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economia e finanza

Assomela: ecco le previsioni di produzione di mele per la stagione 2020/2021

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La situazione nell’Unione Europea – Le stime di produzione per il 2020 prevedono un raccolto di mele in Europa a 10.711.000 tonnellate in leggero decremento (-1%) rispetto allo scorso anno, ma inferiore del 10% rispetto alla media dei tre anni precedenti (con esclusione del 2017 condizionato da estese gelate in tutta Europa).

Il raccolto sarà influenzato da due fattori in particolare: le gelate che hanno colpito il Nord e l’Est dell’Europa e una fioritura spesso disomogenea, con conseguente diminuzione della produzione di varietà importanti per il vecchio continente, come la Golden Delicious.

La Polonia, prevede un raccolto in ripresa del 17% rispetto allo scorso anno, ma ampiamente al di sotto del potenziale produttivo, con una produzione stimata a 3.400.000 tonnellate.

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Perdono invece quote importanti della produzione praticamente tutti gli altri principali produttori – la Francia (-13%) con un raccolto non lontano da quello molto scarso del 2017, l’Austria (-17%), il Belgio (-31%), l’Ungheria, che perde addirittura il 40% rispetto alla media.

È prevista una produzione in calo anche per due Paesi decisamente rilevanti per l’export italiano in Europa come la Germania (-4%), in cui però si prevede una produzione in netto aumento nei frutteti familiari, e la Spagna, con una riduzione prevista del 16%.

Scende la produzione anche nei Paesi Bassi (-14%) e in Portogallo (-15%), mentre rimane stabile nel Regno Unito. Le gelate primaverili, in particolare quelle della seconda metà di maggio, hanno colpito in modo più o meno forte quasi tutte le zone produttive europee, che, in alcuni casi, hanno visto sommarsi ai danni da gelo quelli da grandine, che in estate si è abbattuta violentemente su alcune aree.

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Quest’anno, inoltre, pesa sul volume totale anche l’alternanza importante per la varietà Golden Delicious, cultivar principale in Europa.

In generale, visti anche gli alberi tendenzialmente più scarichi, si attendono calibri superiori alla media. Rimane una incognita la qualità del prodotto, specialmente nelle aree interessate da gelate tardive, che potrebbe portare la quantità di merce destinata alla trasformazione a livelli piuttosto alti.

L’andamento varietale – La Golden delicious, come già accennato, per un mix di condizioni strutturali (gli impianti in Europa per questa varietà sono tendenzialmente in diminuzione) e contingenti (alternanza e fioritura scarsa nei principali Paesi produttori) cala di ben il 13%, avvicinandosi al minimo produttivo raggiunto nel 2017 e fermandosi a 1.964.000 tonnellate.

Seppure in una situazione di calo generale, continua a crescere (+ 4% rispetto allo scorso anno) la Gala, per la quale è previsto un record di produzione a 1.490.000 tonnellate.

Per la Red Delicious, si prevede una riduzione del 3% rispetto allo scorso anno e si stimano perdite importanti anche per la Fuji (-7%) e la Cripps Pink (-4%). Perdono volumi rilevanti Braeburn, Elstar e Jonagold, tipiche cultivar nord ed est europee.

Rispetto allo scorso anno, fanno un ulteriore balzo in avanti del 13% le nuove varietà, che superano così le 400.000 tonnellate.

Uno sguardo alla situazione italiana – Per l’Italia si stima una produzione di 2.079.972 tonnellate perfettamente in linea con quella dello scorso anno ed inferiore alla media dei 5 anni precedenti (escludendo il consuntivo del 2017) di circa l’8%.

Come accade spesso, non tutte le aree hanno i medesimi trend produttivi: cala del 7% la produzione dell’Alto Adige, mentre risale del 5% rispetto alla scorsa stagione quella del Trentino, che rimane ad ogni modo al di sotto della media degli ultimi anni.

