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Trento

Nuovo attacco di M49 alle greggi in Trentino: paura ed esasperazione da parte degli allevatori

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Val di Fiemme, un posto da sogno, incastonato tra le splendide montagne del Trentino che per i pastori e le proprie greggi, si sta rivelando essere la sede di un incubo.

E’ di domenica mattina la scoperta di una nuova strage presso Malga Agnelezza, nuovamente colpita, a distanza di nemmeno un mese, dall’attacco questa volta dell’orso M49, esemplare dichiarato problematico da più di un esperto zoologo.

La predazione, certificata dagli organi forestali preposti, ha riguardato due ovini e tre caprini; quest’ultimi sono stati soppressi per le gravi lesioni riportate. Non è bastata la recinzione elettrificata a fermare l’Orso M49 che ha letteralmente tranciato i fili come fossero di lana. Quella di M49 non è che l’ultima predazione subita dalla famiglia Nones che solo 15 giorni fa aveva perso, dopo l’attacco dei lupi, sette capre letteralmente disossate.

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Un duro colpo per gli allevatori che vedono ancora una volta i propri animali attraversati da atroci sofferenze, che guardano agli occhi del padrone con la pelle squarciata e il mantello grondante di sangue e che sembrano chiedergli perche’ tutto questo sia accaduto. “E’ in quel preciso momento che l’allevatore si sente impotente dinnanzi alla strage, colpevolizzandosi addirittura per non aver potuto difendere il suo bestiame, ma quando gli animali sono protetti da reti elettrificate alte un metro e mezzo, che pare a nulla servano per fermare i predatori, allora oltre allo sconforto monta pure la rabbia”.

Le parole di Alberto Nones e della figlia Veronica, gestori della Malga, fungono da comune denominatore per i rappresentanti della categoria, che chiedono a gran voce di essere tutelati. “Qui iniziamo ad avere paura, non solo per l’incolumitá degli animali ma anche per la nostra: ora siamo in trincea con i lupi e l’orso M49 che si aggirano in prossimitá delle malghe, ma per ora dalla Regione solo silenzi; ci auguriamo solo di non essere costretti ad affrontare mai situazioni ben piu’ gravi, ma la fatalitá sembra ormai essere – a detta di molti – solo questione di tempo ha concluso preoccupato Nones.

Ormai gli ultimi pericolosi attacchi dei carnivori certificano il completo fallimento del progetto Live Ursus ideato dall’ex governatore del Trentino Lorenzo Dellai e sostenuto a spada tratta dal centro sinistra. Un progetto che oltre ai vertiginosi costi di gestione ora mette in serio dubbio il settore dell’allevamento di montagna, eccellenza del Trentino da sempre.

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Nel frattempo la provincia fa sapere che considerata la presenza di M49 nella stessa zona dell’episodio, sono stati attivati ulteriori siti di cattura dell’esemplare, operazione resa difficoltosa dai continui spostamenti dell’animale.

Dopo l’attacco dei lupi Veronica Nones insieme ad una decina di allevatori aveva diffuso sulla sua pagina social questa lettera che noi riportiamo testualmente.

LA LETTERA DI VERONICA NONES – Un branco di lupi composto da due adulti, tre cuccioloni e 5 piccoli ha compiuto nella notte scorsa questa strage nonostante il doppio recinto elettrificato di cui uno fisso a 8.000 volt fornito dalla Provincia autonoma di Trento e collaudato dalla Forestale. Nel gregge c’erano anche le mie due capre pezzate mochene “Selvaggia e Timida” che si sono salvate ma resteranno traumatizzate dallo spavento per tutta la vita. Senza tutele si rischia che la montagna venga abbandonata e che il bosco prenda il sopravvento sui pascoli alterando la bellezza della Montagna.

“Voglio ribadirlo e questa volta con foto più crude, così che possiate, anche solo lontanamente, capire del disastro di cui stiamo parlando! Li avete mai visti gli occhi di chi si alza alle 5 e non sa quando potrà andare a letto?

Di quelli che non hanno orari, non hanno ferie, non hanno giorni di malattia e di riposo, che dormono con un occhio aperto e l’orecchio teso. Sono occhi pieni di vita passata, stanchezza, soddisfazione.

Se li incontrate sulla vostra strada, osservateli bene e potrete scorgere le mille sfumature del nostro antico mestiere. Per fare il contadino, il pastore, l’allevatore, non ci vuole una laurea, si dev’essere ricchi di buona volontà, un’infinità di pazienza ed una buona dose di coraggio. Il contadino non è un lavoro, è la vita.

Chi decide di intraprendere questa strada lo fa per passione e per passione la sua famiglia segue le orme. La gente è affascinata da questo mondo lontano, dalla vita di montagna, dai pascoli verdi e il cielo azzurro sopra di noi. C’è una parte, però, che viene trascurata; sono le alzatacce la mattina, che sia domenica o lunedì, le ferie che non si fanno perché gli animali non vanno in vacanza.

Le giornate trascorse sotto la pioggia battente a pascolare. I grandi predatori. Quest’ultima difficoltà fino a qualche anno fa non affiorava nemmeno nella nostra testa. Oggi è un tarlo fisso.

Il problema non è tanto il lupo o l’orso presente sulle nostre montagne, quanto la gestione di questi animali che ci mette in ginocchio. La convivenza non può essere a beneficio esclusivo dei predatori. Ad ognuno di noi piacerebbe tornare a casa e trovarci in tavola un buon pranzo caldo e pronto, ma non funziona così.

Il lupo e l’orso, invece, trovano il piatto pronto in malga e se lo mangiano. Diventa difficile per un pastore tenere d’occhio ogni singolo animale, pascolare bene, riuscire a mantenere in buono stato il territorio e girare a piedi in montagna con questi pericoli.

Non è facile per un contadino sacrificare se stesso per un qualcosa che poi, alla fine, verrà distrutto in una manciata di minuti. Questa vita si poggia su pilastri quali la fatica, il sacrificio, i valori di un tempo e la dignità nel fare un lavoro che pochi farebbero.

Se facciamo la notte in bianco per la nascita di un capretto o di un vitello come potremmo volere la morte di un altro animale? Per noi non ci sono animali di serie A o di serie B, ci sono animali, punto. Tutti vanno tutelati, tanto più se questi animali sono la vita ed il mestiere di molteplici famiglie.

Vi emozionereste nel vedere i nostri figli chiamare per nome una ad una le mucche, le capre, perfino le pecore, riconoscerle dal manto, dal belato, dall’andatura, dalla conformazione.
Non chiediamo l’uccisione, chiediamo protezione per i nostri animali, quella che noi non riusciamo più a garantirgli.

Chiediamo soluzioni semplici ed immediate perché le nostre capre, pecore, vacche non debbano soffrire, non vengano terrorizzate da chi non possiamo combattere. Permetteteci di alzarci all’alba e andare a dormire a notte fonda con la stanchezza in viso ma senza preoccupazione nel cuore.

Articolo realizzato in collaborazione con Dario Buscema

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