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Valsugana e Primiero

Ti droghi? Quasi. Vendita legale di cannabis light a Caldonazzo, genitori contrari

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immagine di repertorio

Chi ci legge sa da tempo che la Voce è il megafono dei cittadini. Questa volta la segnalazione ci arriva da un gruppo di genitori di Caldonazzo.

La cittadina in riva al lago ha un bel parco, campi da tennis, scuole e un aspetto rassicurante per gli abitanti di questo tranquillo borgo di provincia.

I bambini vanno e vengono dalle lezioni, gli adolescenti si riuniscono nei prati o sulle panchine dei numerosi spazi verdi. Ma che succede se improvvisamente qualcosa viene a turbare la fiducia che i genitori ripongono sui figli, come ad esempio l’apertura di uno spazio che può idealmente diventare una bottega di attrazioni degne di Lucignolo?

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È il caso della recente inaugurazione di un negozio per la vendita legale di cannabis light, strategicamente situato nel punto di passaggio e ritrovo della gioventù del luogo.

E’ tutto legale, viene da pensare, e non si può fare nulla, gli affari sono affari, il commercio deve prosperare ecc.. Qui però si parla di opportunità, di scelta, di prevenzione.

Va detto che il Consiglio Superiore della Sanità appena pochi mesi addietro aveva dato un parere negativo sulla vendita della canapa nei negozi di cannabis light poiché, sempre secondo il CSS, vi sono soggetti che potrebbero essere particolarmente esposti agli effetti della cannabis, anche con un basso livello di principio attivo.

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Accanto al parere il CSS aveva detto di auspicarsi “che siano attivate, nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti”.

In sostanza, il Consiglio Superiore della Sanità ha detto di non essere in grado di escludere la pericolosità dei prodotti in vendita negli shop di cannabis light.

Non è certo un mistero che sempre più adolescenti inizino ad usare eroina o droghe analoghe dopo un passaggio, spesso nemmeno troppo lungo, di utilizzo di cannabinoidi (brutalmente: dallo spinello al buco). E non è nemmeno un mistero che la cannabis utilizzata per gli spinelli della nostra gioventù più debole (e meno informata) è trattata con sostanze oppiacee che ne accelerano il passaggio a sostanze più forti, più costose e spesso letali.

Mettetevi nei panni di un ragazzino curioso, come è giusto che siano i ragazzini. Passa davanti ad un negozio che ha mille richiami di un qualcosa che ha a che fare con ragazzi più grandi, all’apparenza indipendenti e socialmente brillanti, specialmente con le ragazze.

Poniamo che in qualche modo il ragazzino riesca, anche per emulazione, a procurarsi questo qualcosa, il simbolo di uno spirito free tanto caro agli adolescenti, che di fatto rappresenta un certo stile di vita alternativa, apparentemente libera da pastoie borghesi e ancora lontana dalle responsabilità morali di chi ha famiglia e gli impegni dati da un lavoro per mantenerla.

E il simbolo di uno stile, fatto di rappresentazioni di piante allucinogene, strumenti per utilizzarle, abbigliamento identitario e sostanze similari seppure innocue a quelle che portano agli psicoviaggi dei tossici può contribuire ad essere un primo passo per arrivare a quello successivo, l’acquisto di cannabis vera, quella che scompensa sul serio, quella che nella maggior parte dei casi porta diritta alle droghe pesanti e alla fine dei giochi, con la morte dell’innocenza e di riflesso della famiglia.

I genitori che si sono rivolti alla Voce è giusto che avvertano queste preoccupazioni, chi assiste agli incontri promossi da S. Patrignano unitamente all’arma dei Carabinieri sul rischio delle droghe in famiglia viene colpito da un fatto: l’estrema facilità con cui si passa da una vita spesso serena e priva di scossoni emotivi, diretta a formarsi un futuro costruttivo che porti benessere e indipendenza, a quella di un adolescente tossico, dipendente, privo di dignità, con il corpo in decadenza e le sinapsi bruciate tranne per una riserva attiva: quelle necessarie a procurarsi droga, con ogni mezzo.

La chiave che apre le porte di questo Inferno è nella maggior parte dei casi il primo spinello, a cui, persino molti genitori, danno la stessa importanza di una sigaretta. Ma non è il caso dei genitori di Caldonazzo.

Soluzioni? Poche allo stato attuale, mentre le sale giochi sono state allontanate dalle scuole e dai luoghi di ritrovo dei minori, un negozio di cannabis legale può idealmente aprire di fronte ad una scuola media.

Non sappiamo quanto serva un ragionamento basato sulla distanza, riteniamo che la prevenzione sia ancora la forma più efficace di contrasto al fenomeno della tossicodipendenza tra gli adolescenti.

Tempo fa alcune province illuminate avevano promosso dei corsi finalizzati a formare gli esercenti delle sale giochi o degli apparecchi da scommesse aleatorie sul rischio della dipendenza dal gioco, preparandoli a vigilare i soggetti a rischio, con la facoltà di intervenire, segnalare e di riflesso aiutare i ludopatici.

Non sarebbe male pensare ad un qualcosa del genere anche per chi vende sostanze legali, peraltro comunemente chiamate da molti genitori “droghe leggere”. Un errore certo, che però la dice lunga sulla percezione del fenomeno commerciale dei cannabis shop, e dell’allarme sociale che sta destando nelle famiglie.

In mancanza di norme specifiche potrebbe essere interessante operare un confronto mediante le istituzioni, S.Patrignano e i Carabinieri tra gli esercenti di cannabis legale e i genitori, e promuovere delle iniziative di informazione e dissuasione all’upgrade del principio attivo, all’interno degli esercizi che vendono tali sostanze e tutta l’accessoristica annessa.

Questo è quanto propongono gli allarmati genitori di Caldonazzo, ci sembra una proposta sensata e la sposiamo in toto. Speriamo sia lo stesso per le istituzioni.

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