Continua la crescita strutturale della regione Piemonte, ormai seconda area produttiva italiana dopo il Trentino Alto Adige, con impianti giovani entrati in produzione e con progetti importanti in tema di rinnovo varietale.

Recuperano leggermente anche la produzione di Veneto – dove la merce destinata al fresco sarà certamente maggiore rispetto a quella dell’anno passato – Friuli Venezia Giulia e Lombardia.

Cala di quasi l’8% la produzione in Emilia Romagna, colpita dalle gelate primaverili che hanno provocato danni più o meno rilevanti a seconda della varietà.

La produzione biologica nel nostro paese fa segnare un record, con circa 178.000 tons., pari all’8,5% del totale, che porta l’Italia ad essere il primo produttore di mele biologiche in Europa.

Le dinamiche varietali – Sulla scia di quanto accadde da qualche anno, l’Italia continua nel processo di diversificazione varietale.

Cala ancora, considerata anche una fioritura scarsa praticamente in tutte le aree produttive, la Golden Delicious per la quale ci si attende un raccolto inferiore del 17% rispetto alla scorsa stagione e sotto la media degli ultimi 5 anni (escluso 2017) di più del 20%.

Cresce ancora del 10% rispetto allo scorso anno e raggiunge un nuovo record produttivo la Gala, che sfiora le 390.000 tons. Sale del 6% la produzione della Red Delicious, che rimane però al di sotto del proprio potenziale produttivo e si alza del 20%, ma rimane nella media, la produzione di Granny Smith.

Si riassesta su valori nella media la Renetta. La Fuji cala del 2% rispetto allo scorso anno e si ferma su valori di gran lunga inferiori alla media degli ultimi anni.

Superano ormai le 100.000 tons. le cosiddette nuove varietà, che includono in modo particolare le varietà club, a dimostrazione del fermento in ambito di innovazione varietale che ha visto il mondo melicolo italiano importante protagonista negli ultimi anni.

Visto il clima favorevole in primavera ed estate, la raccolta è iniziata con un anticipo di circa una settimana nelle zone di pianura con le varietà più precoci.

Al momento i calibri sono generalmente superiori alla norma, soprattutto per alcune varietà, complice anche il minor numero di frutti per albero a causa di una fioritura non eccezionale.

Dal punto di vista fitosanitario, la cimice asiatica sembra essere al momento meno aggressiva dello scorso anno, ma la situazione resta da monitorare con attenzione.

Le gelate primaverili che hanno colpito in modo particolare le aree di pianura, insieme alla grandine, caduta più o meno in tutte le zone produttive, hanno provocato qualche danno qualitativo che al momento è difficile da stimare.

Ad oggi si può prevedere una quantità di mele destinate al mercato fresco in leggera ripresa rispetto allo scorso anno, ma certamente inferiore alla media.

Le prospettive per la stagione 2020/2021 – La stagione che si è ormai conclusa è stata indubbiamente molto particolare, condizionata nella seconda metà dall’emergenza COVID-19 che ha accelerato le vendite e azzerato in anticipo gli stocks delle mele rosse e bicolore.

La nuova campagna partirà con le celle quasi vuote, in Italia come nel resto dei paesi europei. Quest’anno i dati di Prognosfruit ci danno un quadro piuttosto chiaro della produzione attesa per il 2020, nettamente inferiore alla media degli ultimi anni.

Al momento la stagione si è sviluppata in maniera regolare e la situazione fitosanitaria appare generalmente buona, con una qualità elevata dei frutti in pianta.

Saranno da valutare alla raccolta gli effetti delle gelate e delle grandinate. In questo quadro, si prevede che il volume delle mele disponibili per il mercato del fresco possa essere, per la seconda volta consecutiva, tra i più ridotti degli ultimi anni.

Da notare la disponibilità più bassa di sempre per Golden, in Italia come in Europa, ed una produzione record per la Gala nel vecchio continente.

