dei tre consiglieri. Nel 2017 ha dichiarato un reddito di 167.255,00 euro, salito nel 2018 a 177.463,00 euro.

Possiede inoltre tre auto (due Nissan Qashqai e una Fiat Panda Active), il 33,3% dello Studio Tecnico Abaco di Cles, di due fabbricati a Trento e della Pho-Energy di Mezzolombardo, il 50% di tre fabbricati a Lover, il 25% di due fabbricati a Fai della Paganella, il 100% di un fabbricato a Gardolo e il 50% di un immobile a Santa Teresa di Gallura in Sardegna.

 

 

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