La maggiore disponibilità di varietà moderne e apprezzate potrebbe essere un ulteriore elemento positivo da considerare nell’evoluzione della stagione.

I calibri sembrano essere, per la quasi totalità dei paesi produttori, leggermente superiori alla media. La Polonia, fondamentale nel determinare l’equilibrio o lo squilibrio sul mercato europeo, colpita da pesanti gelati primaverili, stima una produzione decisamente bassa rispetto alla media, con una quota di merce destinata alla trasformazione superiore al 50%.

Con il calo produttivo polacco scendono pesantemente i volumi di varietà tipicamente prodotte dal paese che trovano generalmente collocazione sul mercato nazionale o nei vicini paesi dell’Europa Orientale.

Ad oggi dunque ci sono le premesse per una buona stagione commerciale, con un equilibrio della domanda e dell’offerta in Italia così come in Europa che dovrebbe favorire le giuste quotazioni.

Ci sono però alcuni aspetti da considerare, che ben dovranno essere valutati nel corso della campagna e che riflettono la condizione di incertezza e difficoltà con cui siamo costretti a convivere da qualche mese.

Rimane ancora non risolta la questione dei lavoratori stagionali, provenienti per la maggior parte dai paesi dell’Est Europa, che dovrebbero sottoporsi a quarantena all’ingresso in Italia.

Una carenza di manodopera potrebbe allungare i tempi di raccolta ed influire sulla qualità del prodotto. Su questa criticità c’è un forte impegno del sistema agricolo per l’introduzione della cosiddetta “quarantena attiva” e di un sistema di voucher semplificato.

In linea generale, in tutti i mercati bisognerà considerare l’evoluzione dell’emergenza legata al COVID-19, ad eventuali nuovi lockdown in Italia ed in Europa, e alle conseguenze in termini economici anche per i consumatori, che potrebbero avere in autunno meno capacità di acquisto.

Da valutare, inoltre, il forte indebolimento del canale HO.RE.CA e la lenta ripresa dei consumi in ristoranti, mense ed hotel.

L’export intra UE della scorsa stagione ha risalito la china in piena emergenza, ma le vendite oltremare hanno segnato una battuta d’arresto, con spedizione marittime sempre più difficoltose e paesi importatori in difficoltà con trasporti, approvvigionamento o in preda a pesanti crisi economiche in cui i beni importati finiscono per avere un costo troppo elevato per i consumatori abituali.

In uno scenario così nuovo, incerto ed in continua evoluzione, avere una offerta non eccedente aiuterà a rendere gli scambi più fluidi sia in Italia che all’estero e preparare al meglio la programmazione ed i piani di decumulo.

Con una produzione tra 10 e 11 milioni di tonnellate in Europa, per quanto appreso negli ultimi anni, si dovrebbe riuscire infatti a garantire un giusto equilibrio di mercato.

Nel lungo periodo, ci sono da valutare per il settore i temi sui quali si lavora da qualche anno: la necessità di nuovi sbocchi all’export, l’evoluzione produttiva nei paesi est europei, con particolare riferimento a Serbia, Ucraina e agli paesi dell’ex blocco sovietico, la cui produzione aumenta visibilmente in termini quantitativi e qualitativi.

Rimane inoltre fondamentale continuare a monitorare lo sviluppo della produzione biologica, in un settore, quello melicolo, in cui la percentuale di bio è aumentata rapidamente negli ultimi anni.

Al momento, quindi, valutati tutti gli elementi, le aspettative per la stagione commerciale 2020/2021 sono tendenzialmente buone, anche per le varietà tradizionali la cui disponibilità è in calo.

Così come dimostrato durante l’annata che si è appena conclusa, un elemento determinante per la corretta gestione e commercializzazione del prodotto rimane la forte organizzazione del sistema melicolo italiano, che negli anni ha saputo progredire lavorando per migliorare la propria competitività mirando al raggiungimento di un equilibrio tra innovazione, sostenibilità ambientale e sostenibilità economica dei produttori.

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